Avere vent’anni: NAPALM DEATH – Order of the Leech

Order of the Leech appartiene alla formazione più stabile e definitiva dei Napalm Death, che possiamo grossomodo far coincidere con l’uscita di Jesse Pintado, e che introdusse un periodo di creatività moderata ma di qualità costante. A proposito di Pintado, nonostante fosse accreditato nella composizione e nel personale, in realtà non suonò in questo disco: tutte le chitarre furono incise da Mitch Harris.

feto02Edizione F.E.T.O. di Order of the Leech

Order of the Leech fu anche il secondo e ultimo disco che i Napalm Death incisero sotto la propria etichetta F.E.T.O. (che era l’acronimo di From Enslavement to Obliteration) per UK e sotto la Spitfire negli USA. Fu una sorta di gemello del precedente Enemy of the Music Business (2000), che già si era confermata un’ottima uscita. I due album sono molto simili dal punto di vista dello stile e della composizione, anche se Order of the Leech presenta un suono maggiormente scuro e metallico. I riff, da sempre prerogativa dei Napalm, sono belli accattivanti, a volte anche pesanti e intricati. L’attitudine è quella del grindcore moderno, aggressivo e diretto a cui siamo abituati da tempo; i blast beat sono intensi e precisi e, in generale, la velocità è sempre sostenutissima, come è giusto che sia in un disco grind che si rispetti. In questo, Danny Herrera si conferma come uno dei migliori batteristi del settore estremo. Order of the Leech fu apprezzato all’epoca ed è ben ascoltabile ancora oggi, come tutta la discografia dei Napalm Death.

NapalmDeathOggi come allora

C’è una curiosità sulla fine del disco: l’ultima traccia, The Great Capitulator, dura in totale 11:36 minuti, ma la canzone si ferma al minuto 2:49, dopodiché c’è una pausa che dura fino a 9:57, al termine della quale si sente una registrazione di un metallaro (tale Will) che parla della sua passione per thrash, death, black, grind e cita alcuni gruppi, fra cui Krabathor e Immortal (“…quando sento gli Immortal posso vedere le montagne norvegesi nella mia mente…”), successivamente il discorso viene tradotto in ceco da una ragazza (Veronica). È l’ultimo disco di una specie di trilogia che contiene queste registrazioni alla fine, insieme ai due precedenti Leaders Not Followers (1999) e Enemy of the Music Business (2000). Un’aggiunta particolare, fra il comico e il grottesco, che completa il messaggio esasperato e nichilista dei Napalm Death. (Stefano Mazza)

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