MAREK HAMSIK e il corso accelerato per genitori d’un metallaro

Dedicherò queste parole a chi ha messo al mondo una prole più o meno numerosa, e che, anche solo per una volta, si è ritrovato a percepire una certa ansia riguardo la conversione metallara dei propri successori.

Da parte mia, era quello che ho sempre temuto e che mai si verificò: non ci fu mai un evento scatenante che potesse indicare loro un concreto problema nella mia fede per l’heavy metal. Tranne i capelli lunghi in sé, quelli non li sopportava nessuno. Brancolavo nel buio come se dovessi nascondere oggettistica sadomaso nel mio spazio personale di tre metri per quattro: alcuni booklet dei cd li avevo addirittura rovesciati, occultando con zelo e metodo le disturbanti immagini di copertina. Cosa avrebbero mai potuto intercettare i miei genitori? Il carro armato e la croce rovesciata dei Marduk? In effetti, di materiale adatto a scatenar dibattiti ce ne era a sufficienza per aprire un’inchiesta.

E la testa mozzata del primo Brujeria? Tecnicamente potevo spiegare che era una burla e che gli auto proclamati messicani si erano assunti la paternità del gesto, salvo poi rivelarsi gentaglia famosa proveniente da Faith No More e altre borgate del genere. Ma poi? Sempre di testa mozzata si sarebbe trattato. Da qualcun’altro, sì, ma mozzata e se non vado errando anche mezza carbonizzata.

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E le gigantesche croci inverse del logo dei Mayhem? In Deathcrush si vedevano benissimo e così nascosi la copertina lasciandola al centro del libretto. In realtà erano tutte menate mie, menate che per fortuna smisi di farmi molto presto, rimettendo il tutto in bella mostra in un misto di vanto e smisurata goliardia: e nessuno si lamentò mai, a grandi linee. A ripensarci, se un qualunque genitore si fosse messo a perlustrare i libretti di quei compact disc sarebbe potuta finire in mille diverse maniere. Pensate ai soli significati. Apri Plaguewielder e leggi, fra le tante cose, quel Boombastic Necrohell nel testo di Weakling Avenger. Apri World Ov Worms e ti va pure peggio, perché la poetica di Samoth e Daemon riporta alla luce perle dantesche del livello di “Stereogothic Void”, “Psychothronic Schizoid” e altra roba da emicrania cronica. Si sarebbe giunti alla conclusione che l’heavy metal non vuol dire un bel niente. Trascurando il confronto verbale e le giustificazioni che sarebbero sorte se mai avessero letto le parole di I Cum Blood, ci fu una sera in cui la mia essenza di metallaro chiarì definitivamente il teorico inghippo. C’era da stare tranquilli, punto. Al massimo organizzavamo qualche raduno con casi umani devastanti, al peggio, si eccedeva con la birra finendo per prendere un po’ troppa confidenza con il marciapiede.

Mi dovettero accompagnare al famoso Siddharta di Prato, in programma lo show dei Necrodeath di supporto a Mater of all Evil. L’espediente che rese indimenticabile quell’ennesimo tragitto casa-locale era che mi scricchiolava la mandibola, perché la mattina avevo fatto a pugni a scuola. Era andata più o meno così: per mera ritorsione un tale mi aveva teso un’imboscata negli spogliatoi e lanciato addosso un cestino vuoto, al che risposi con un gancio centrandolo proprio sotto alla bocca. Lui, che era otto, dieci volte più veloce di me, in un paio di secondi mi aveva già spinto contro le pareti foderate d’amianto dell’istituto Meucci e dato una spallata che fu l’equivalente della Fatality di Mortal Kombat. Due minuti più tardi eravamo pari, e non ce ne fregava più niente di quello che era appena successo. Scenari del genere, oggi, finiscono in avvocati e servizi al TG sul bullismo: ho sempre preferito la vecchia e sincera maniera di sistemare certe cose fra amici, ma mi scricchiolava pur sempre la mandibola. Feci quel cazzo di rumore per tutto il percorso verso la zona industriale più industrializzata dell’industrializzatissima Prato. E con ciò fummo a destinazione.

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Immaginate un diciassettenne che scende di macchina dicendo ai genitori “Ciao, a dopo”, con la mandibola che scricchiola a ogni sillaba mentre formula frasi brevissime per evitare quello scompenso fisico e al contempo sonoro. Dall’altra parte della barricata, adulti cresciuti a Fausto Leali e Cocciante con la ferrea idea che il rock duro fossero Brian Johnson e Angus Young, o al massimo quei tedeschi che fischiavano su Winds of Change. In programma un gruppo che portava in giro per l’Italia il suo ultimo album, tradotto così: madre di tutti i mali. L’idea dall’altra parte della barricata, pensai, non poteva materializzarsi che così: “Sulle note di Choose Your Death vomiterò una mistura alcolica mentre nel bagno di fianco uno sconosciuto si buca fra le dita dei piedi, e, al ritorno, probabilmente riconoscerete la mia posizione seguendo i numerosi e rumorosi conati”. Tradotto, “Ciao, a dopo”. La realtà era che andavo a godermi uno dei concerti più belli della mia vita, ma vaglielo a spiegare. Ma erano davvero preoccupati dal concerto dei Necrodeath?

La storia è costellata di metallari addormentati in pozze di fango e merda ai più celebrati e lussureggianti festival europei, come cinghiali che si godono la frescura nel verde ombroso di una fitta faggeta. O di risse scatenate perché nel pogare su Davidian qualcuno ha erroneamente dato una spallata alla fidanzata del fidanzato sbagliato. Insomma, quel che accadde nei pressi del Siddharta, in modi meno laboriosi e swagganti, è accaduto e nuovamente accaduto anche dalle nostre parti. Ma quella sera accadde in mio aiuto, come a indicare una distinzione fra buoni e cattivi in cui i buoni, inspiegabilmente, erano quelli delle copertine con le croci rovesciate.

Furono tranquillizzati dal naturale corso degli eventi, vi spiego subito come fu possibile che “Ciao, a dopo” potesse davvero significare “Ciao, a dopo” alla vigilia di un concerto avente in scaletta Necrosadist. A sinistra c’era il Siddharta, non indicato da una normale insegna luminosa bensì dalle decine di metallari accorsi da ogni angolo della provincia per assistere a quello spettacolo. Con tutta probabilità giravano una o due canne e qualche birra, ma, con assoluta certezza, lì fuori tutti parlavano, anzi parlavamo, dei Necrodeath e del thrash metal in generale, cozzandoci al limite su dibattiti circa i rispettivi album preferiti e altre chiassose discussioni ai limiti del Totocalcio. A destra, lungo il tragitto e comunque a breve distanza, c’era un locale popolato da individui d’estrazione direi opposta.

Arrivò un tale con una Wolkswagen Golf, maglia bianca, scritta RICH sul culo e capelli alla Marek Hamsik. Era l’epoca in cui si generavano idee assurde tipo radersi zone della nuca con la forma del simbolo della Nike. Giocavamo al Tabboz Simulator anche per combattere demoni del genere, sia chiaro. Zarri e metallari erano ai due poli opposti e solo il power metal avrebbe tentato una qualche fusione o conciliazione dei due stili, in parte riuscendo, in parte fallendo, poiché ne fuoriuscì un casino al punto che alcuni finirono per assomigliare a certi DJ che lavorano ai matrimoni. Inoltre lo zarro era una concezione perlopiù giovanile, mentre il tamarro a cui volgeva lo sguardo la power metal connection di Labyrinth e simili prese spunto da uno stile sfarzoso, maturo, e, almeno nelle intenzioni, elegante.

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Questo pseudo-Marek Hamsik – che non aveva assolutamente niente di elegante, nemmeno nelle intenzioni – fece un paio di gesti con le dita come per richiamare i passeggeri al suo fianco, perché aveva ben capito una cosa: era appena sceso di macchina e già lo stavano per menare in quattro o cinque. Partì un parapiglia assurdo che neanche ce ne accorgemmo, in cui tutti menavano tutti, spiaccicando alcuni dei coinvolti proprio contro la carrozzeria della Golf nera dell’ex fantasista del Napoli, o del suo stuntman, doppelganger o sosia che esso fosse. I metallari, che ancora non avevo fisicamente raggiunto, con buona probabilità erano a disquisire su Cross the Styx, Transcend the Rubicon e altri titoli di un’epopea allora non più lontana di sette o otto anni. La presenza di una discoteca in relativa prossimità del Siddharta aveva messo a posto ogni cosa tranne la mia mandibola: lei continuò a scricchiolare ancora per un po’, e quella di Marek Hamsik pisciava sangue come una Trevi visitata dal solito cazzone con una tanica di robaccia rossa; nel frattempo, chi mi aveva accompagnato non dovette nemmeno preoccuparsi delle due o quattro birre che mi sarei sparato in seguito. Tanto erano annacquate, e per sentirsi male ce ne volevano una decina.

Se un giorno avrete figli e questi mostreranno una sana attenzione o curiosità verso l’heavy metal, preoccupatevi di quando cominceranno a chiedervi i quattrini per i vinili, di quello preoccupatevi sul serio. Per anni mia madre portò per esempio quel gruppo di tranquilloni con i capelli lunghi e le magliette nere con le scritte, mentre quasi di fronte si menavano come nel vicolo di Essi vivono: l’avevo fatta franca.

È tuttavia bello sentirsi domandare, di tanto in tanto, se “la mandibola dei Necrodeath” mi dia ancora fastidio, a dimostrazione che quel giorno in cui capirono (in parte, fortunatamente quella giusta) che cosa fosse un concerto metal, nessuno dei presenti, tanto meno io, se lo sarebbe mai più scordato.

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11 commenti

  • Dalle mie parti c’ era gente che andava in giro in scooter con un revolver in mano ascoltando i neo melodici. Però il balordo ero io che giravo con il chiodo, un paio di spinelli già preparati nel pacchetto di Pall Mall e una Peroni in mano.

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  • Credo che a un certo punto con bestie di satana e bambini 666 in giro i miei si siano seriamente allarmati. Alla fine però ne siamo usciti alla grande e, onestamente, tutti i discorsi sui satanazzi vari mi hanno sempre fatto un baffo, è un cliché nemmeno dei più divertenti, ero molto annoiato dal fatto che molti dei miei muscisti preferiti perdessero tempo con simili cazzate. Sono comunque stato al midnight due settimane prima che scoppiasse il casino, era agosto ed era deserto.

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  • Faide del genere a Roma erano molto più rare, potevano capitare giusto in luoghi del centro storico, tipo Piazza di Spagna. Questione che non poteva certo riguardare chi come me è cresciuto in periferia. Le comitive stanziate da quelle parti venivano talvolta a contatto non proprio amichevolmente. Ci sono vari aneddoti che riguardano pure il buon vecchio Carmelo Orlando, il quale era un habitué del gin e dei gradini di Trinità dei Monti.
    Mi ricordo però una situazione di grande tensione al concerto dei Carcass del ’93 o ’94, non ricordo esattamente. Era comunque il tour di Heartwork. Entrò al concerto un gruppo di punk lerci di whisky, all’entrata erano già in condizioni pietose. Capii a posteriori che erano lì per prendersela pure con la band, rea di aver tradito le proprie origini grindcore, suppongo. Ve ne sete accorti presto, oh. Svegli questi, pensai. Di fatto cacarono il cazzo a tutti, Jeff Walker prese pure una bottigliata sul basso. Non potrò mai dimenticare il suo sguardo. Per un momento più di qualche persona credette volesse gettarsi in stage diving sulla capoccia del coglione che sferrò l’oggetto, fortunatamente di plastica anche se semi-pieno di qualcosa che somigliava più al piscio che a qualche superalcolico random. Fu un gran signore, dopo qualche secondo di occhi negli occhi, tipo i pre-duelli infinitizzati alla Sergio Leone, riprese a suonare. Finì comunque con un pogo selvaggio e gliela facemmo pagare, in qualche modo. Metallari vs punk. Volarono calci in bocca e qualcuno ci rimise setto nasale e qualche dente. Fortunatamente ne uscii quasi illeso.
    Il locale era il Circolo degli Artisti all’Esquilino. Bei tempi.

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    • Gennaro stucazzu

      Il circolo degli artisti non sta all esquilino, è su via casilina vecchia…ora non ce piu, chiuso, dopo esser diventato locale per fighette! Ai tempi ricordo il sonica dietro la stazione tiburtina, li ci hovrimesso una costola, pogo violento, a 18 anni pesavo 40kg, ma che bello!

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  • “il vicolo di Essi Vivono” mi ha fatto spaccare in 4 dal ridere.
    Sono una mamma di tre bambini, nel metal da quando ero bambina io. E da genitore mi preoccuperei se a mia figlia piacesse Nicki Minaj o come C*zzo si scrive
    Li si!

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  • Andrew 'Old and Wise'

    Problematiche che non ho conosciuto, giacchè mi sono accostato seriamente al metal quando già lavoravo da due anni e vivevo per i fatti miei. Però ho tre figli grandi , e nessuno metallaro ….

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