Avere vent’anni: APHEX TWIN – Drukqs

Gli Aphex Twins sono metal. Gli Stratovarius NON sono metal.
(Metal Hammer, posta dei lettori, 1998)

Già una superstar in ambito elettronico, sfuggente e elusivo dietro le inquietanti copertine degli ultimi dischi su Warp, prima ancora creatore di classici assoluti tra techno e ambient più tutto quello che sta in mezzo in una serie di bombe raccolte nella definitiva Classics e nei due monumentali Selected Ambient Works, Richard James raggiunge fama planetaria arrivando anche alle orecchie dei metallari con il suo pezzo più fiacco: Come to Daddy, na tamarrata indegna di finire nel lato B di un singolo dei Prodigy con la chitarra distorta che manda in tilt i regazzini e la fa salire meglio al clubber di bocca buona come al punkabbestia che si porta dietro il cane ai rave. Un riempipista da villaggio vacanze con la finta carogna di pezzacci trucidi da locale di ultim’ordine tra le tre e le quattro del mattino, quando chi non ha trovato da far bene si sta divincolando da qualche parte in preda alle paranoie, a troppa MD di qualità infima e al senso di colpa di esami non dati. Lui era alla frutta, oppure voleva ancora più soldi, comunque il motivo per cui Come to Daddy lascia un segno indelebile nella testa di milioni di persone non è certo la musica ma l’ineffabile video di Chris Cunningham, che porta a livelli irraggiungibili e mai più sfiorati poi i concetti stessi di videoclip, videoarte, film dell’orrore, effetti speciali, in generale immagini in movimento. Un pianeta a parte.

Nel 1999 Richard sgancia il suo Zenit, dove Come to Daddy era il Nadir: Windowlicker, l’espressione ultima del suo genio, il pezzo di musica elettronica da mandare nello spazio per sostituire il Voyager Golden Record, l’apice e la sintesi definitiva della musica da ballo di sempre e per sempre. Richard sarebbe anche pronto a ritirarsi dalle scene e continuare a produrre musica per puro piacere personale senza più pubblicarne manco mezzo secondo, manco una nota, ma deve alla Warp per contratto altri due dischi. Controvoglia e in aperta ostilità, consegna il doppio Drukqs e, qualche anno più tardi, un altro doppio emblematicamente intitolato “26 mix per soldi”, per poi perdersi in migliaia di tracce in totale disimpegno disperse in vinili limitati (la serie degli Analord, simpatico cazzeggio per collezionisti), account soundcloud con ore di musica che spariscono e a volte ricompaiono, qualche altro disco ogni tanto una volta superati i dissidi con l’etichetta che lo ha reso ricco, soprattutto passare definitivamente alla cassa con djset-evento strapagati a richiamare quel pubblico e generare quel tipo di venerazione aprioristica che oggi da noi soltanto Vasco, i Foo Fighters e il dio dei cattolici.

Le storie che accompagnano l’uscita di Drukqs, messe in circolazione da Richard stesso in una serie di interviste-farsa e cartelle stampa ricopiate parola per parola, sono la replica virtuale di una serie di sketch di Andy Kaufman: imbarazzanti, fastidiose, mai nemmeno lontanamente divertenti, probabilmente inventate di sana pianta dalla prima all’ultima. I pezzi sono scarti di sessioni risalenti a sette/otto anni prima; i pezzi li ha scovati scaricando tracce a caso di producer sconosciuti su Napster (ancora esisteva), comprando i diritti e spacciandole per proprie; non ne ricordo altre. È il primo disco “importante” a uscire dopo l’11 settembre ed è una cagatina. Diviso equamente tra sbrocchi elettronici e fughe per piano alla Satie degli incapaci, non lascia un ricordo che sia uno in entrambi i casi anche a sforzarcisi, anche dopo miliardi di ascolti: i pezzi “techno” sono copie di copie di copie sbiadite dei numeri del Richard D. James Album, i pezzi per piano invece bozzetti un po’ spaziali un po’ dissonanti un po’ new age, musichette da sala d’attesa senza il coraggio di sbarellare né di essere platealmente brutte come ciarpame alla Stephen Schlaks o Richard Clayderman. Titoli in cornico e in qualche codice comprensibile al solo autore completano il quadro del disco più inutile, indisponente e refrattario da un tot di tempo, ancora oggi la prima delusione musicale del terzo millennio. (Matteo Cortesi)

3 commenti

  • “Quel tipo di venerazione aprioristica…”, mi è piaciuta.

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  • Non capisco l’accanimento su come to daddy e Drukqs. Come to daddy spacca venti volte più di qualunque pezzo metal abbia mai sentito e Drukqs basta ascoltarlo una volta per capire che a confronto l’intero movimento metal è di una banalità sconcertante, a parte qualche rarissima eccezione, che rompe comunque il cazzo dopo un breve tot. Poi “Aphex twin, droga” tra i tags. Vi auguro veramente di evolvervi e uscire da questo perenne stato adolescenziale, perchè oltre che anacronistici siete anche abbastanza stupidi.
    “il blog che ha devastato questo paese”.. chissà se ci credete davvero..!

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