Ti saluto vado in Abissinia: NISHAIAR – Nahaxar

L’atmospheric black metal è un genere prolificissimo, sia in termini di numerosità delle band che nascono in questo alveo o che addivengono a una mutazione partendo da posizioni più classiche, sia in termini di uscite discografiche pro-capite, diciamo così. Siamo quotidianamente sommersi da nuove proposte, perlopiù su Bandcamp e canali Youtube dedicati, che rendono il compito per gli appassionati di tenersi aggiornati un vero e proprio secondo lavoro. Un compito non totalmente ingrato in fin dei conti, poiché cercando bene si scovano realtà molto interessanti, sebbene, generalizzando un po’ alla carlona, si può anche dire che un buon 80/90% delle cose ascoltate risultino un po’ tutte uguali o quantomeno assimilabili e si perdono nel mare magnum degli ascolti senza guizzi particolari che lasciano comunque buone sensazioni. Senza voler entrare nei dettagli delle mille sfaccettature del sottogenere, vi è un “contenitore” specifico che si può definire cosmic black metal, che il nostro Griffar ha provato a delineare a suo tempo proponendoci una vista molto interessante, all’interno del quale possiamo inserire, nella nostra mania classificatoria, un bel numero di tali nuove proposte.

StargateVi possiamo inserire anche i Nishaiar, i quali risultano interessanti poiché delle caratteristiche del genere ne fanno una interpretazione tutta personale e intrigante. La prima cosa da sottolineare è la provenienza geografica, l’Etiopia, il ché ci porta alla prima domanda: quanti gruppi metal etiopi esistono oggi? Se si cerca su Metal Archives scopriamo che oltre a loro non ne esistono altri. Ciò ci porta alla seconda domanda: la produzione è quella di una band alle prime armi o poco esperta? No, la produzione è eccellente e denota non solo competenza ma anche un gran gusto nel fare le cose. Su di loro non vi sono molte informazioni in rete e ciò me li ha fatti diventare ancora più interessanti, al punto che mi sono preso la briga di ascoltare tutta la produzione, disponibile qua. Se l’obiettivo era quello di mantenere una certa aura di mistero, allora è stato centrato in pieno. Di loro sappiamo che sono quattro membri, che sono attivi dal 2016, che usano soprannomi e che hanno prodotto cinque album e un EP di esordio.

La proposta è di ultra nicchia. Per farveli piacere non solo vi deve garbare il BM atmosferico, come detto su, ma anche una certa dark wave che sfonda nell’ambient e non disdegna la new age (cito gli ultimi Dead Can Dance, Peter Ulrich e Steve Roach giusto per capirsi), essendo i riferimenti alla propria cultura musicale molto predominanti, sia nella parte vocale, sia in quella strumentale. C’è da dire, però, che tutto ciò che è ascrivibile al tribalismo, all’etnismo, all’esoterismo e allo sciamanesimo, per quanto prevalente rispetto alla quota pseudo black metal, non è forzato e non è dimostrativo. Nahaxar è una specie di Stargate, che attraverso un abile e raffinato gioco di luci e ombre, di trance tribali, suoni ancestrali e gelide divagazioni atmosferiche, ti porta come nel famoso film di Emmerich in un altro punto della Galassia, in un pianeta in cui convivono molti elementi in comune con la tua cultura e il tuo sentire, nonché le tue aspettative, ed altri totalmente distanti e distopici. (Charles)

Nishaiar

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