Spice up your Panzerfaust: 5 nuove uscite (più una) al femminile

Non è per pavidità, ma per una questione di opportunità dinnanzi ai nostri lettori, che potrebbero rimanere scossi da brutali schermaglie, che scelgo di scansare per ora i tranelli e le sterili polemicucce di un Giardina in vena di incresciose scaramucce. Torniamo quindi senz’altro indugio al nostro consueto impegno di monitoraggio delle uscite di ninfe e cantrici più o meno dark e goth, in grado di mitigare il nostro bisogno tossico di mascolinità auditiva eppure di non farci venire troppo meno ai nostri devoti impegni nei confronti delle Tenebre.

E partiamo allora ovviamente con la mia prediletta, EMMA RUTH RUNDLE, che come era forse prevedibile fa seguire al bel Engine of Hell una breve postilla composta di brani che non hanno avuto spazio nell’album di cui sopra. Si chiama Orpheus Looking Back ed è composta di tre pezzi, spogli ed intensi. Due per chitarra acustica, piccole epifanie molto indie americane. L’altro, Pump Organ Song, è nient’altro che quello che il titolo prevede. Ancora una conferma, se mai ne avessimo avuto bisogno, dell’ispirazione e crescente maturità della Rundle. Bene. Brava. Ora però riattacchiamo quel jack all’amplificatore. Tra l’altro ha appena annunciato un disco nuovo per maggio, ma che dovrebbe trattarsi di paesaggi per chitarra elettrica e vocalizzi, come era solita fare in passato. Mmm, il seguito “normale” ed elettrico, fatto di canzoni, di quel On Dark Horses del 2018 me lo vuole proprio far sudare. Prenditi pure il tuo tempo, Emma, attendo fiducioso.

We all came out to Montreux: a proposito di organi a canne, la Southern Lord diffonde anche questo live dell’altra colonna delle pari opportunità del cantautorato dark odierno, ovvero la brava ANNA VON HAUSSWOLF. Live at Montreux Jazz Festival esce ora, ma è stato registrato nel 2018, prima cioè dello svarione strumentale e abbastanza indigesto di All Thoughts Fly (quello col faccione di Bomarzo in copertina). E quindi non c’entra niente anche con le recenti polemiche che hanno portato alla cancellazione di alcune date del suo tour a spasso per le chiese d’Europa per suonare organi a canne veri. Tra l’altro, se hai sempre solleticato un immaginario occulto che ad occhio e croce (sic) ha ben poco di cristiano (I made love with the devil“), ti fai foto promozionali con magliette di uno (tranquilli, non lo nominiamo) che nella chiesetta del suo paesino non si limitava ad accendere i ceri, insomma, ecco, io non mi lamenterei se dall’altra parte non ti aprono le porte di casa loro. Ci sta e bisogna starci. Scusate, eh, ma il vale tutto a me sta bene per niente e finisco pure per capire le ragioni di chi non mi permette, in nome della libertà di espressione, di insultare sua madre mentre mi serve una tazzina di caffè a casa sua. Anche se sul conto di sua madre ne saprei diverse. Comunque, tornando a questo live qui, come dicevo è stato registrato dopo quel Dead Magic (ecco) che a me piacque assai e propone una scaletta prevedibile. In tutta sincerità, non è che sia un disco imprescindibile, poco aggiunge a quanto si poteva già ascoltare su disco. Ma se eravate a digiuno completo delle uscite della nostra, ecco un piccolo compendio da cui iniziare.

Ricordavo DARKHER come una possente mattonata sugli attributi, non come violenta rivendicazione girl-power, semmai come mera e gigantesca noia. Dal vivo ammetto che la cosa assumeva un certo fascino… Per quindici minuti circa. Era al Prophecy Fest e bene, l’etichetta tedesca deve continuare a crederci tantissimo, pubblicando il nuovo The Buried Storm. Che è un’altra mazzata sui cosiddetti, ma che ha l’indiscutibile qualità di non durare più di quarantun minuti. Immobile nel suo magico e inquietante mondo sospeso ai confini dell’ambient, continua la cifra stilistica resta invariata, proponendoci ancora un’infinità di sfumature di sussurri. D’altronde, alla terza copertina praticamente identica di seguito, cosa aspettarsi. Se lo volessimo chiamare doom, con un po’ di fantasia, dovremmo almeno convenire che mancano i riff, quasi del tutto. Mica niente. Uno arriva dopo soli 4 minuti e mezzo in Lowly Weep. Ma che bel nome. Il pezzo è tutto lì. Ci vuole un po’ di masochismo ad andare in fondo al disco. Io al terzo ascolto di fila sono esausto. Se mi dite che al quindicesimo cresce, diventa più organico ed evocativo, vi credo. Ma io mi fermo qui. Non me ne vogliate.

Se Myrkur non vi era bastata e ritenete Alcest un tantino troppo brutale, c’è poi la norvegese SYLVAINE, che a Neige deve praticamente tutto. Non la conoscevo prima, ma non è il primo disco. Se questo Nova lo spaccia la Season of Mist troppo baracca non può essere. E infatti il disco è bello nei limiti stessi che si pone: copia dichiarata dei francesi. Copia ben fatta, e piacevole. Persino più eterea (forse noiosa). Ma dei tratti interessanti ci sono. Un brano come Mono No Aware praticamente è un outtake di Kodama ma nello sviluppo persino sorprende. Abbastanza brava, questa Kathrine Shepard. Che suona quasi tutti gli strumenti da sola con un risultato intimo ma tutt’altro che minimale. E che sembra avere buone chance di far entrare il “black metal” nei salotti buoni dei rotocalchi femminili a rivendicare il posto che gli spetta.

Sono anche incappato in Postdrome, disco di tale KIRA McSPICE che a giudicare dall’iconografia cascherebbe a fagiuolo nel contesto di questo articolo, foto con qualche problemino di luminosita, tipo farsi immortalare di notte in un bosco e con un falò alle spalle. Pare pure venga da Salem. Con queste premesse chi non ci si tufferebbe. Ma (ahi!) la nostra in musica è più dedita a pigolii e svenevolezze di quanto non sia io propenso ad ascoltare. Oscura è oscura, all’inizio. Ma non fatevi ingannare. Poi ha la meglio un poppettino indie svociato francamente indigeribile, anche se meno di Darkher. Passiamo oltre, comunque.

Si chiude infine con un’anticipazione: l’attivissima Svart diffonderà il 20 maggio l’esordio su formato completo di Anne Koneill, da Seattle, in arte SERPENTENT. Da quel che si può giudicare dai demo che si trovano su Bandcamp, ed ancor più dal singolo Rise & Fall, il cui video vi riporto qui sotto, c’è di che segnarselo sul calendario. Neo Folk con i tamburi marziali al posto giusto. Ci sarà d’attendersi nuova linfa in un genere che arranca? Vedremo, per ora si spera. Intanto ci riaggiorniamo a maggio. Chissà se la vecchia Europa, nel male e nel bene, sarà ancora quella che conosciamo. (Lorenzo Centini)

2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...