Avere vent’anni: DREAM THEATER – Live Scenes from New York

Stefano Mazza: Doveva essere il live più clamoroso della storia dei Dream Theater, perché contiene l’esecuzione di tutto Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory, seguita da alcuni fra i brani più belli ed intensi della loro prima carriera, fra cui Metropolis Pt. 1, Learning to Live, A Change of Season, il trittico A Mind Beside Itself e altri capolavori. In effetti, all’epoca lo aspettavo con impazienza, ma ebbe la sfortuna immensa di uscire proprio l’ 11 settembre 2001, con la copertina più sbagliata che si potesse concepire: le Torri Gemelle, la Statua della Libertà su una mela che brucia, in realtà per citare il logo del cuore spinato, uno dei primi simboli del gruppo. Si dovette pertanto aspettare un mese prima di poter avere una versione ristampata, ma fu e resta una delusione. La qualità dell’incisione è scarsa: gli strumenti sono troppo compressi, si nascondono uno con l’altro, ci sono spesso delle distorsioni e i suoni non sono per niente gradevoli, risultando piatti e senza respiro, forse per tagli alle frequenze o per chissà quale altra scemenza tecnica. LaBrie stona spesso e volentieri, a volte è fuori di un semitono ed è anche registrato alto, quindi tutti gli scazzi si sentono forti e chiari, e sono talmente tanti da far pensare a un problema tecnico di acustica sul palco, per cui i musicisti facessero fatica a sentirsi. Non si capisce perché i Dream Theater, nell’apice della loro carriera e durante uno dei periodi di maggior fortuna della loro carriera, abbiano fatto uscire una cosa del genere. Da evitare.

La copertina originale (ritirata a causa degli attacchi terroristici dell’11 settembre)

Cesare Carrozzi: L’avrò guardato in dvd un miliardo di volte, penso di averlo visto più di quanto non abbia ascoltato il relativo album in studio (Metropolis Pt. 2). Fotografa un gruppo che non esiste più da tempo, tra Portnoy desaparecido, Jordan Rudess ancora coi capelli e James LaBrie non ancora svociato. Se non fosse che è un lavoro dal vivo fantastico varrebbe la pena di averlo anche solo come testimonianza storica.

La seconda copertina

L’Azzeccagarbugli: Ho sempre avuto un rapporto altalenante con i live album. Da piccolo mi facevano impazzire, perché mi piaceva ascoltare il pubblico che cantava sovrastando tutto il resto, mentre oggi – salvo alcuni casi – tendo ad ignorarli, eccezion fatta per artisti che danno il meglio in quella sede (Springsteen) o quelli relativi a concerti/tour ai quali ho preso parte. Non ero al Roseland Ballroom di New York nel 2000, ma in quel tour ho visto per la prima volta i Dream Theater che, all’epoca, erano tra i miei dieci gruppi della vita e che un anno prima avevano pubblicato quello che per me resta il loro album migliore, uno dei miei dischi preferiti in assoluto e “da isola deserta”.

Live Scenes From New York, al netto di un LaBrie non sempre al top, ma ancora efficace e coinvolgente, non solo regala i Dreamoni (cit.) al meglio della loro forma (penso di aver consumato sia il cd che il dvd sul finale di Finally Free con un Mike Portnoy semplicemente meraviglioso), ma, ogni volta, mi fa tornare indietro nel tempo, a 16 anni, a quel “viaggio della speranza” da Cosenza a Marino con il mio amico Luigi.

Quando chiudo gli occhi non vedo le immagini del Dvd che, comunque, conosco a memoria, ma vedo me stesso in mezzo alla calca a cantare a squarciagola Fatal Tragedy e Home e a commuovermi su The Spirit Carries On, impreziosita da Theresa Thomason e da un LaBrie davvero emozionante, versione di cui conosco a memoria ogni respiro e che sarebbe diventata un classico della band. E anche se dopo l’esecuzione di Scenes From a Memory la scaletta è diversa rispetto a quella capitolina (e che scaletta! Basterebbe la suite centrale di Awake e A Change of Season a meritare il prezzo del biglietto), le sensazioni non cambiano e, anche vent’anni dopo, resta uno dei dischi che mi fa stare meglio in assoluto.

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