Fartwork: il caso Mütiilation (il senso del black metal per i mobili)

Cominciamo questo nuovo ed avvincente episodio di Fartwork con una cosa scontata: chi non ama questa grandissima band è un grandissimo stronzo. Il raw black metal da scantinato di questi francesi è quanto di più godurioso, pieno di attitudine e tremendamente coerente a se stesso possa esserci sul mercato, e se non li avete mai sentiti: uscite fuori in terrazzo, prendete la rincorsa e PATAPAM, giù di sotto.

Ok, ora passiamo alla cose meno scontate: la copertina di questo Vampires of Black Imperial Blood io LA ADORO.

È brutta? Sì, oggettivamente sì, col botto (altrimenti non starei scrivendo un nuovo ed avvincente episodio di Fartwork bensì il blog di BELLE COPERTINE), ma da quando l’ho scoperta non riesco a togliermela dalla testa. Di continuo vado a rivedermela su Google immagini e sto valutando seriamente l’acquisto del full-length originale solo per poterla osservare nelle mia mani ogni volta che voglio. Non so dirvi perché, si tratta di un amore cieco e ingiustificato, tipo quello degli ultimi Iron Maiden per gli arpeggini acustici mononota a inizio brano.

Una copertina che racchiude in se una storia. Una storia che si potrebbe intitolare: IL SENSO DEL BLACK METAL PER I MOBILI.

Due blackster di provincia che, dopo una dura settimana a tagliar legna nelle foreste dell’Occitania per conto di qualche feroce padrone di qualche multinazionale, vanno a trovare la loro facoltosa nonna a Montpellier, che li attende sull’uscio:

“Ragazzi miei, mon dieu, perché vi conciate così?! Siete stati in villeggiatura all’Hotel Satana, ultimamente?!? Ma sapete cosa dice la gente di voi?”

“Taglia corto, nonna, siamo metallari noi, non rompere i coglioni ogni volta!”

“Metal che? D’accordo, scusate, siete giovani del resto. Venite, ho appena fatto le crepes!”

La nonna fa accomodare i due simpatici nipotini in sala da pranzo. Poi si china e tira fuori da un cassetto della credenza un set di piattini per dolci, e i due blackster hanno una folgorazione.

Uno dei due, d’un tratto, si alza: “Ammazza, nonna!!”

“Che c’è, nipotino? Ho il culo basso, per caso?”

“Ma che me frega del tuo culo basso!”

“Ah, mon dieu, allora sono i piattini. Troppo impolverati?”

“Ma no, no!”

“Ah, ho capito, avete la gastrite e non potete mangiare la crepes! Mon dieu, mon dieu, le avevo fatte con così tanto amore!”

“No, nonna, NIENTE DI TUTTO QUESTO, SANTODDIO! Stavo solo osservando la credenzina, troppo figa, sai che legno è?”

Ah, la credenzina, ti piace? Non so che legno è, ma sono sicura che fu un regalo di mia suocera quando mi sono spos…”

“Sì, vabbé, nonna, chi se ne frega di quando ti sei sposata con Luigi XVI. Questa è una credenza di valore, il legno è assolutamente di pregio, siamo del settore noi. Senti, ci puoi fare una foto a me e Mordred con la tua credenza? Sarà la copertina del nostro primo album!”

“Ah, tu e Mordred avete un complesso musicale?”

“Nonna… complesso non si dice più da duecent’ anni, mannaggia Robespierre e pure quell’altro coi riccioli da scemo!”

“Oh, mon dieu, scusa nipotino, sono un po’ antica. Comunque sì, ve la faccio io la foto… allora, dunque… tu Mordred va bene così… tu, invece, Meyna’ch sei troppo alto, mettiti seduto su quella poltrona… perfetto, così, pronti? un bel CHEEEESEEEE… et voilà!”

E chissà quant’erano buone quelle crepes, dopo quell’immortale fotografia. (Gabriele Traversa)

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