Attraverso caos e ordine: SONUM – The Obscure Light Awaits

Non abbiamo mai recensito un disco dei Sonum; non ne ha mai parlato nemmeno Belardi in qualche suo resoconto di bird-watching o videocorso per cucinare la chianina e per questo siamo da condannare senza nessun appello, anche secondo il parere dell’ufficio legale della redazione. Come unica attenuante, posso ricordare che soltanto Ciccio anni fa ne fece un report dal vivo, dal quale estrapolo questa frase: 

“Il peso della dissonanza è limitato nelle trame delle chitarre, che sanno quando spezzare il muro di suono con interludi liquidi e insinuanti che rivelano un inatteso senso della melodia. L’eclettismo è sempre una lama a doppio taglio e i Sonum riescono a non farsi mai male grazie all’abilità nel saper cambiare registro al momento giusto. Non è poco.”

Ed è proprio vero: i Sonum sono diventati una delle realtà più interessanti del death metal moderno, perché sono maestri dell’equilibrio, anche se questa definizione riferita a un gruppo estremo suona strana, ma è una delle loro principali prerogative: certo che sono estremi, ma senza essere rumoristi; sono sperimentali, ma non si perdono; sono dissonanti, ma riescono a farsi ascoltare con interesse; sono anche melodici, ma non usano cadenze facili. Insomma, sono un gruppo che sa comporre benissimo e che scrive ottime canzoni.

Chi non li conosce dovrebbe per lo meno recuperare Visceral Void Entropy, uscito nel 2022, che è stata la massima rappresentazione del loro stile originale e integerrimo. Uso il passato, “è stata”, perché oggi veniamo a scoprire quello che è il lavoro migliore dei vicentini, ovvero il nuovissimo The Obscure Light Awaits, un album di otto composizioni, più introduzione e interludio, che porta avanti il discorso lasciato in sospeso dall’ultimo disco e approfondisce al meglio quello che i Sonum sanno fare: unire armonie dissonanti, suoni oscuri e riff potenti, ad aperture melodiche di grande bellezza. Anche dal punto di vista ritmico c’è un uso molto variegato dei tempi, che vanno dal medio al veloce, quando sono sostenuti da un blast beat usato con severa parsimonia, e non manca mai un’elevata dose di creatività e di ottima tecnica strumentale. The Obscure Light Awaits rappresenta quindi un album di evoluzione molto significativa per i Sonum, che hanno concentrato la loro formazione a tre elementi: Mirko “Minkio” Marchesini alla chitarra, Thomas Girardello a voce e basso, e Francesco Tresca alla batteria.

L’apertura del disco, In this Void We Dwell, si fa subito notare per la sua elevata velocità, così comeThe Obscure Light Awaits, ed entrambe mostrano l’anima più melodica dei Sonum. Sarà per questo, forse, che questi due brani mi hanno ricordato qualcosa dei primi At the Gates, quelli folli e oscuri di The Red in The Sky Is Ours. Molto significativa è Trapped in the Labyrinth of Aberration, che in unico movimento riassume tutte le caratteristiche di cui abbiamo parlato. Abbiamo poi alcuni pezzi dall’andamento più solenne, in alcuni casi epico, come Ad Mortem e Messenger of the Cosmic Dread. Altri episodi rivelano un’impronta doom, come Famine e Nobody is Innocent, dove la grande personalità dei Sonum si evidenzia nel saper gestire benissimo sia i cambi di tempo che di armonia. L’ultima traccia, Deliver Us (Final Trip), è la più lunga, nonché la maggiormente sperimentale: si tratta dell’episodio più narrativo e psichedelico dell’album, specialmente nella seconda metà, completamente strumentale, arricchita da tastiere ed effetti elettronici. La cosa meravigliosa di The Obscure Light Awaits è proprio che ogni brano suona animato da forti contrasti e procede in una continua esplorazione fra caos e ordine, accelerazione e rallentamento, dissonanza e melodia, che lo rende un ascolto appassionante, adatto sia a chi cerca le emozioni forti del death metal sia a chi preferisce le composizioni complesse, perché in questo nuovo album potrà trovare molto materiale eccellente con cui confrontarsi. (Stefano Mazza)

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