Papà, ti presento Gustavo: TROVÃO – Prisioneiro do ROCK ‘N’ ROLL

Dell’etichetta Classic Metal Records già ebbi il modo d’ascoltare i Fast Evil col loro The Midnight Force, una di quelle cose che rintracci, decidi di recensire e un attimo dopo dimentichi di recensire. Non era affatto male: uscito nel 2018, il suo era un energico speed metal contornato da un demonio disegnato a matita e da photosession convintissime come da tradizione brasiliana. Anche i Trovão sono brasiliani, per l’esattezza di San Paolo, e la loro combo copertina/foto ha attratto la mia attenzione ben più del ripresentarsi di Classic Metal Records sul banco degl’imputati.

La copertina è l’ennesimo scimmiottamento delle uscite retrowave che prevedono una grata colorata o luminescente sotto, una palma, una skyline cittadina, un cielo notturno e una Lamborghini di profilo, o cose così. I Nostri hanno avuto la decenza di sostituire all’ammiraglia da 650 cavalli un paio di manette, ma per il resto si sono alacremente attenuti al piano originale, azzerando il fattore rischio.

La foto promozionale è emozionante. Se siete sulla cinquantina e vostra figlia diciottenne ci sta decisamente dando dentro, sappiate che vi capisco. Vorreste vederla accoppiata con un futuro odontoiatra, il che garantirebbe, a lei e a voi, un futuro luminoso, denti rifatti nuovi di pacca e altre irrinunciabili comodità. La realtà delle cose, d’altro canto, prevede che vostra figlia diciottenne non solo faccia parte di una generazione di squinternati, ma che abbia portato a casa (la vostra) i peggiori soggetti rintracciabili in circolazione presentandoli come sensibili, lungimiranti e affidabili, affabili, eccetera eccetera. Tutte stronzate da competizione, lo sapete voi, meglio ancora lo sa lei.

I Trovão, lo ribadisco, da San Paolo, sono ciò che desiderate vostra figlia porti a casa per una rituale composto da cena di presentazione, convenevoli e terzo grado finale.

Sono quattro, ma fidatevi, uno vale l’altro. Voi sarete il suocero, lui il genero perfetto.

Riconosco pure il secondo da sinistra perché ho un disco dei Selvageria, Ataque Selvagem. Dovete sapere che il loro cantante, Gustavo, ha l’abitudine di fotografarsi in smanicato da paninaro, occhiale da sole e labbra a culo di gallina in ogni dannata foto promozionale. Gustavo, non più nei Selvageria, è oggi il frontman dei Trovão e si firma Gustavo Trovão. È forse lui che citofonerà mano nella mano con la vostra bella?

No, io credo sia il tale a sinistra. Il bassista, Alexander, detto Hard Beast, in tuta integrale in latex, manette e caldo intimo leopardato Tezenis, sulle prime certamente vi dirà che studia Ingegneria, che gli piacciono i libri e le lunghe camminate in collina. Successivamente penserà che non gli crediate, sorriderà e dirà in tutta sincerità che questa settimana finalmente se l’è inculata sul posteriore della 500L. Davvero rinuncereste a una simile botta di sincerità? Io lo so che già combattete coi reumatismi e il menisco sinistro che duole, ma sotto questo aspetto generazionale, per non dire successionale, sono particolarmente comprensivo nei vostri riguardi.

Poi ci sono il chitarrista, Alexandre Gatti (proprio così, gatti), quasi un caso di omonimia col predecessore, forse il più normale dei quattro, e, a completare la sezione ritmica, Alan Cacador, con tanto di cediglia sulla seconda “c” che per disonestà ometterò, concentrandomi semmai sull’ottimo gilet bianco in pelle e la fascia da tennista anni Novanta.

Per quanto possiate temere che vostra figlia cada in preda a synth e riverberi tipici di metà decennio, ossia all’ultimo dei problemi che la riguarderanno molto da vicino, Prisioneiro do Rock‘n’Roll è un genuino attacco frontale tutto (o quasi) impostato su tempi medio/alti e una linearità di fondo tanto spiccata da imbarazzare. Nelle sue sette tracce, aperte da un’intro, non ce n’è una sola che sfiguri: nei Trovão non è la capacità tecnica a risultare sopra le righe, né il songwriting o la produzione. È come se ci si ritrovasse catapultati in un 1983 fatto di W.A.S.P. sulla cima del mondo, di chitarre, basso e batteria e nessuna concessione a tecnicismi, marchingegni, diavolerie varie da studio di produzione o escamotage imbastiti da chi un giorno firmerebbe per major con la pistola degli ex compagni di line-up puntata alla tempia. Prisioneiro do Rock‘n’Roll è una delle cose più genuine che abbia ascoltato ultimamente, una cosa che come riesce ai sudamericani o agli orientali a noi non uscirà fuori neppure dopo decine di tentativi. L’impresentabilità dei quattro soggetti summenzionati è un fattore rafforzante: è pura convinzione quella che vedo, pura posa per fotografi cui sarà esplosa la lente frontale dell’obiettivo al solo pensiero di mettere una roba del genere dentro a un cd, o a una rediviva musicassetta e al relativo libriccino delle meraviglie. Ma chi cazzo se ne frega, se quattro loschi individui come i Trovão, così convinti, così determinati, entreranno nelle vostre case con la musica giusta e la capigliatura più motleycrueiana del 2021; da un altro e ancor più ottimistico punto di vista non permetteranno che la vostra erede davvero si fidanzi con uno che gira coi polpacci scoperti in dicembre e che si ingella e pettina i baffi e ragiona come un qualunque promoter farebbe. E in definitiva le faranno molto più di quanto la vostra cronologia internet abbia mai saputo nascondere ad occhi indiscreti, glielo faranno, sì che glielo faranno: e io tifo per quello a sinistra, il più porco di tutti. Addio dentista. (Marco Belardi)

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