FARTWORK: Old Man’s Child – Born of the flickering

Buonasera a tutti, cari mangiatori di pipistrelli infetti, e benvenuti in un nuovo ed avvincente episodio di Fartwork, la rubrica delle copertine fatte dopo una lobotomia frontale.

Oggi sotto esame la copertina di Born of the Flickering degli Old Man’s Child, prima creatura del dimmuborgiano Thomas Rune Andersen Orre (in arte Galder) che, a metà degli anni ’90, prima ancora del suo sosia italiano Paolo Brosio, già parlava coi santi e le madonne, ma non certo per rivolgergli confessioni o preghiere, anzi.

Essendo ancora molto lontani i tempi di pipistrelli cinesi che ci infettano il tutto, questa copertina ha una storia che rientra abbastanza nella quotidianità di chi vive in campagna.

  1. Estate. Rustico casale nella periferia di Oslo, immerso nella vegetazione. Sera.

Un urlo di giovane donzella squarciò la silenziosa normalità.

“Thomas… MA CHE CAZZO HAI FATTO?”

“Oh, calmate, oh! Hai sempre detto che te fanno paura i pipistrelli, mo’ che entra uno e te lo ammazzo protesti pure!?” – rispose veemente Galder a quella che all’epoca era la sua fidanzatina adorata.

La pischella del pelatone più sexy di Scandinavia non rispose. Alzò il braccio e puntò il dito gelido verso il toporagno volante, spiaccicato sul tavolino all’ingresso del casale in seguito ad un robusto intervento di scopa.

“Che c’è?!” – chiese Galder, spazientito, con la scopa ancora in mano.

La fidanzata era un pezzo di ghiaccio. Il dito paralizzato in avanti e delle lacrime cominciavano timidamente a scorrergli sulle gote.

Galder non capiva: “Ma… ma perché piangi, adesso? Voi donne… non vi capirò mai! Hai sempre detto che odi i pipistrelli e mo’ ti dispiace che l’ho ucciso!”

La fidanzata non rispose nemmeno stavolta, e non si scompose dalla sua posizione.  Galder cominciava a preoccuparsi. Si arrovellava il cervello: se non era per le sorti del pipistrello, cos’è che aveva scioccato la sua bella al punto tale da pietrificarla?

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Stette i minuti a pensarci. Si arrabbiò, bestemmiò, sputò per terra, chiamò Shagrath per sfogarsi (ma trovò occupato), suonò un riff bestiale alla chitarra, poi… poi fece caso al punto dove giaceva spiaccicata la carcassa dell’ei fu un pipistrello. Era il tavolino dell’ingresso, sì, ma il tavolino dell’ingresso era foderato con una tovaglia viola molto kitsch.

Galder sbottò: “Ma che… ma che è pe via de ‘sta tovaglia demmerda? ‘Amma mia oh, vado alla bancarella dei lapponi domani e te ne compro cinque! Porco Baldr infame, chissà che me credevo! Pensavo te stesse a venì un ictus! Domani Galderuccio tuo te la ricompra, ok? Me fanno pure o’ sconto me fanno, e se non me lo fanno li spappolo, ‘sti magna renne!” 

La ragazza, per la prima volta dopo una mezz’ora abbondante d’ immobilità completa, apri la bocca: “Q…ques… questa copertina io… io l’ho sognata!”.

Galder era contento che la sua fidanzata fosse tornata tra i vivi, ma continuava a non capire: “Copertina?”

“Si!” – rispose lei, sempre più emozionata e con le gote che riprendevano pian piano colore – “ho sognato questa scena tre notti fa. E poi quel pipistrello spiaccicato su quella tovaglia diventava la copertina del tuo primo album! Stava su tutti gli scaffali del Discoteca Grim alla stazione di Oslo Nord. Capisci, io l’ho sognato… e adesso ciò che ho sognato si sta avverando, non mi era mai successo!”

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Galder alzò gli occhi al cielo: “Frevd (così si chiamava la fidanzata) non me ne frega un cazzo che l’hai sognato, co tutta a buona volontà, io non posso mettere sto schifo sulla copertina di un album che poi, si spera, verrà acquistato da qualcuno!”

La ragazza chinò lo sguardò, indispettita: “Guarda che ignorare le premonizioni porta male!”

“Ma chi l’ha detta ‘sta cazzata!?”  – replicò il congiunto.

“Stava scritto su Freya Moderna!”

“Ah, e a me di quello che c’è scritto su Freya Moderna che cazzo me ne…”

“Sai chi è il caporedattore di Freya Moderna?”

“No… chi è?”

“Il tuo amico Shagrath!”

Galder si bloccò. Stavolta era lui il pietrificato: “E come mai non me l’ha mai detto?”

“Non vuole che si sappia troppo in giro che gestisce una rivista rivolta ad un pubblico prettamente femminile, altrimenti gli altri blackster più attempatelli lo prendono per il culo. Comunque, se vuoi avere anche solo una vaga speranza di entrare nei Dimmu Borgir, ti conviene obbedire a tutto ciò che c’è scritto su Freya Moderna, altrimenti non ci metto niente a spifferare  a Shagrattino tuo che te ne fotti dei consigli che pubblica sul settimanale. Guarda che in graduatoria per entrare nei Dimmu ci sono altri chitarristi, anche più bravi di te, e tu lo sai e…”

“Va bene, va bene” – la interruppe Galder, mentre, seppur ingoiando qualche boccone amaro, cominciava a intravedere un roseo futuro all’orizzonte – “Deciso. Farò come dici tu. Anzi, come dice Freya Moderna. Rispetterò il vaticinio. Nuova copertina in arrivo, yu-hu! Passami la Polaroid, va…”

“Certo” – rispose la sua bella, sorridendo soddisfatta.

Ovviamente non era vero niente. Né Freya Moderna, né Shagrath che la gestiva, né il sogno, né le premonizioni. La fidanzata di Galder si era realmente scioccata per la finaccia della sua tovaglia kitsch da bancarella, ma non voleva ammetterlo. Poi lo smacchiatore era pure finito. (Gabriele Traversa)

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