Avere vent’anni: MARTY FRIEDMAN – Music For Speeding

Vent’anni fa Marty Friedman era uscito da relativamente poco tempo dai Megadeth e stava tentando di consolidare una carriera solista che, nonostante non si fosse mai interrotta nemmeno mentre faceva parte del gruppo di Dave Mustaine, è anche vero che non era quella che gli metteva la cena a tavola, tanto per dire. Cioè, non che vendesse poco, ma la musica strumentale per chitarra, e i guitar hero di conseguenza, hanno una potenziale platea molto ristretta, sicuramente molto più ristretta di quella dei Megadeth. C’è da aggiungere, peraltro, che l’appartenenza ai Megadeth garantì a Friedman un visibilità che diversamente non avrebbe mai avuto, tant’è vero che il primo periodo post-fuoriuscita dal gruppo di Rust in Peace non fu nemmeno troppo complicato, almeno dal punto di vista finanziario: le sponsorizzazioni fioccavano (mi riferisco ovviamente a chitarre, amplificatori ed effettistica), le richieste di collaborazioni anche, c’era un gruzzoletto già messo da parte e, dopo anni di quasi totale sudditanza a Mustaine, non era un brutto vivere. Però le cose possono cambiare in fretta, la fama volare via e i soldi esaurirsi se uno non sa gestirsi. Ma Marty Friedman non è uno stupido: negli anni è stato bravo, e molto fortunato, nel trovare nuovi sbocchi e coltivare relazioni in Giappone, tant’è che ormai vive lì stabilmente da più di qualche anno.

Ecco, Music for Speeding fa parte di quel periodo di mezzo, in cui Marty non era ancora approdato in Giappone e stava cercando di ridefinirsi musicalmente, ma senza nemmeno troppa fretta. È se vogliamo il classico disco di passaggio, gradevole come può essere considerato gradevole un disco di Friedman, ma nemmeno nulla per cui impazzire, diciamo. Dopo farà di meglio. Però è appunto gradevole, anche se, come prevedibile, va contemporaneamente in mille direzioni diverse ed è quindi poco coeso. Tra pezzi dal vago sapore new age e cafonate drum and bass c’è dentro un po’ di tutto, sempre però col tocco di uno che fa parlare la chitarra come pochi altri; esempio di quello che scrivo è la ballata Corazon de Santiago, bellissima, che pare uscita dritta dritta da Scenes, oppure Novocaine Kiss, anche questa bella come poche. Ricapitolando: non il miglior disco di Marty Friedman certamente, ma ha i suoi momenti e vale un ascolto per il suo ventennale specialmente se, voi come me, adorate Marty Friedman e gli perdonate anche il calo fisiologico o qualche cafonata di troppo. (Cesare Carrozzi)

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