Avere vent’anni: WIZARD – Head of the Deceiver

Questo disco è IL METAL. Non è il solo a poter essere definito così, ma fa comunque parte della ristrettissima cerchia di album che riescono a rappresentare in ogni aspetto l’heavy metal. Ma non solo: Head of the Deceiver è perfetto, da qualsiasi punto di vista lo si guardi, e non cede di un millimetro neanche a distanza di vent’anni, nonostante le centinaia o migliaia di ascolti che gli ho dedicato. È tutto perfetto: musicalmente non ha una melodia, una nota, un arrangiamento fuori posto; liricamente ha alcuni tra i testi più esaltanti e fomentanti di sempre; la produzione di Uwe Lulis è rocciosissima ed essenziale, come dovrebbe essere; persino la copertina coglie in pieno il punto, e ti promette esattamente ciò che avrai ascoltando l’album.

Head of the Deceiver ti dà la sensazione di essere un guerriero barbaro di un racconto sword & sorcery che guarda con disprezzo un oceano di nemici dalla cima di una collina ed inizia a correre con furia verso di loro col sangue agli occhi, roteando un enorme spadone, mentre intorno i venti infuriano e il clamore delle legioni del metallo ruggisce di furia omicida. È esattamente questa la sensazione, come se gli Wizard fossero dei Manowar teteschi con meno afflato epico e un enorme carico di ignoranza crassa in più, la stessa ignoranza di Vinnie Jones quando entrava sulle ginocchia degli avversari o di Thor quando faceva esplodere le borse dell’acqua calda sul palco con la potenza dei suoi polmoni. Se i Manowar fossero un generale, gli Wizard sarebbero il luogotenente dai modi spicci e con l’ansia di lordarsi le mani.

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Questo disco tratta di due cose: glorificazione dell’heavy metal e tagliare la testa ai nemici del vero metal. Non ci sono storielle fini a sé stesse, momenti intimisti o altro. Se pensavate che i Manowar esagerassero a usare sempre le stesse parole chiave, non avete mai sentito Head of the Deceiver. Qui è talmente tanta la foga di esprimere quanto spacchi l’heavy metal che spesso non ci si spreca neanche a trovare la rima per metal, con la conseguenza di sublimi rime metal/metal che fanno tremare i polsi. Head of the Deceiver spacca talmente tanto che, invece di perdere tempo a recensirlo, mi basterebbe scriverne i testi per far capire di che si sta parlando. C’è poco da aggiungere ad un disco che si apre con “Show me your fist, show me your muscles, your bronze-colored body out of control” e si chiude con

We play metal loud and proud
Smashing enemies to the ground
Born to play the metal sound
By true metal we are bound

con la voce al testosterone di Sven D’Anna che gonfia i polmoni fino a scoppiare e i suoi compagni di battaglia che suonano velocissimo e potentissimo perché è giusto che sia così e quella testa dei nemici del metal mica si staccherà da sola. Capito di che stiamo parlando? Questo è IL METAL. Se gli Wizard avessero visto l’avvocato mentre scriveva la rece dei Radiohead gli avrebbero spaccato il cranio in due con un’ascia bipenne e avrebbero gettato il suo cadavere ai cani. Qui dentro ci sono inni immortali che sarebbero capaci di far vincere una guerra mondiale all’Estonia.

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Se prendete un depresso cronico che si vuole suicidare e lo tenete per una settimana in una stanza con Head of the Deceiver a cannone poi quando esce ve lo ritrovate cattivissimo, muscoloso come Triple H dei tempi d’oro e con in mano uno spadone che si sarà costruito da solo divellendo i tubi dal muro e modellandoli a testate. Se non vi piace questo capolavoro immortale ho terribili notizie per voi, amici. E non vi sprecate neanche a scrivere impressioni negative qua sotto, perché

We play more metal than the most people can take
Bad reviews and fat ass critics we don’t care
We play metal for all metalheads
And not for rotten poser rats

Sempre per farvi capire la portata della cosa, questi come bonus track ci hanno messo la cover del tema di Ultimate Warrior. Ve lo ricordate Ultimate Warrior, sì? Ma Head of the Deceiver è 50 minuti di puro fomento, un disco scritto in un momento di estasi compositiva difficilmente replicabile, che da solo farà meritare agli Wizard un posto d’onore alla mensa di Odino e tra le schiere di guerrieri del Valhalla, laddove ogni giorno, per l’eternità, i nostri potranno seminare il terrore tra le orde nere dei nemici del vero metal. Non so se è opportuno parlare di singole canzoni perché sono tutte spettacolari e impossibili da descrivere senza il testo davanti. Che vogliamo dire di Calm of the Storm, con quella pausa sovrumana e quel “I’m the calm in the center of the storm/The steady axis in this dance of death” che ti proietta davvero al centro di una battaglia all’ultimo sangue, o quel meraviglioso inno da stadio di Defenders of Metal, o la galoppata di Iron War, che ripete di continuo Philosophy of metal will prevail, o ancora l’epicissima Revenge, la più epica di tutte, con quel ritornello

RIDE! RIDE! Ride with the wind
Don’t think about goodness, revenge is your aim

che continua con i cori che abbaiano REVENGE! REVENGE! che veramente se dopo averla sentita esci per strada e uno ti risponde male lo prendi a testate in faccia finché non muore. O la conclusiva True Metal, una dichiarazione d’intenti e d’esistenza, che si apre con “Why don’t you open your eyes? You are false and we are true” e continua con minacce di morte ai nemici del metal, ai traditori, ai recensori e ai poser.

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Amici e fratelli, qui parliamo di un disco immortale, un capolavoro senza tempo, qualcosa che riesce a rappresentare sensazioni che molto raramente sono state cantate in modo così diretto e puro. Head of the Deceiver è il metal come dovrebbe essere, il grado zero dell’acciaio, il martello del fabbro che forgia uno spadone con colpi secchi, violenti eppure sapienti, scatenando una tempesta di scintille infuocate dalla sua forgia. Gente come gli Wizard meriterebbe di vivere a spese della collettività in enormi castelli circondati da boschi in cui cacciare cervi ed alci, attorniati da harem di donne compiacenti e consultati umilmente dai leader politici mondiali che dovrebbero chiedergli consigli su ogni decisione da prendere. Il fatto che tutto questo non avviene, amici del vero metal, è esattamente il motivo per cui, nel Valhalla, gli Wizard comanderanno un esercito di veri metal e andranno avanti ogni giorno a sterminare le armies of the world per poi festeggiare con Odino mangiando enormi cosciotti di maiale arrosto e bevendo litri di idromele insieme a procaci Valchirie. Perché

In the end the glory will be ours
Proud of having lived the truth
Proud of having had no fear
After the valkyries brought you to Valhalla
The true ones stand beside you
The false ones pierced on their spears

Se siete capitati su questa pagina per caso cercando le ultime notizie su eventuali porno amatoriali di Alissa White-Gluz e non avete mai sentito né gli Wizard né il segreto dell’acciaio, questa recensione potrà essere salvifica. Pentitevi, figli di puttana! Perché, se non lo farete, non soltanto la vostra testa rotolerà parecchio lontano dal vostro collo, ma vi starete perdendo la gloria dell’heavy metal e di tutte le gioie che solo esso può essere capaci di darvi. Head of the Deceiver è un ottimo primo passo per la redenzione. Io vi ho avvertito. (barg)

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