L’Inquisizione psichedelica: tre gruppi per passare la pestilenza in allegria

Fa sempre incazzare fare i recuperoni, principalmente per due motivi: il primo è semplicemente il non essersi accorti prima dell’uscita di qualcosa di importante/bello, il secondo è perché considerare con grave ritardo qualcosa uscita mesi prima in qualche modo ne sminuisce l’importanza, visto che viene meno la caratteristica dell’attualità.

Oggi però ce ne freghiamo e vi proponiamo un derby della Santa Inquisizione tra Francia e Italia, con due dei nomi più significativi spuntati fuori negli ultimi anni del Signore durante la gravissima atque mortiferissima pestilenzia proveniente dall’Oriente e, sul finale, una banda americana dedita ai narcosatanismo psichedelico.

Iniziamo dai franzosi ECCLESIA, che non avevo mai sentito nominare prima e che hanno all’attivo, a quanto pare, un EP intitolato abbastanza eloquentemente Witchfinding Metal of Doom e che dovrò a questo punto recuperare assolutamente.

Non conoscevo dunque l’esistenza di questi ragazzi fino a qualche settimana fa, quando un collega di lavoro con cui solitamente, tra grafici e report, ci scambiamo dritte su uscite varie mi passa questo link dicendo: “Non meno di cinque streghe sono state bruciate durante la lavorazione di questo album”. E si sente.

La musica la descriverei in certi punti come un power metal cadenzato e in altri come una sorta di epic doom, ma con una voce che ricorda James LaBrie se quest’ultimo avesse deciso di levarsi il bastone dal culo o di cambiare sesso in quello maschile e imparare a cantare nuovamente. Il tutto aggiungendo qualche punta di Sebastian Bach qua e là, soprattutto quando usa la distorsione su determinate tonalità.

Questo De Ecclesiæ Universalis scorre che è una bellezza su di un tappeto di organo da chiesa che Gustav Leonhardt levate (scherzo, ovviamente!) e ha i suoi apici verso il finale con la triade Antichristus, Deus Vult (in cui fanno capolino alcuni scream e cori ai quali vi piacerà sicuramente accennare durante i vostri roghi domenicali con gli amici e tra un supplizio della ruota e l’altro) e soprattutto la monumentale e spaventosa God’s Trial.

Ecco, per zittire completamente il sottoscritto basta tirare fuori un pezzo come quest’ultimo: introduzione con Vincent Price nel ruolo di Matthew Hopkins, riffone cadenzatissimo, “break” di organo del Seicento e via discorrendo. Mi arrendo, fate di me quel che volete. Confesso e abiuro.

Gli avversari dei francesi, in questo derby alpino, sono i laziali SOMMO INQUISITORE, fautori di un epic metal anch’esso a tema inquisitorio, e che alcuni magari definiranno pagliaccesco. Per quanto mi riguarda costoro possono allegramente andare a farsi fottere, perché quello che resta, di questi otto pezzi contenuti su Anno Mille, è una voglia di cantare a squarciagola e andare in giro a sventolare corde e cappi vestiti da frati puzzolenti di birra di abbazia. Questo tizio, che si fa chiamare semplicemente e per l’appunto Sommo Inquisitore, declama con voce baritonale storie di streghe (incluso un sentito tributo ad Angéle de la Barthe, prima donna della storia ad essere accusata di stregoneria e arsa sul rogo nel XIII secolo a Tolosa), Torquemada, vari Martelli delle Streghe e altre cose simpaticissime che hanno caratterizzato la Chiesa Cattolica nei secoli. Ce n’è abbastanza per fomentarsi e per passare quaranta minuti in assoluta spensieratezza tra riffoni, doppia cassa a calci in culo e svago puro e semplice, senza troppi fronzoli.

Un’altra bella cosa avvenuta nel disastroso 2020 è stata l’uscita di quattro (!) album degli americani ANCIENT DAYS, direttamente dalla terra delle corse intorno alla pista ovale, ovvero Indianapolis.

Onestamente sono sempre andato pazzo per qualla particolare branca del doom che mischia il rock psichedelico della fine degli anni Aessanta a quel pizzico di Doors, Blue Cheer, etc in parti uguali con i riffoni coi baffoni. Qua troviamo il Fuzz, il Bigmuff della Electro-harmonix e tutti gli altri arnesi del mestiere, nonché il culto ben evidente dello spettacolare timbro vocale di Jim Morrison, che viene anche evocato direttamente, come in una seduta spiritica, nell’ultima traccia di Sacrificial Knife, primo album della serie costituita dai successivi The End, Ancient Days e Back Magic Nights, tutti bellissimi e sinistri, lugubri e psichedelici come possono essere gli Uncle Acid and the Deadbeats o le compilation Brown Acid della RidingEasy Records. Straconsigliati. Se li volete sentire tutti e quattro e passare tre orette scarse in allegria li trovate su Bandcamp, ovviamente. (Piero Tola)

6 commenti

  • De Ecclesiæ Universalis uno dei migliori album dello scorso anno

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  • Da recuperare assolutamente questi Ecclesia.
    Ed anche Sommo Inquisitore, quantomeno per il monicker.

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    • Fichissimi, i Sommo Inquisitore.
      Il cantante aveva una voce familiare, ho controllato è quello dei Rosae Crucis, altra grande band nostrana sottovalutatissima.
      Adesso aspettiamo di beccarli dal vivo per andare sotto il palco a gridare BRUCIA NEL NOME DI DIO SIGNORE.

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  • grazie. Grazie. GRAZIEEEE, MIO SIGNORE !!!

    e rendiamo grazie alla Riding Easy (ricordo narcoannacquato di un passato Keep It Low festival dove hanno messo in mostra delle band grandiose)

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  • Mò non è per fare sboronate di cui non frega un cazzo a nessuno, però ogni tanto guardatele le liste che anche gli utenti scrivono, rispetto ai migliori dischi dell’anno. Magari guadagnate tempo.

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