Avere vent’anni: FALCONER – Chapters from a Vale Forlorn

In realtà avevo già detto tutto parlando del debutto omonimo del 2001, ma cercherò di ampliare il discorso in occasione del ventennale di Chapters from a Vale Forlorn, non perché quest’ultimo sia diverso o migliore del predecessore (non lo è, o quantomeno sono entrambi allo stesso livello) ma semplicemente perché è il primo che ho ascoltato dei Falconer ed è anche quello che conosco meglio.

I Falconer sono nati dalle ceneri dei Mithotyn, essendo stati fondati e guidati dagli stessi due membri fondatori del suddetto gruppo viking svedese, e cioè il chitarrista/bassista Stefan Weinerhall (autore principale – e spesso unico – di musica e testi) e il batterista Karsten Larsson. Questo loro retroterra li caratterizza fortemente e li rende un gruppo assolutamente unico, pur rimanendo entro i confini stilistici del power metal. In realtà sono uno dei pochi gruppi power che consiglierei a chi non apprezza il genere, e questo per la levità con cui interpretano certi stilemi. Come detto sono un gruppo dall’andatura fortemente folkeggiante (come già lo erano i Mithotyn) ma senza mai essere birraiolo, caratteristica difficilissima da trovare nel power metal; inoltre la loro coralità, che comunque è abbastanza accentuata, non scade mai nella sindrome da sigla da cartone animato che rende il genere un bersaglio facile dei detrattori. Ma la loro caratteristica principale è senza dubbio la voce di Mathias Blad.

Attore e cantante teatrale miracolosamente prestato al metal, Blad è in possesso di una voce flautata, raffinata, morbida, adulta, con una spiccata propensione narrativa. È principalmente lui a fare dei Falconer il gruppo meraviglioso che sono (stati). Manca completamente di tutte le caratteristiche considerate imprescindibili per un cantante di questo genere (potenza, estensione, aggressività etc) e in questo modo, grazie alle sue doti vocali, è come se reinterpretasse lateralmente il suo ruolo. Non credo esista cantante paragonabile a lui in tutta la storia del metal. E Weinerhall si dev’essere accorto del tesoro che aveva tra le mani, impostando l’intero gruppo per valorizzarlo così come una squadra di calcio imposta il suo gioco per valorizzare una prima punta particolarmente dotata. La magia dei Falconer è nelle trame chitarristiche che sostengono e insieme si intrecciano alle linee vocali, creando quell’atmosfera medievaleggiante che spesso fa uso di melodie tradizionali reinterpretandole e rendendole estremamente credibili. Ecco: forse la credibilità è il concetto chiave per spiegare i Falconer, gruppo fuori dal tempo e senza pari di cui probabilmente non esisterà mai un analogo.

Sulla scorta di quanto detto, vi basti sapere che Chapter of a Vale Forlorn è uno dei loro dischi migliori nonché un ottimo primo passo per scoprire questo gruppo così sottovalutato. I pezzi sono tutti splendidi, dall’andamento dolce di Lament of a Minstrel e We Sold our Homesteads ai brani più classicamente power (pur nella loro peculiarità) come Decadence of Dignity e Busted to the Floor, passando per gli inni corali The Clarion Call ed Enter the Glade e tracce più serrate in stile For Life and Liberty. Consigliatissimo a tutti. (barg)

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...