Cinque dischi che non meritano la vostra attenzione

WINTERSUN – Time II

C’è stato un preciso momento storico in cui si poteva affermare che i Wintersun fossero un gruppo quasi fico. Certo, dovevi amare la Finlandia e loro stranezze, ivi incluso il metal finlandese, che era tutto un programma a parte. Ricordo benissimo la sensazione dello sbarcare ad Helsinki dopo qualche oretta a bordo del traghetto preso a Tallin: tutto ciò che prima era fico, ora diventava improvvisamente imbarazzante. Un attimo prima: tutto caruccio, colorato e da fiaba, belle fiche e azzimati giovinotti sotto braccio per le strade, cibo buono e cielo terso; un attimo dopo: palazzi moderni, dritti e grigi, donne cesse e gente vestita male che caracollava per la piazza principale (dove, per inciso, si stava svolgendo un festival della birra artigianale con un gruppo clone degli Stratovarius della sfiga alla cui voce c’era un panzone vestito da biker), cibo da far schifo e pioggerella fredda. La gente, però, in generale era più simpatica e nessuno se la tirava: ci potevi parlare e farti due risate grasse facendo battute stupide su Timo Tolkki, il che di per sé la trovo una cosa molto bella. I Wintersun di oggi assomigliano sempre meno ai Children of Bodom (la quota fica) e sempre più agli Ensiferum (la quota imbarazzante).

Cringe.

ORANSSI PAZUZU – Muuntautuja

Li seguimmo dagli esordi. Rimanemmo straniti dalla novità. Ci adoperammo per comprenderne il concept, le influenze, le sfumature. Usammo pazienza per apprezzarne le espressioni più minimaliste e avantgarde. Ne lodammo le manifestazioni più riuscite. E così via. Nei loro confronti personalmente sono al giro di boa (mica da mo’), nel senso che non riesco più ad apprezzare quegli elementi che a un certo punto me li avevano fatti piacere, come penso che quelle caratteristiche che li distinguevano ora li rendono piatti e manieristici. Il nuovo disco è un casino magmatico di rumore e distorsione che non mi fa apprezzare né lo sforzo concettuale che può esservi all’origine, né l’obiettivo che ci si pone. Il “dove si vuole andare a parare” mi è oscuro e confesso che non mi viene alcuna voglia di approfondire. Sembra il classico disco fatto per rompere il cazzo al prossimo e faccio pure fatica a comprendere come possano ancora piacere ma… de gustibus dom Sathanas.

Contenti voi.

KRALLICE – Inorganic Rites

Qualcuno mi dovrà spiegare cosa ci trova ancora la gente nei Krallice. È chiaro anche a me che il batterista è un essere sovrumano, ma se devo sorbirmi un’ora di urlacci e rumorini hipster del cazzo per apprezzarne le abilità, anche no. Non ho molto da aggiungere se non che questo disco è l’ennesima, gigantesca rottura di palle e conferma la deriva irreversibile dei Krallice verso nuovi e inesplorati lidi di musica di merda.

Ciofeca dell’anno.

LIMBONIC ART – Opus Daemonical

C’erano una volta i Limbonic Art. E piacevano praticamente a tutti. A un certo punto ci siamo completamente dimenticati della loro esistenza. Poi abbiamo scoperto che si erano sciolti. Infine, abbiamo appreso che esistono di nuovo, in qualche misura. Moon in the Scorpio aveva qualcosa di attraente per il me ragazzino, forse la copertina, il suono rozzo o il nome che riempiva la bocca, ma oggi non ricordo un pezzo che sia uno di quel disco, manco la traccia omonima. Ricordo però che nei salotti metallari dell’epoca a un certo punto usciva fuori puntuale IL DISCORSO LIMBONIC ART e c’era sempre un tizio che diceva “eh, vabbè, poi non dimentichiamoci di Moon in the Scorpio…” e un altro tizio che gli faceva il coro “eh, già, è vero, Moon in the Scorpio…” e un altro poi “eh, perché di In Abhorrence Dementia ne vogliamo parlare?” e tutti annuivano “eh, sì sì, infatti, i Limbonic Art…”. Poi però nessuno aveva niente da dire e si cambiava discorso.

Dicevamo?

TRIBULATION – Sub Rosa Aeternum

Discorso a parte e un po’ più articolato, nonché lievemente più rispettoso, nei confronti dei Tribulation, i quali saranno stati pur sempre derivativi ma a cui va riconosciuto un suono molto peculiare che ho apprezzato e che in qualche modo ritrovo ancora nelle pieghe del goticume di questo Sub Rosa Aeternum. Veniamo al concetto di revival: qualcuno di voi ricorderà che, nell’arco di un lustro circa 25/30 anni fa, fu tutto un proliferare di band che guardavano agli anni ‘80 e di vecchie glorie che subivano trasformazioni repentine e che si ritrovavano un attimo prima rispettatissime e un attimo dopo dileggiatissime per queste deviazioni del suono verso il darkettume, le vocioni baritonali, le melodie zuccherine, i bustini di pizzo, i pantaloni in pelle e tanta, tantissima cotica. Il potere della fica. Insomma, un periodo bellissimo, però ci rompemmo presto il cazzo di quella roba e tornammo al metal propriamente detto. Un altro piccolo rigurgito di revival c’è stato pure con l’arrivo dei Ghost e tutto il loro pacchiano circo di maschere e vesti, con quella, a mio parere, fichissima dimensione che strizzava l’occhio a certe sonorità horror-occult-rock-cazziemazzi fine anni ’70, che pure ha rotto prestissimo le palle. Ora, amici Tribulation, vi voglio bene, ma che senso ha tirarmi fuori tempo massimo questo incrocio tra Fernando Ribeiro e Papa Emeritus? Oltre a non esservi una identità precisa a fronte di un approccio revivalistico apparentemente confuso (no, non citatemi gli Unto Others che ne hanno fatto una cifra indiscutibile), qui si torna pure spesso al vecchio, come a non sembrare totalmente confidenti nella opportunità della svolta impressa. C’è parecchio da fare e da mettere a posto.

Che poi certi pezzi son pure carini. (Charles)

9 commenti

  • Avatar di Gabratta

    Non concordo sugli Oranssi Pazuzu, ma su tutto il resto sì…però da Charles mi aspettavo qualcosa sul fatto che quel singolo lì dei Limbonic Art inizi con LE STESSE IDENTICHE NOTE di You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker.

    Spogliarello Black Metal

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  • Avatar di Pepato

    Oranssi Pazuzu quasi disco dell’anno per me, altroché.

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  • Avatar di Paolo

    krallice sempre immensi.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    io invece spendo due parole in difesa di Jari Mäenpää…. metallaro finlandese, nerd e precisino. A volte scade nel mappazzone ma gli sono affezionato.

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  • Avatar di mark

    Ho riso parecchio leggendo le prime righe sulle Finlandesi, tutto verissimo, per noi è frustrante sognare che siano tutte delle “Claudia Schiffer” e scoprire che in realtà somigliano spesso ad Angela Merkel da giovane, con più una dose maggiore di alcol e grasso in corpo. Perè dosando bene un po’ di dna finnico con quello di altri popoli si ottengono risultati migliori, come dimostra Anna Falchi.

    Pure le citate Estoni sarebbero in gran parte delle lavatrici, senza un po’ dei tanto vituperati geni russi/bielorussi. La prova, andate da Helsinki a San Pietroburgo, solo 300km ma a livello di gnocca sembrano due galassie differenti.

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  • Avatar di perfectwarrior

    Dai Charles sei stato troppo cattivo coi Tribulation! Il loro disco non è di certo tra i più rilevanti del 2024, ma è sicuramente un ottimo album gothic rock/metal. Supera i due precedenti che, come sostieni anche tu, erano un po’ “derivativi”. Cosa ne pensi invece dei loro primi due dischi, quando facevano ancora un maligno death metal?

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    • Avatar di Charles

      Io amo le derive gotiche anche se fuori tempo massimo ma li preferivo prima. Certe idee qui sono buone ma non mi hanno convinto pienamente. Auspicherei una presa di posizione più netta, in un verso o l’altro

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