Avere vent’anni: MORTUARY DRAPE – Tolling 13 Knell

Tolling 13 Knell è stato il primo disco dei Mortuary Drape che ho acquistato alla data d’uscita, nella mia unica visita da Sound Cave a Milano, se non sbaglio il 2 di novembre (…), e forse per questo è il loro album che porto più nel cuore. Certo, aiuta il fatto che dopo vent’anni io continui a considerarli il miglior gruppo black metal italiano che mi sia capitato di ascoltare, ma sicuramente c’era dell’altro. Andiamo con ordine.

I M13D li avevo scoperti qualche anno prima, con una cassetta di All the Witches Dance, ma io – preso da Emperor e Burzum – avevo fatto fatica a capirla ed era finita nel dimenticatoio. Proprio nell’autunno del 2000, invece, arrivò la rivelazione durante una strepitosa esibizione al compianto Black Celtic Summit di Biella (festival che però ricordo per un imbarazzante episodio in cui toccai il culo di uno sconosciuto convinto di fare uno scherzo a un amico, e per poco non fui linciato). La rudezza e la vitalità di quella serata non mi lasciarono dubbi: capii che sarebbero stati il gruppo della mia vita.

Da quel momento mi sono trovato più volte a chiedermi che bisogno ci sia di tutti i grim & frostbitten (gay bar) del mondo, quando ci sono loro. Dal Monferrato bel suol d’amore li ho seguiti tutte le volte che ho potuto, in nord Italia e in Norvegia, ho visto Walter benedire la folla con il Barbera rituale, ho sudato pogando su Primordial ogni santa volta. Tolling 13 Knell l’ho sempre preferito agli altri album, forse anche perché non se l’è mai cagato nessuno. Io non ho mai capito bene il perché: forse perché troppo recente e quindi non abbastanza kvlt? Perché effettivamente è prodotto un po’ maluccio? Io non capisco, perché in ‘sto disco c’è tutto il meglio di quanto i M13D avessero fatto fino ad allora e forse anche dopo. Ci sono dei pezzi quasi prog e altri in cui Walter canta in falsetto, oltre che le solite cavalcate thrash e le atmosfere acide che sanno di scantinato di Alessandria e di casse da morto scoperchiate.

Tolling 13 Knell è anche il disco del ritorno effimero del primo bassista, Without Name, che ne fa di tutti i colori insieme all’altro (sì, due bassi) di cui al momento non ricordo il nomignolo. Dite quello che volete, ma a me, quando sento Walter che se la prende con il “Polach Pope” nelle strofe di Liar Jubileum, viene tanta nostalgia di casa. Ho parlato in occasione del loro ultimo album di come i M13D siano la variante black metal della cura antimalinconia dell’expat, oltre che, in fin dei conti, un magnifico esempio di artigianato italiano. Per chi ancora non li conoscesse, Tolling 13 Knell può essere il capitolo ideale per capire la band e il suo discorso. (Giuliano D’Amico)

 

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...