Horror, weird e altri rumori dal sottobosco
Messo da parte il giro dei “Necro-”, affrontiamo una seconda rassegna, meno ordinata ma ancora più suggestiva, perché attraversata da un filo che non passa tanto dal genere, quanto dalla cultura che c’è dietro: horror, weird, narrazione occulta e musica estrema. Dentro ci finiscono giovani italiani che guardano al cosmo come a una catacomba senza fondo, resurrezioni pagan black rimaste sepolte per vent’anni, leggende maltesi di stregoni, inquisitori e conoscenze proibite, progetti valtellinesi ispirati ai cicli stagionali, per finire con l’horror punk finlandese, che trasforma i mostri da drive-in in ritornelli contagiosi. Un catalogo casuale e sorprendente di come l’estremo funzioni benissimo quando evoca mondi e riesce a dare una forma sonora all’immaginazione.
IGNOBLETH – Manor of Primitive Anticreation
Gli Ignobleth sono uno dei gruppi più promettenti visti di recente nel black death italiano. Due anni fa hanno inciso il loro primo EP in cassetta con la Masked Dead Records, intitolato Voidspawn Sacrifice, sono stati sempre molto attivi dal vivo, apparendo in serate importanti, ed ora son arrivati al debutto con questo Manor of Primitive Anticreation, uscito il 17 aprile 2026 per la Caligari Records di Tampa. Mentre agli inizi facevano un war metal abbastanza classico, in questo album sono approdati a uno stile più strutturato, dalle composizioni più ampie, che ricordano proprio il vecchio death metal. In alcuni frangenti ricordano i primissimi Sulphur Aeon. La cosa notevole è che, pur essendo giovani, suonano già con le idee molto chiare. Il disco è estremo e scurissimo, ma non in senso semplicistico: sono diventati più cosmici, epici, i loro brani sono continuamente mobili. Non mancano momenti più violenti, vicino al grind, come And the Lunar Mass Shatters Itself Against the Earth’s Crust, che però resta ugualmente su atmosfere abissali e fantascientifiche. Ci sono molti cambi di passo, bassi distorti, riff atonali, titoli contorti, una narrazione horror fatta di suggestioni rituali e allusioni lovecraftiane. Rispetto ai primi tempi tutto è andato molto più a fuoco, suona efficace e maledettamente irrequieto. Orgoglio nazionale, da seguire seriamente.
SERPENT LORD – The Once Forgotten Ways of Old
Qui bisogna fare attenzione, perché dietro un nome abbastanza generico si nasconde una storia meno banale del previsto. Serpent Lord è il progetto pagan black metal statunitense di Jake Superchi, cioè il nome legato a Uada e Ceremonial Castings; Metal Archives lo dà come progetto nato nel 2003, rimasto attivo fino al 2005 e poi riemerso nel 2026 sotto Eisenwald. The Once Forgotten Ways of Old uscirà il 29 maggio 2026 ed è dedicato ad atmosfere pagan black metal anni Novanta, melodiche, rituali, ruvide e solenni. La storia ufficiale parla di materiale concepito più di vent’anni fa, poi accantonato, riregistrato tra 2022 e 2025 nel Pacific Northwest, mixato dallo stesso Superchi e masterizzato da Arthur Rizk; la copertina è di Kris Verwimp, il che aiuta a collocare subito l’oggetto in un immaginario molto preciso. La musica segue le premesse, ovvero un black metal melodico, cerimoniale, con quell’aria da seconda ondata filtrata da una sensibilità americana più epica e naturale. Il rischio, in questi casi, è sempre la posa: l’antico, il rituale, il ritorno alle origini, la “visione rimasta sepolta” e poi risorta come se ogni riff dovesse uscire da una catacomba. Per lo meno, questi Serpent Lord sembrano avere abbastanza mestiere e convinzione per non cadere subito nell’avanspettacolo. Non è detto che il disco intero regga tutto il peso di questa mitologia, ma i segnali sono abbastanza godibili.
SAĦĦAR – Miġja ta Moħħ Miġnun
Saħħar è il progetto black metal attivo dal 2006 del maltese Marton Saliba, e il nuovo Miġja ta Moħħ Miġnun uscirà il prossimo 12 giugno per Time To Kill Records. Si tratta di un concept basato su una leggenda dell’isola, risalente a fatti del XVI secolo e romanzata dallo scrittore Agostino Levanzin. Il titolo significa “viaggio di una mente folle” e i brani raccontano la trasformazione di un uomo divorato da una sete insaziabile di conoscenze proibite. Abbandonati ricchezza e agi, il protagonista cerca antichi segreti custoditi in pergamene, caverne e mappe perdute, fino a oltrepassare il confine tra vita e morte. Il singolo disponibile conferma l’impressione: black metal di livello, tradizionale nella sostanza ma non banale nell’identità. La lingua maltese non è un semplice ornamento folkloristico; cambia davvero la cadenza, sposta il centro dell’ascolto e dà al pezzo un’ombra mediterranea e ancestrale. Non siamo davanti a una rivoluzione, ma a un progetto che unisce bene il black metal classico con un’identità precisa e originale, lontano dall’imitazione nordica con due candele e tre alberi morti. Qui il Mediterraneo è antichità, superstizione, scogli, fuoco notturno.
REVENGE FROM BEYOND – singoli 2026
Revenge From Beyond è un nuovo progetto italiano nato nel 2026 dietro al quale si agitano tre veterani della scena italiana: L.O.W., ovvero il chitarrista Pierluigi d’Amario (Athanor, Ecatonia, Hellsteps, Lord of War e altri); Hirpus, alias Giuseppe Parisi (Sakahiter, Frustration) e Wally Garay, il ben noto Walter Garau al basso fretless. Il genere è un interessante black doom di scuola italica e fra le note il gruppo dichiara di ispirarsi alla Valtellina, luogo dove è andato ad abitare il leader L.O.W. Per ora sono usciti tre singoli che rappresentano due indizi di quanto potremo attenderci dall’album, atteso per la fine dell’anno. Sono composizioni che prediligono l’atmosfera, come ci si aspetta da un lavoro del genere, senza cadere nel troppo decorativo. L’idea dei capitoli stagionali e lunari, che si intuiscono dai titoli, non è facile da raccontare e mettere in musica, perché quando la narrazione diventa troppo dichiarata il metal estremo spesso si impantana nella propria serietà, però questi primi singoli hanno un’identità abbastanza chiara da meritare attenzione. Aspettiamo il disco finale, sapendo che le anteprime promettono molto bene.
THE GHOULSTARS – The Dark Overlords of the Universe
I The Ghoulstars sono apparentemente il gruppo più fuori tema della carrellata, ma in realtà si collocano perfettamente in queste suggestioni weird e ipnagogiche. Si tratta di un supergruppo horror punk finlandese, con Markus “Daddy Ghoul” Laakso e Toni “Ghoulio” Ronkainen, già in Kuolemanlaakso, Markus “Hella Ghoul” Makkonen già in Hooded Menace e Arthur “LL Ghoul A” Thure dei Thermate alla voce. Tutta gente del mestiere e, difatti, si sente. Il loro debutto The Dark Overlords of the Universe è uscito il 15 maggio 2026 per Season of Mist. Il loro immaginario è chiarissimo: horror grossolano, fantascienza anni ’50, Ed Wood, ritornelli grossi come insegne al neon, The Misfits, White Zombie, poi ogni tanto si trastullano col thrash metal. Capite bene come l’operazione sia rischiosissima, perché una cosa del genere può diventare insopportabile in trenta secondi, invece i Ghoulstars sembrano avere capito la regola fondamentale dell’horror punk: prima devi scrivere le canzoni, poi puoi vestirti da mostro e, in questo disco, ce l’hanno fatta. Divertentissimo, da ascoltare subito. (Stefano Mazza)
