Avere vent’anni: FUNERIS NOCTURNUM – From the Aspect of Darkly Illuminated

Il secondo dei tre album che i Funeris Nocturnum sventagliarono a raffica su noi assetati blacksters nei primi tre anni del 2000 è un disco che, riascoltato oggi, risulta attuale come se avesse giusto un paio d’anni di vita. Non è molto lungo, trentaquattro minuti appena (meno uno di intro di effetti vari), sette brani più Nameless che è un interludio tastieristico quasi orchestrale, visto che l’arrangiamento prescelto per i suoni ricorda una sezione d’archi. Stavano già cambiando, cercando strade diverse dal fast black metal ancorché melodico del primo album, e in questo cambiamento si guardava a soluzioni strumentali più tecniche e ancora più melodiche, anche provenienti da mondi musicali esterni al black metal propriamente detto. Da una parte non è difficile notare una certa predilezione per il death/black svedese grazie a fraseggi di chitarra armonizzati, complicati ma dannatamente d’effetto, come facevano i quasi ignoti Noctes dei quali abbiamo riesumato le gesta Michele ed io poco tempo fa, e da un’altra hanno cercato di ispirarsi a certi pattern ritmici infuriati come un rinoceronte alla carica propri di certo death metal del Vecchio Continente (Cancer, Funebre, anche qualcosina dei Sinister: per esempio il riff portante di perennial mourning tra i primi che mi vengono in mente) e di quello Nuovo (Resurrection su tutti). Occorre notare che i Funeris Nocturnum adattano al LORO stile gli schemi di questa frangia del death metal, che, pur essendo violenta come pochi, non ha mai ceduto al pastone downtuned di stampo brutal death, che ha grande forza d’urto ma che provoca anche notevole difficoltà per l’ascoltatore di riuscire a memorizzare un riff che sia uno, fatti salvi i fuoriclasse del genere – che se sono fuoriclasse di sicuro un perché c’è. Quindi non si sta parlando di un ibrido musicale forzato, perché il trademark del gruppo è sempre quello “storico”, ed il fatto che abbiano cambiato modo di scrivere alcuni riff, facendosi influenzare da quanto fatto da altri gruppi in altri contesti, ha dato ai nuovi pezzi quella quella freschezza e marcia in più da risultare moderni ancora adesso che questo tipo di musica non la suona quasi più nessuno, e comunque non con la perizia tecnico/compositiva con la quale suonavano loro.

funeris

Intendiamoci, la velocità di tutti i pezzi è sempre sostenutissima, ma anche all’interno dell’assalto frontale più forsennato ci sono stacchi improvvisi che lasciano senza fiato dall’ammirazione. Oltre al fatto che non c’è un solo milligrammo di casino neanche a pagarlo a peso di platino. Ascoltate la title track per esempio, con  tanti di quei cambi di tempo e riff diversi da perdere il conto, in cui si passa in un secondo dal fast black al death melodico con una naturalezza sbalorditiva, prima di ritornare al macello precedente e poi cambiare di nuovo verso nuove soluzioni death/thrash, il tutto in meno di sei minuti; ed è comunque il brano più lungo del CD. Così la successiva Lucid Dreaming of Withering Lifeforce, che ad un certo punto stacca la spina e diventa acustica, quasi soave, e se pensate che un aggettivo del genere non c’entri nulla in con un disco che rimane comunque del tutto inserito nel mondo black metal, beh, ascoltate ed approverete. Non è raro che le tastiere si carichino da sole sulle spalle il pezzo, nella sua interezza o solo parzialmente, sulle ritmiche di chitarra come base oppure come completamento delle trame disegnate dagli intrecci dei due chitarristi.

Anche le vocals svariano dallo screaming classico al growling più o meno cavernoso. L’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso sono i suoni scelti per la batteria, che per me sono poco incisivi ed avrebbero dovuto essere più evidenti: è tutto perfetto in questo secondo album dei finlandesi, il songwriting, gli arrangiamenti, i suoni di tutti gli strumenti tranne la batteria, lascia un po’ sorpresi questo tenerla quasi in sordina, probabilmente usare suoni un po’ più pieni avrebbe donato ai pezzi ancora più aggressività e allora forse, in quel caso, di questo disco si sarebbe parlato in modo differente anche vent’anni fa quando non ebbe quel gran riscontro che invece si sarebbe meritato. È un peccato che i Funeris Nocturnum fossero così sottovalutati, perché andarono in crescendo dimostrando di essere grandi compositori ed esecutori e soprattutto dei grandi professionisti. Anticipo che il terzo ed ultimo album del 2002 forse è persino meglio di questo, e contiene un pezzo, Cryonics, che nel caso non conosciate dovete andarvi ad ascoltare obbligatoriamente… Così l’anno prossimo quando ci sarà l’anniversario mi capirete quando vi dirò che è uno dei brani heavy metal più spettacolari di sempre. Non sarebbe giusto privarsi ancora per un anno di tanta bellezza.

Intanto però gustatevi From the Aspect of Darkly Illuminated tutto di un fiato, ascoltandolo con attenzione perché c’è tanta di quella buona musica qua dentro da stupefare, lasciare meravigliati. Sono durati troppo poco, vacca boia. (Griffar)

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