Avere vent’anni: DEEDS OF FLESH – Mark of the Legion

Per i Deeds of Flesh il primo disco della transizione tra il suonare (molto efficacemente) puro e semplice brutal death e qualcosa di più complicato e tecnico è stato Mark of the Legion, che oggi compie vent’anni. Non ci giro attorno, secondo me è il disco più bello che hanno inciso: se mi doveste chiedere quale album consiglierei tra tutti i loro lavori non ho alcun dubbio, è questo qui.

I primi tre dischi, quattro considerando anche l’EP d’esordio Gradually Melted, sono qualcosina di più che semplicemente ottimi episodi di canonico brutal death metal di matrice americana, genere al cui sviluppo hanno dato un notevole contributo. Messi davanti al fatto che fare meglio di Path of the Weakening in quel contesto piuttosto stringente sarebbe stato molto complicato, i Deeds of Flesh si sono in un certo modo reinventati ed hanno iniziato a cercare soluzioni diverse, meno canoniche, meno prevedibili. Non puoi suonare lo stesso disco per sempre, qualcuno avrebbe dovuto dirlo anche ai Cannibal Corpse una dozzina d’anni fa.

Erik Lindmark

Cambiano il batterista, passando dal più che eccellente Joey Hasley (una macchina da guerra comunque) allo strabiliante  Mike Hamilton (tuttora con loro nonostante tutto), una piovra umana in grado di passare nel giro di dieci secondi dal blast beat alla sezione rallentata, con un paio di trick in controtempo e una svisata sui tom, fino a ritornare al blast beat con una naturalezza semplicemente sbalorditiva. Avendo avuto il previlegio di vederli suonare dal vivo posso garantire che non sono trigger quelli che ascolterete su Mark of the Legion e che Hamilton è capace di rifare tutto pari pari senza un solo tentennamento o un’incertezza. Una gran parte del merito della riuscita di questo album è suo, ingiusto non riconoscerglielo.

Con un batterista in grado di suonare partiture di questo livello, il chitarrista Erik Lindmark e il bassista Jacoby Kingston (che si dividevano anche le vocals, dato che i Deeds of Flesh sono stati tra i primi a usare sia il growling marcissimo sia le sovrapposizioni più alte, come in altri contesti hanno fatto ad esempio i vecchi Carcass) hanno dato libero sfogo alla creatività, proponendo riff stroncagambe spezzati e divisi in mille rivoli come il delta di un fiume, con un incedere che talvolta sembra quasi privo di logica. Il disco è complicatissimo per quanto riguarda il songwriting, un continuo succedersi di segmenti musicali uno più complesso dell’altro con continui cambi di tempo, frenetici, schizzati, senza tregua.

Ora, il fatto che la loro musica sia tecnicamente così complessa non deve far pensare che manchi di brutalità e violenza: ogni canzone è nervosissima, distruttiva, sparata a mille all’ora come un treno senza controllo lanciato a tutta velocità verso la più disastrosa delle catastrofi. Anche se il disco è diviso in nove brani, di fatto quello che andrete ad affrontare è un ascolto in apnea di circa 42 minuti, senza pause, senza cedimenti, senza remore e senza compassione. Da Mark of the Legion in poi i Deeds of Flesh hanno iniziato ad allungare i brani: qui ben tre su nove si avvicinano ai cinque minuti e mezzo – cosa insolita per band così estreme, per lo meno in quel periodo – e solo due sono al di sotto dei quattro minuti. Proprio per questo ribadisco che secondo me la vera dimensione dei Deeds of Flesh era questa, col perfetto bilanciamento tra la violenza parossistica dei primi lavori e il loro nuovo corso, decisamente più tecnico e con digressioni verso il death metal puro. Mark of the Legion te lo ascolti e riascolti cinque volte di fila senza averne mai noia, anzi cercando di comprendere appieno quanto stanno suonando visto che, nonostante una produzione impeccabile con basso e batteria ovviamente in evidenza, l’elevatissima velocità di esecuzione richiede uno sforzo di concentrazione superiore alla norma per discernere nella loro completezza i brani e il loro diluvio di note. Già il disco successivo Reduced to Ashes è ancora più tecnico e complicato, uno di quei dischi che ascolti e rimani a bocca aperta chiedendoti come cazzo si fa a suonare così maledettamente bene, ma questo fatalmente gli fa perdere l’immediatezza dell’impatto. In concreto una mattonata in faccia come Mark of the Legion non la hanno mai più scritta. Hanno composto cose diverse, pure splendide, però diverse. Semplicemente: diverse.

Lo scorso anno è uscito il loro disco più recente Nucleus, il terzo della trilogia “spaziale” (perché anche loro tematicamente si sono spostati verso lo sci-fi e gli universi alieni), e l’Archivio li considera ancora attivi sebbene Erik Lindmark, fondatore nonché proprietario della Unique Leader records, label prima indie e poi major dedicata al brutal death metal e artefice della pubblicazione di innumerevoli dischi in grado di soddisfare ogni esigenza più stringente dei fan di questo genere, ci abbia lasciato già da tre anni. Una cirrosi epatica lo ha portato via nel 2018, Nucleus è uscito postumo in quanto registrato probabilmente assieme agli altri due precedenti quando Erik era ancora in vita, ed ad oggi non si capisce bene se la band avrà ancora un futuro oppure se con la pubblicazione dell’ultimo episodio della trilogia si abbia invece intenzione di chiudere definitivamente il libro. Sarebbe una grave perdita, questo sicuro perché non c’è un solo disco dei Deeds of Flesh che non valga la pena ascoltare, ma se non li conoscete e volete iniziare da qualcosa allora partite da Mark of the Legion. (Griffar)

3 commenti

  • Griffar, mi chiedevo: oltre a comprare ed ascoltare quantità enormi di dischi, riesci anche a suonare?

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    • Ciao, purtroppo non più. Con gli amici non abbiamo più trovato il tempo, e il mio progetto funeral doom I Crash and Burn dove suono chitarra e basso su partiture che sono progressioni di tutti gli accordi dissonanti di una stessa nota (esempio: parto con un La maggiore e poi in successione la diminuito, la 7#, la 6/9, la m, la 11 e via di questo passo) preferibilmente su tempi dispari, è in ghiaccio da tempo. Ho 4 brani quasi pronti ma non ci lavoro su da almeno tre anni, poi io non so cantare e dovrei trovare qualcuno cui far sentire i pezzi – che però non sono terminati – che ci mettesse su un vocione bello marcio, ma credo che non se ne farà nulla… Per il momento è una cosa a cui non posso star dietro.🐌😞

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      • Grazie della risposta. Sei anche troppo bravo a riuscire a fare tutto ciò. Era una curiosità che mi era venuta leggendo la recensione, che sembrava denotare una competenza da musicista (ma d’altronde, quanti metallari non lo sono, a vari livelli?). In bocca al lupo per il tuo progetto!

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