Controlli prostatici finiti in tragedia: CRADLE OF FILTH – Existence is Futile

Febbraio 2020: fa un certo rumore la separazione fra i Cradle of Filth e Lindsay Schoolcraft, tastierista e cantante dallo sguardo severo, una per la quale a Firenze azzarderemmo un “questa t’infila anche un dito n’icculo”. Dani, intimidito, glissa sulle motivazioni che hanno condotto ambedue le parti a intraprendere strade divergenti. Ipotizzo che la comunicazione sia avvenuta per e-mail, oppure a voce, ma tossendo in modo da camuffare le frasi salienti. E non ho dubbi che Lindsay sia stata cacciata in seguito a un controllo prostatico finito in tragedia, non autorizzato dal cantante nativo di Hertford né da una regolare prescrizione firmata dal medico curante. La Schoolcraft lascia dopo due buoni album, in particolar modo Cryptoriana. Lascia inoltre un vuoto in un ruolo che, in passato, appartenne a musicisti come Damien Gregori, Les Smith, Martin Powell.

Maggio 2020: Dani la ricomincia con i giochini di parole del cazzo; è il caso di Dracula Spectacular! (11 maggio scorso, dal profilo Facebook di Dani; lo ripeterà, fiero, il 25 dello stesso mese), il quale non ci rassicura affatto sullo stato d’assoluto fermento che pervade il frontman. Segue la pubblicazione mitragliatoria di videoclip sui social, nei quali si mostra in fase di make-up, mentre beve dalla mug dei Cradle of Filth (denominata cruel tea) o mentre solleva una copia del Kamasutra lasciando intendere che qualcosa di rosso stia bollendo in pentola.

13 maggio 2020: trascorse due settimane in cui la mente della band anglosassone si è rivelata insopportabile, Dani cala l’asso. La rossa Anabelle Iratni, classe 1994 (otto anni in meno del summenzionato anal intruder) succede alla Schoolcraft. Si presenta in pompa magna in una photo session che la ritrae dopo aver lavorato il maiale, ricavandone guanciale, pancetta e lombata. E chissà quante altre prelibatezze.

buristo

Anabelle Iratni

14 maggio 2020: un padre londinese accoglie la figlia ventisettenne di cui è fiero e allo stesso tempo geloso. È rientrata raggiante da un colloquio di lavoro. La splendida rossa abbraccia papà ed esclama, in lacrime: “Babbo, m’hanno presa!”

“Presa? Vuoi dire afferrata? Costretta con la forza?”

“Babbo, m’hanno presa a suonare in una band!”

13 giugno, sempre dal profilo di Dani: “in congratulating our new keyboardist Anabelle on this, her most exquisite womb-ejaculation day.”

HER MOST EXQUISITE WOMB-EJACULATION DAY.

Ripresi i sensi quindici minuti più tardi, il Babbo vuole saperne di più. La figlia, scaltra, ha intanto realizzato e pubblicato un’affrettata ma tecnicamente corretta cover di Wuthering Heights di Kate Bush, al solo scopo di tranquillizzare il padre sull’essenza delle musiche che ella andrà a performare.

Sempre l’ottima Anabelle Iratni

“E così siete tutte donne, in codesta band. Non farai la bucaiola, non la farai vero? Non la farai per il rispetto al tu’babbo! Madonna beshhhshht…”

“Babbo, sono tutti omini. Ma sono gente perbene, soprattutto lui. Lui è… così gentile”

Rammentatosi il duetto tra Luciano Ligabue ed Elisa nella perfida Volente o nolente, i pensieri bukkakatori del Babbo ora si accavallano, uno più doloroso del precedente. Su tutti, sua figlia si sarebbe cimentata in successi da parcheggio del centro commerciale.

“Che hai fatto qualche foto con codesta band? Fammi vedere come t’hanno fotografata, fammi vedere quello gentile”

dani

Passò del tempo da quel pomeriggio di palpitazioni, tachicardia e goccioline calmanti; non abbastanza, a dire il vero. Un rapido consulto indusse il Babbo di Anabelle a contattare un’unità investigativa munita di lampade UV pur di rinvenire le tracce spermatiche che, come supposto a consulto in corso, avrebbero dovuto manifestarsi un po’ ovunque. Perlustrarono la camera e vi trovarono solo adesivi, toppe e dischi dei Cradle of Filth. E una strana tazza con una scritta di pessimo gusto. Il Babbo, congedata la troupe, fece alcune ricerche su Altavista e impallidì.

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Si recò al loro quartier generale, uno studio di registrazione su cui campeggiava lo stendardo di Existence is Futile. All’esterno trovò un pelato dall’aria affranta, al che, gentilmente, chiese lui come si chiamasse. Era Marek Smerda dei Cradle of Filth. Comprese, attraverso le sue parole, che il tizio gentile l’aveva obbligato a chiamarsi Ashok poiché dall’Italia gli erano arrivate “telefonate chiarificatrici circa il significato del cognome del suo nuovo chitarrista”. Marek gli disse, quasi in lacrime, che si sentiva discriminato giacché pensava d’aver svolto un ottimo lavoro alla chitarra, ma che, specie nei brani d’apertura, il gentile avesse messo la tastierista dappertutto, mixandola altissima e creando quel fastidioso effetto barocco boombastico bellomo bombardone, anziché un basico alla Damien Gregori (otto note ad aprire Malice Through the Looking Glass e sei leggenda come colui che introdusse Mourning Palace), che è tipico dei Dimmu Borgir e pertanto non lo si tollera. Marek, infine, aggiunse che le tastiere non erano invadenti per tutto quanto l’album, ma che in più di un’occasione lo facevano sentire a disagio. Tornò ad accanirsi sul suo cetriolo biologico e non aggiunse più una parola.

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Marek Smerda

Il Babbo insorse. Salì gli scalini che lo separavano dall’ingresso dei Grindstone Studios di tale Scott Atkins e cominciò a bussare con vigore, a pugni serrati.

“Voglio il gentile, voglio quello che mi bomba la figliola! Datemi il gentile o do foco a ogni cosa, branco di merde! Contadinacci mehrrrdosi lurdi.”

Ad aprire fu un altro pelato. Quel luogo si era rivelato un autentico covo, e gli occupanti non sembravano poter prescindere da tale segno distintivo. Pensò che Cesare Carrozzi avesse un ruolo cardine in tutto questo. Era Scott Atkins, però. In persona. Al suo fianco, con passo affrettato, sopraggiunse una figura esile e di bassa statura, la cui faccia era resa irriconoscibile dal cerone. Zeppe anni Novanta, abiti in pelle, labbra nere e capelli sorprendentemente lunghi e corvini. Con certezza non superava il metro e sessantacinque e aveva una gran fretta di compiere numerosi e piccoli passi.

Ha bisogno?”, disse con aria tranquilla Atkins.”

“Mi caricano la figliola, ho bisogno di sapere chi è che mi carica Anabelle, io l’appendo in cortile al gancio dove sbuzzo i conigli!”

Si sentì chiudere lo sportello d’una macchina. Il Babbo si voltò e scorse lo sguardo ora sorridente e beffardo di Smerda, il cui cetriolo, di colpo, era scomparso da qualche parte. Poi individuò il tizio di bassa statura, già in auto a testa china. Uno, due, tre tentativi d’accensione. Rapida retromarcia e una sgassata che, in pochi secondi, lo portò parecchio lontano da lì. (Marco Belardi)

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