Suburra through the looking glass – a black metal story

È il 1995, sono le 22, e siamo in un polveroso pub della periferia di Ipswich. Inghilterra dell’est.

Ad un tavolo, sorseggiante una birra doppio malto, tra vecchi bavosi che si alcolizzano di fronte alle slot machine, tavoli da biliardo, flipper, bersagli e freccette, c’è Jon Kennedy… No, non l’ex Presidente degli Stati Uniti ma un suo omonimo: un pallido, capelluto ragazzo di neanche vent’anni di origine gallese con la passione per l’heavy metal estremo.

È un ragazzo fortunato Jon Kennedy (nonostante il nome non porti proprio benissimo): è molto molto giovane ma ha già avuto la possibilità di suonare il basso nientepopodimeno che nei Cradle of Filth, l’astro nascente del metal inglese, l’extreme metal band del momento, il fiore all’occhiello della contea di Suffolk, quelli di The Principle of Evil made Flesh e ora dell’imminente Dusk and her Embrace (nel quale il nostro Jon ha appena registrato le linee di basso) che dovrebbe uscire quest’anno per Cacophonus Records ma ancora non è certa la data di uscita, ci sono un po’ di beghe legali con l’etichetta… vedremo.

Jon Kennedy sorseggia la sua birra doppio malto con soddisfazione. Del resto, la vita fino ad oggi non è stata affatto cattiva con lui, almeno da un punto di vista musicale.

Ma Jon Kennedy non sa chi lo aspetta fuori da quel sudicio e un po’ squallido pub di periferia, in cui però lui si sente tanto a casa e tanto protetto.

Fuori ad attenderlo, nascosti dietro una colonna, al buio come due pipistrelli, ci sono due sue conoscenze, due ragazzi poco più grandi di lui e dai visi non troppo rassicuranti: uno è magro, moro, capellone e si chiama Paul, l’altro è grosso, grasso, pelato, e si chiama Nicholas.

Dopo un paio di doppio malto e un sacchetto di arachidi, Jon Kennedy paga il conto ed esce dal locale.

Tre passi e mezzo fuori dalla soglia e subito Paul e Nicholas gli sono addosso, e lo trascinano nel buio.

Nicholas lo immobilizza da dietro, avviluppandolo nel suo grasso, mentre Paul, con un sasso, lo stordisce.

Jon sviene.

Poi Paul sussurra a mezza bocca una frase che è solito ripetere al suo complice dopo questo genere di operazioni: “Portamolo dar nano, Nick!”.

Un’ora più tardi, Jon viene svegliato da una gelida secchiata d’acqua in faccia. Ha le mani legate con dello spago e si trova in una specie di garage: grigio, stantio, umido, vuoto, illuminato appena da un paio di neon malfunzionanti.

La tana del nano.

Jon si guarda intorno. È stato Paul a tirargli la secchiata d’acqua in faccia, e ora lo guarda con un ghigno beffardo, mentre Nicholas, con una Marlboro fumante tra le labbra, gioca a bruciacchiare con l’accendino una lucertola che corre da un tombino all’altro.

Jon si alza di scatto, come il carrello di una pistola: “Ma che cazzo state a fa?!?? Ma che cazzo volete da me, porco due?!!? Che ce faccio qui?!”

“Shhhh zitto” – sibila Nicholas portandosi l’indice della destra tra il naso e la bocca – “bono Jon, sta arrivando il nano, più educato!”

Jon va a brutto muso sotto il suo interlocutore: “Oh a ciccione demmer…”

La frase di Jon si ferma a metà, spezzata dal cigolio della saracinesca di quell’oscuro garage che si alza.

Entra, inconfondibile, l’Audi coi vetri oscurati del nano.

suburra

Il nano, alla guida, ferma la macchina e scende dall’abitacolo.

Rayban da sole scuri e spessi, anelli e ditali kitsch dappertutto, mantello nero, anfibi enormi di una cafonaggine fuori scala, make-up da vampiro. Si avvicina con fare da gradasso a Jon, sollevando i Rayban scuri. Il suo sguardo non promette nulla di buono.

Nick!” – sussurra il nano voltandosi verso il sicario grasso e grosso, che sta ancora fumando la sua Marlboro – “Nick… damme n po’ na sigheretta…”

Nicholas da un’ultima tirata alla sigaretta e la porge a Dani… sì, così si chiama il nano. Ma invece di finirla, Dani, con un balzo, sale in aria e la spegne nell’orecchio di Jon, che casca ai suoi piedi contorcendosi dal dolore.

“Ahia cazzo!!!” – urla Jon accartocciato al suolo, tenendosi l’orecchio offeso con le mani legate – “Ma se non te piace come sono er basso potevi evita de chiamamme a registrà, mortacci tua che male, nano testa de cazzo!”

Dani non replica, anzi, rincara la dose: con un calcio al basso ventre ben assestato, stende la sua vittima a mo’ di tappeto persiano.

Lo soni da paura er basso, Jon, non centra n’ cazzo, non è per questo…”

“E per cosa allora, pezzo de merda?!?”

“Che è ‘sta storia che te stai a fa il gruppo pe cazzi tua?”

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Jon è perplesso. Dolorante e perplesso, urla: “Ma chi, gli Hecate Enthroned?!? Ma lassa perde! C’ho sonato na volta in saletta che staveno senza cantante, mica è er gruppo mio… so mezzi handicappati, vonno fa le cose nostre ma nun ce so boni… registrano i video dentro i vivai truccati come dei coglioni!”

Dani, furente, fa segno a Nicholas di andare da Jon.

Il grasso sicario lo prende, lo solleva e lo attacca al muro, come un cappotto. E lo tiene lì, fermo.

Nun me di cazzate, Jon, mi hanno detto che sei pure er fondatore de ‘sti froci!”  –  sbraita Dani all’indirizzo della sua vittima.

Jon, spalmato contro il muro, parla a fatica: “Ma… ma chi te l’ha detta ‘sta cazzata!? Non… non è vero niente, c’ho suonato una volta e basta… io sto bene nei Cradle, io… io voglio sta co voi, co voi e basta… semo noi i veri vampiri inglesi!”

Dani, adesso, cammina verso Jon, lentamente, estraendo da sotto il mantello un piccolo coltello a serramanico.

Un breve scatto e la lama è puntata allo scroto di Jon (anche perché più in alto Dani non arriva).

Il nano sente scorrere il sudore freddo sulle palle del bassista. Si inebria del suo terrore.

Poi parla:

Stamme a sentì, presidente Kennedy de sto cazzo: Tu con me hai chiuso. I Cradle of Filth te li puoi pure scorda, per tutta la vita. Ma c’ho er core bono e t’ ho voluto bene: quindi non solo non ti ammazzo ma te lascio pure i tuoi Hecate Stronz. Ma ad Ipswich non ce sonate, è zona nostra. E manco a Londra, non provate a mettece piede. Ah, e pure i festival internazionali de spalla agli Emperor, non ce provate a fa domanda che so cazzi vostra… Potete sona nei paesini der cazzo qui intorno, in locali piccoli do ve pagano co na bira e n’panino, se provate ad alza il tiro, io lo verrò a sapè…”

Dani fa cenno a Nicholas di metterlo giù, e il grasso sicario (che fa di cognome Barker ed è il batterista dei Cradle of Filth) lascia la presa: con un tonfo Jon è di nuovo a terra, come un sacco di patate.

Dani, col suo coltellino, recide lo spago che teneva ferme le mani del suo povero ex bassista.

“Adesso vattene affanculo, sparisci!” – dice il nano, giocherellando a far entrare e uscire la lama – “e se provi a parla con le guardie… sto coso te lo ficco pe davero nelle palle, e giro… oh sì, come giro… giro finchè nun me chiederai de morì!”

Jon, con l’adrenalina ancora a mille e le gambe tutte un fremito, corre fuori dalla saracinesca del garage.

Scappa, via, per le campagne inglesi.

“Aspetta!” – urla Dani alle sue spalle.

C’è tempo per un’ultima minaccia. Un ultimo avvertimento.

Jon si volta lentamente verso il nano.

Che vorrà ancora?

Vai a dire a quei quattro figli de na mignotta di Metal Archives che non è vero un cazzo: non sei tu che mi hai insegnato a canta in screaming falsettato. Me lo so imparato da solo. Quindi diglie de scrive meno stronzate, e che correggessero ‘sta cosa, altrimenti glie svito la testa e ci faccio cagare dentro una verginella vampira, hai capito, presidè!?”

Jon, tremando, annuisce.

Poi se ne va.  Correndo. Come uno spettro in pena nella notte, veloce, per la brughiera. (Gabriele Traversa)

3 commenti

  • Generale Putzerstofen

    che storia demmerda , nun cio sapevo che stavano cosi le cose .
    pero’ principle of evil made flesh era una figata assoluta , io all’ epoca leggevo metal scioc al cesso , avevo la pila pronta , bei tempi.
    un amico mi aveva fatto una cassetta con the bleeding di cannibal e l’altro lato erano i nano of filth , per me era estremissima sta roba , ascoltavo giusto i gorilla biscuits , raw power, youth of today e tutte quelle frociate li.
    dopodiche’ dopo aver letto la recensione ( forse era Roccia di rock fm dove ho scoperto gli Slapshot e gli Earth Crisis, 1995-1996 circa ) su metal scioc comprai In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Excelsi degli MZ412 e mi cacai in mano, era esattamente terrificante come promesso nella rivista. Dioboia che tempi , ordinavo i 7 pollici dalla green records ( han ceduto al frocismo anche loro ) mi arrivavano nei cartoni della pizza con gli adesivi e le toppine , ero SXE ( cio’ pure il tatuaggio ) , suonavo new school hc anche se poi ho preso ad ascoltare Marduk, era appena uscito Panzer Division e me ne innamorai subito e stavamo diventando un gruppo black metal praticamente ( anche perche’ all’epoca l’hc era tutto metalloso , Morning Again , Arkangel , Deformity , Drowning , Liar , i romani Purification , i Concrete ..tutti i gruppi della H800 Crew , tipo Congress, Kickback )
    ah ah bei tempi davvero . Ho suonato in giro sempre squat con i soliti millemila gruppi crust , punx , dbeat etc che alla fine una volta che hai ascoltato Extreme Noise Terror , Nausea , Discharge , 999 , li hai sentiti tutti.
    Alla fine mi hanno rotto il cazzo tutti , a cavallo tra la prima meta’ dei duemila si sono tutti infrociati col numetal di staminchia ( odio visceralmente korn , slipknot e tutto il circo di clown e maschere ) , gente come Machine Head ha svelato il vero scopo per cui suona ( frocismo , incompetenza e soldi ) , i metallica han sfornato una sequela di troiate siderali , gli iron con otto chitarristi sei cantanti per album di arpeggini e power chords con le copertine piu’ fatte col culo che no si puo’ , i megadeth mi han sempre fatto cagare , gli slayer potevano piantarla li tanto sono milionari e Scott Kelly dei Neurosis abusava moglie e figli per anni , perlomeno lo hanno mandato affanculo.
    Se siete arrivati fino a qui vi mando Metal Shock dedicato ai Queensryche compagno di tante sedute al cesso.

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  • In effetti, da piegarsi entrambi. Incontrai Dani ad un festival a Jesolo (Beach Bum mi sembra) tantissimi anni fa, e veramente mi arrivava all’ombelico e c’aveva pure i tacchi. Io già all’epoca stavo sui 110 chili, vicino a me sembrava un criceto.

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