AVANTASIA – A Paranormal Evening with the Moonflower Society

Il precedente Moonglow era davvero un bel disco. Ci tengo a specificarlo perché nella recensione lo avevo definito molto carino, ma poi ho continuato a sentirlo anche negli anni successivi. In particolare c’erano alcuni pezzi molto ben costruiti e benissimo giocati sulla voce degli ospiti: The Raven Child, Book of Shallows, Starlight soprattutto. Quel disco fu scritto in un momento evidentemente molto proficuo per la creatività di Tobias Sammett, tanto che meritava persino la cover di Maniac, pezzo già rifatto da non so quanti gruppi con risultati più o meno sempre abbastanza tremendi. Come già ebbi a scrivere, prima di Moonglow seguivo gli Avantasia in modo abbastanza altalenante e mi ero perso qualcuno dei loro lavori, ma la bontà di quell’album mi ha spinto dapprima a riascoltarmi i dischi precedenti e poi ad aspettare con moderate aspettative questo A Paranormal Cazzi & Mazzi. Si sarà ripetuto il miracolo? Rullo di tamburi.

No, non si è ripetuto. È un mondo difficile. Eppure A Paranormal Minca di Gomma ha comunque i suoi momenti, e soprattutto cresce col tempo; non tanto quanto il precedente, certo, ma ad ogni modo l’avrò sentito una decina di volte e la decima è stata più gradevole della prima, diciamo così. È un lavoro più asciutto e scarno della media degli Avantasia, in cui i cantanti ospiti sono meno del solito e inoltre vengono centellinati: ogni canzone ha un solo ospite, a parte l’ultima che vede Jorn Lande e Michael Kiske duettare con Sammet. Inoltre i pezzi sono tendenzialmente scritti in funzione dell’ospite, il che è una cosa che negli Avantasia capita spesso ma non sempre. E quindi The Inmost Light è una powerata dritta che mette a proprio agio Kiske, così come The Wicked Rule the Night, la più priestiana dell’album, è scritta su misura dei possenti bicipiti di Ralf Scheepers. I Tame the Storm e Scars, più dinamiche, sono ben interpretate rispettivamente da Jorn Lande e Geoff Tate. Dei due pezzi con Floor Jansen, Kill the Pain Away si regge su soluzioni sinfoniche in linea col personaggio, mentre Misplaced Among the Angels è una ballatona più standard in cui, coerentemente, Sammet si prende la scena. E così via. In A Paranormal Wilfried Gnonto manca il pezzone clamoroso, come la monumentale The Raven Child del precedente disco con la migliore prestazione di Hansi Kursch da chissà quanto, ma va benissimo così: gli Avantasia sono un gruppo concettualmente sbagliato, e ogni aspetto positivo è sempre comunque sorprendente. Poi lo stile alla fine è sempre quello: una specie di versione power metal dell’AOR scritto da un tizio in fissa con i musical e le rock opera. Se non lo tollerate fate finta di nulla, altrimenti un orecchio buttateglielo, di sicuro non vi annoierà. Per quanto mi riguarda non credo proprio che finirà in playlist di fine anno, ma ripeto: va benissimo così. (barg)

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