Brevi recensioni cinematografiche sparse

Nell’ultimo periodo, un po’ per il figlioletto piccolo, un po’ per l’influenza, un po’ per il freddo padano, sono rimasto sempre a casa, spesso guardando un film la sera. Facendo un rapido calcolo ormai ne ho visti parecchi, quindi ho deciso di scrivere qualche riga per ognuno, perché sì. Cominciamo con la prima parte:

WRATH OF MAN – LA FURIA DI UN UOMO

Un film di Guy Ritchie con Jason Statham protagonista. Cosa potrà mai andare storto? Niente, e infatti Wrath of Man è un bel film in cui il regista inglese rievoca le sue atmosfere da gangster movie dell’East End senza però la componente grottesca, il che rende tutto parecchio crudo. La storia non è particolarmente originale né ha quegli intrecci di mille personaggi tipici di Guy Ritchie, ma la mano del Maestro è palpabile e l’interpretazione del solito cazzutissimo Statham terrebbe in piedi la baracca anche da sola. Il cast qui è ristretto, in rapporto agli altri suoi film, ma sono da citare almeno Andy Garcia, Holt McCallany (già visto in Mindhunter), un redivivo Josh Hartnett e nientemeno che Scott Eastwood, il figlio di Clint, un incrocio tra il padre e Olivier Giroud. Consigliato.

THE SUICIDE SQUAD

Da non confondere con Suicide Squad, terrificante filmaccio con Jared Leto nei panni di Joker e Will Smith nei panni di non mi ricordo chi. Il responso per quel film fu così unanimemente negativo che la DC ne ha fatto un altro, chiamandolo in modo quasi uguale, sperando di cancellarne il ricordo. Incredibilmente stavolta gli è andata benissimo: del film precedente è rimasta solo Margot Robbie/Harley Quinn, mentre il protagonista è l’ottimo Idris Elba; ci sono anche Michael Rooker, John Cena e, uhm, la voce di Sylvester Stallone. Il film è divertentissimo e abbastanza schizzato, dalla falsa partenza iniziale all’apoteosi splatter del finale, ed è con ogni probabilità il miglior prodotto DC dai tempi della trilogia di Nolan. Purtroppo però sto ancora cercando di togliermi dalla mente l’orrenda immagine di John Cena in mutande bianche.

BLACK PANTHER

Praticamente in Africa c’è un regno chiamato Wakanda diventato ricchissimo e avanzatissimo grazie a un giacimento di un metallo con proprietà straordinarie. I suoi abitanti, per paura di essere invasi, hanno usato la magia per celare il regno agli occhi del mondo, che quindi non sa della sua esistenza. Con il suo metallo magico e le sue conoscenze scientifiche, Wakanda potrebbe agilmente mettere fine agli eterni problemi dell’Africa, invece rimane nascosta a crogiolarsi nella propria ricchezza. Inoltre il re di Wakanda viene scelto con un combattimento all’ultimo sangue e ci sono faide tra tribù rivali anche all’interno di questo celestiale hortus conclusus. Considerato che al momento dell’uscita Black Panther fu presentato come un film dedicato ai neri e che avrebbe finalmente reso giustizia al potente popolo nero, non è proprio quello che mi aspettavo. Per il resto è una cacatina di mosca, e ironicamente l’unico dettaglio positivo è anche l’unico attore bianco del film: Andy Serkis, qui nel ruolo di un criminale psicopatico. Ma non è finita qui: questo filmetto di plastica, assolutamente nella media degli altri film Marvel, a causa del suo essere nerocentrico ha vinto tre premi Oscar: miglior scenografia (che fa cacare), migliori costumi (LOL) e miglior colonna sonora (che fa cacare); ha anche ottenuto altre quattro candidature, tra cui miglior film (AHAHAHAH) e miglior canzone originale (che fa cacare). E tutto questo SOLO perché c’era tutta la retorica sui neri, sul black power, su Trump brutto e cattivo, sulla riscossa africana etc. La dimostrazione pratica è che mai nessun film sui supereroi aveva avuto una candidatura per il miglior film, neanche Il Cavaliere Oscuro. Viviamo davvero in un pessimo mondo.

FREE GUY

L’idea era carina: un personaggio non giocante di un gioco in stile Fortnite acquista autocoscienza e diventa la prima vera intelligenza artificiale della storia. La realizzazione invece fa venire voglia di stendersi sui binari di un Frecciarossa e prendersi le ginocchia a martellate nel frattempo che arriva il treno (che con ogni probabilità sarà in ritardo, quindi in caso con le martellate si può passare anche alle caviglie). Zuccheroso, patinato, supremamente SCEMO, questa terrificante porcheria per bimbi speciali rimarrà come una macchia indelebile sulla reputazione di Ryan Reynolds.

DON’T LOOK UP

Mettiamola così: se fossi il rappresentante d’istituto di un liceo artistico e girassi perennemente con una kefia al collo con gli Ska-P nelle cuffie questo sarebbe il mio film preferito. Lo sarebbe anche se fossi un radical californiano coi capelli rosa ed i pronomi ze/zir nel profilo Twitter che pensa che Alexandria Ocasio Cortez sia una coraggiosa intellettuale rivoluzionaria che farà vedere i sorci verdi ai poteri forti. Invece ho 40 anni, non sono particolarmente intelligente ma neanche un completo imbecille, e grazie a Dio non sono americano, quindi riesco a vedere questa roba per quello che è: un mattone disonesto e consolatorio di DUE ORE E MEZZA indirizzato alle due categorie umane di cui sopra affinché possano trovare conferma delle loro convinzioni ideologiche. E questo nonostante l’idea sia carina (due astronomi scoprono una meteora in rotta di collisione con la Terra, ma nessuno gli crede) e nonostante qualche gag divertente sparsa qua e là. Il discorso è sempre quello: se, mettiamo, Ciccio mi sta antipatico e voglio fare un film di denuncia contro di lui, non posso dire che picchia i bambini e si infiltra nell’obitorio per mangiare i cadaveri ancora freschi, perché (che io sappia) non è vero; e, in quel caso, tutto l’impianto accusatorio crollerebbe miseramente facendomi fare la figura del peracottaro. Specie se poi sono io il primo a picchiare i bambini e a mangiare i cadaveri. Fra qualche tempo gli storici riguarderanno alla nostra epoca scrivendo fiumi d’inchiostro su come siamo arrivati a questo punto di scollamento dalla realtà, commiserandoci come noi commiseriamo i primitivi che pensavano che la causa della pioggia fosse Giove che pisciava in un setaccio.

PS – notizia dell’ultima ora: questa meravigliosa opera cinematografica ha ricevuto quattro candidature agli Oscar, tra cui miglior film e miglior sceneggiatura originale. Ma è tutto normale, ovviamente. Le ha ricevute perché è bellissimo. Non c’è niente di politico, Don’t Look Up è oggettivamente un capolavoro e l’Academy è un’organizzazione seria e rispettabile: chi afferma il contrario è un hater analfabeta funzionale.

HIGHWAYMEN – L’ULTIMA IMBOSCATA

Un bel film, finalmente. Un classico film americano ben scritto, ben girato, ben strutturato e con due interpreti come Cristo comanda. È la storia dei due anziani detective che vengono richiamati dal pensionamento per catturare (o uccidere) Bonnie e Clyde. Meravigliosi i due protagonisti, Kevin Costner e Woody Harrelson, perfetti nel ruolo dei vecchi bolsi, rancorosi e pieni di rimpianti, che reggono tutto il film sulle proprie spalle; ottima anche la regia, che racconta la storia in maniera piana, liscia e senza scossoni. Non conosco nei dettagli la vicenda di Bonnie e Clyde, quindi non so dire se e quanto Highwaymen si discosti dalla realtà, ma in ogni caso i due criminali rimangono sullo sfondo, apparendo qui e lì come schegge di un mondo nuovo e orribile a cui i detective Hamer e Gault oppongono un’ultima, strenua difesa prima di scomparire. Poetico come il cinema americano classico sa ancora essere.

VENOM – LA FURIA DI CARNAGE

Il primo Venom era carino, questo insomma. Il problema principale è che molto è giocato sul duetto simpatico tra il protagonista e il mostro che lo abita, diciamo così, con questi continui scambi verbali che occupano una discreta parte del minutaggio e che dovrebbero in teoria essere comici e divertenti ma che all’opposto snervano parecchio. A un certo punto però il film ingrana lasciandosi alle spalle questa nefasta caratteristica, diventando quasi gradevole. Il fatto che la storia sia stata scritta dallo stesso Tom Hardy non depone comunque benissimo e mi fa pensare a quei tremendi dischi di Malmsteen in cui lui si autoproduce coi risultati che poi fanno sbarellare il Carrozzi; in ogni caso la regia è di Andy Serkis, bravissimo attore ma probabilmente non il più grande regista del mondo, presumo. Un plauso comunque a Woody Harrelson, che non delude mai, qui nei panni di Carnage, il mostrone cattivone. (barg)

3 commenti

  • Io “Don’t look up” non l’ho manco finito. Oltre a sottoscrivere tutto ciò che è stato detto sopra, aggiungo che in tutto il film non c’è un’inquadratura che duri più di 4 secondi…peggio degli spot sui profumi durante le vacanze di natale…

    "Mi piace"

  • Condivido in pieno il tuo giudizio sugli unici due film che ho visto anche io.
    The Suicide squad mi ha fatto scompisciare, davvero un ottimo film.
    Su Black Panther per me ci sei andato anche troppo leggero: una cacatona indigeribile, e onestamente non c’ho nemmeno visto dei messaggi antirazzisti che avrebbero in qualche modo potuto giustificarne l’apprezzamento per una certa parte di popolazione americana.

    "Mi piace"

  • Visto che mi sembra la pensiamo allo stesso modo … i film che non ho visto ma che stronchi non li guarderò ! mpc…
    Però don’t look up , nonostante non possa darti torto su molte cose , a me è piaciuto, certo … l’Oscar….
    Però addirittura mattone…. se quello è un mattone l’ultimo 007 cos’è ?

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...