Carpenter Brut @Klub Kwadrat, Cracovia 16.10.2022

Devo ammettere che è stato più per curiosità che per sfizio che ho preso il biglietto, abbastanza costoso, per questa serata. I Carpenter Brut mi erano piaciuti abbastanza all’uscita dei loro primi tre EP, poi riuniti in un disco che ancora considero il loro lavoro migliore in tutti questi anni. Il peggiore per me è proprio l’ultimo: quel Leather Terror che, a dispetto dell’onorevolissima citazione della locandina di Maniac di William Lustig in copertina, è un disco riuscito a metà. A metà perché dalla traccia numero sei in poi, più o meno, diventa abbastanza efficace, regalando atmosfere a tratti inquietanti e intense, degne della migliore synthwave. Negli altri episodi è invece ai livelli della peggiore disco-spazzatura d’antan. È questo il difetto che ho sempre riconosciuto a questi signori francesi, ormai attivi in forma di trio che si esibisce dal vivo con l’ambaradan di synth e tastiere coadiuvato da un chitarrista ed un batterista in carne e ossa. Ecco, un altro grosso problema lo ho appena accennato: le chitarre. Ma ci torniamo fra un po’.

Carpenter Brut

Sui primi EP dei Carpenter Brut, la sensazione di quando si scadeva nella disco-dance era che fosse una sorta di omaggio anche ironico, se vogliamo, all’epoca d’oro degli zombi e morti viventi vari e alla musica che a quel tempo era in voga, quando i vari Lucio Fulci e Pupi Avati erano re. A volte ascoltandoli mi veniva da pensare a un’orda di zombi putrefatti che irrompevano nello Studio 54, superando la dura selezione dell’energumeno all’entrata e che dopo averlo spanzato provvedevano a divorare teste e viscere della subumanità là presente. Un po’ come i Dance with the Dead, altra ensemble synthvawe dal bellissimo primo disco seguito da roba scadente a ripetizione. Ma quali sono, quindi, i problemi che accomunano questi due progetti? Personalmente direi le chitarre. Ed eccoci tornati al punto.

La synthwave migliore è quella che proviene direttamente dalla scuola di John Carpenter, Vangelis, Tangerine Dream etc. Questa commistione con il metal è francamente orribile e insensata. Ed ecco perché della scaletta eseguita in serata si salva più o meno la metà dei pezzi, quelli per intenderci in cui i due session men sono meno impegnati o in cui il batterista si limita comunque a tenere il tunz tunz. Mi riferisco quindi a quelli tratti dai primi tre EP, appunto, e a quelli della metà decente di Leather Terror.

Sierra

Dimenticavo l’act di apertura, tale signora Sierra, anche lei francese, che per lo meno non aveva i chitarroni ma che comunque proponeva esattamente la stessa solfa di mille altri nomi che sono assurti ad un certo livello di successo nell’ultimo decennio, in cui questo genere di musica ha regalato davvero tante perle ma anche tante derivazioni inutili e copie carbone.

Un altro lato positivissimo c’era però, eccome, in questa serata. Mi riferisco alla presenza di tante belle signorine vestite di pelle con accessori vari e più o meno discinte, che hanno reso lo spettacolo decisamente più interessante. Per la synthwave però, quella vera che ti emoziona, generalmente mi rivolgo altrove. (Piero Tola)

One comment

  • Che fortunato ad averli visti dal vivo. Io non conoscevo questa sintueiv fino a quando yutub non mi ha consigliato il live di ARTE’ dei Carpenter Brut, e beh, lì, col chitarrone sembra che spacchino

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