Musica per fare trekking: ANTRISCH – Expedition I: Dissonanzgrat

Porca troia che disco! Sembra che io parli solo di album che tirano giù il firmamento ma non è così: sono tutt’altro che di bocca buona e scremo tanto a priori, però i debuttanti Antrisch fanno subito il botto e Expedition I è proprio tanta roba. L’unico difetto che ha è che è la scarsa durata, dato che con cinque pezzi in ventisette minuti e mezzo rientra ancora nella categoria minialbum: sarebbe bastato un pezzo in più, e invece qui si vuole far incazzare Ciccio e Barg, perché in cima alla playlist di fine anno io ci vorrei mettere gli ex æquo e loro non me lo lasciano fare. Almeno per ora mi sono salvato. Torniamo ad Antrisch, che, pur essendo un progetto di black metal atmosferico nuovo di pacca, in realtà annovera tra le sue fila gente che suona da anni in altri contesti: peraltro tre di loro fanno parte (tra i vari altri gruppi) dei 7th Abyss, gruppo deathcore che naturalmente non conoscevo perché al di fuori delle mie rotte principali ma che sono andato a recuperare… non è il mio genere ma, se lo fosse, credo che sarebbero uno dei miei gruppi di riferimento, perché sprigionano attitudine metal ogni secondo di ogni brano. Insomma, spaccano pure loro.

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Expedition I : Dissonanzgrat è bellissimo. Dovete immaginarvi una commistione tra il black metal schizoide e straniante che ha reso celebri i DornenReich dal secondo disco in poi, quindi passaggi acustici, atmosferici nel vero senso della parola e talvolta talmente melodici da sembrare influenzati dalla musica classica tedesca di fine ‘700,  inframmezzati con aperture fast black metal sputate a quelle che abbiamo adorato su Virus West dei Nagelfar. Spesso i cambi di tempo ed atmosfera sono repentini, improvvisi, spiazzanti. Il tutto denota uno studio profondo di cosa si voleva suonare ed una non comune attenzione per i dettagli, ed è proprio questo che mette agli Antrisch la celeberrima marcia in più: ogni passaggio, ogni arrangiamento, ogni stacco, dal più ardito al più stravolto, è pura arte nera, di quella che ci piace ascoltare da sempre e che non smetteremo mai di ascoltare anche grazie a dischi spettacolari come questo.

Incattivire il sound atmospheric-prog-black dei DornenReich con la bruta violenza ancorché melodica dei Nagelfar ancora non era stato fatto, e chissà da quanto tempo ‘sti tedeschi ci stavano pensando, e da quanto stavano provando questi pezzi contorti, complicati, trascinanti e coinvolgenti come non sempre succede. I testi sono ispirati dall’escursionismo estremo di alta montagna e la musica riesce ad accompagnarli in una sinergia che è davvero raro trovare in proposte musicali di questo tipo. Ci riuscivano appunto i DornenReich e i Nagelfar nei loro tempi migliori, per questo è impossibile non notare punti di contatto importanti tra queste band storiche e questi bavaresi debuttanti. Menzione d’onore per la stupenda Gipfelfieber, l’ultimo pezzo, con dei riff che a me fanno saltare per aria. Registrato e prodotto impeccabilmente (con forse i bassi un pelo troppo in evidenza, però questa è mera questione di gusti personali), il disco vale ogni centesimo speso e, anche se non comprate molta musica, sarebbe meglio che tra questa poca roba Antrisch ci fosse, non credo che rimpiangerete i vostri soldi. Se li sostenete sul Bandcamp e ve li acchiappate, cosa che vi consiglio vivamente di fare dato che per ora l’unica versione esistente è quella digitale e non costa un cazzo, l’artwork per stamparsi il proprio CD è compreso. (Griffar)

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