Tie’, senti ‘ste olive: NIGHTFALL – At Night We Prey

Tra i quattro o cinque gruppi fondamentali della gloriosa scena estrema ellenica degli anni ’90, i Nightfall avevano un suono originalissimo e distante dal canone black di Rotting Christ e Necromantia, improntato a un death/doom dall’oscura grandeur che trovò il suo apice nel meraviglioso Athenian Echoes. Raggiunto lo zenit, gli ateniesi cascarono con tutti i piedi nell’allora imperante moda goticona, prima con il non disprezzabile Lesbian Show, poi con l’imbarazzante Diva Futura, il cui titolo rendeva tributo alla scuderia del compianto Riccardo Schicchi.

Andò così male da costringere la band a quattro anni di silenzio dai quali riemerse nel 2003 con il valido I Am Jesus. Alla batteria era arrivato Georg Kollias, poi diventato celebre coi Nile. Le tensioni tra costui e il chitarrista storico Michalis Galatsios portarono però all’abbandono di quest’ultimo. Lyssa, uscito l’anno successivo, fu comunque un lavoro discreto ma qualcosa si era rotto. Il leader e unico membro fisso, Efthimis Karadimas, avrebbe riesumato il marchio solo sei anni dopo, con una formazione tutta nuova e due Lp, Astron Black and the Tirthy Tyrants e Kassiopeia, con i quali fu tentato il proverbiale ritorno al passato, con esiti non proprio memorabili. Seguì una pausa discografica ancora più lunga, pari a otto anni. A interromperla è oggi un album sorprendentemente bello, addirittura il migliore dai tempi di Athenian Echoes.

Nightfall-At-Night-We-Prey-2021

Sono due i motivi per cui At Night We Prey spacca così tanto. Il primo è il ritorno di Galatsios, che restituisce l’anima del suono primigenio dei Nightfall, con quella chitarra dal timbro languido e denso. Il secondo è la valenza catartica che questo disco ha per Karadimas, che ne ha fatto il racconto della sua lotta, ancora in corso, con la depressione. Il risultato è un album sanguigno e avvincente dove l’ispirazione ritrovata è anche figlia di un’intensità emotiva messa al servizio dell’urgenza di esorcizzare i propri demoni.

At Night We Prey non recupera solo l’epica tonante del passato ma tiene ben presenti le lezioni positive della fase commerciale. I brani sono lineari, accattivanti, hanno un approccio acchiappone che è figlio di Lesbian Show e I Am Jesus ma, questa volta, riesce molto meglio nell’intento. L’onestà nel non tradire la sbandata gothic sortisce uno dei pezzi più memorabili, la drammatica Giants of Anger. Sul versante opposto, è altrettanto trascinante e diretta Darkness Forever, che è invece la traccia più tirata, con inattesi accenti thrash e un basso in primo piano. È però un episodio isolato. At Night We Prey si muove per lo più su impetuosi crescendo incentrati su mid-tempo che prendono alla gola, con picchi elevatissimi come Killing Moon e l’ipnotica Temenos.

Si respira spesso l’antica magia ma la nostalgia e il passatismo sono banditi. Non immaginavo di poter ascoltare i Nightfall tornare a livelli simili e, considerando quanto li abbia amati in passato, ne sono felicissimo. Auguro a Efthimis di vincere la sua battaglia interiore senza perdere la capacità di scrivere canzoni come queste. E spero che Galatsios sia qui per restare perché a fare la differenza è lui. Bentornati. (Ciccio Russo)

One comment

  • C’è poco da fare: quando ci si mettono seriamente i greci hanno qualcosa di particolare e di personale, è un’attitudine che ha attraversato le epoche e i generi, dev’essere qualcosa di culturale o di genetico, o comunque qualcosa che hanno loro e che li fa suonare così.

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