Avere vent’anni: ANOREXIA NERVOSA – Drudenhaus

Gabriele Traversa: Gli Anorexia Nervosa sono stati un grande abbaglio secondo me. Degli eterni Dimmu Borgir wannabe, accecati dalla loro stessa furia cieca e dalla voglia di affermarsi agli occhi del mondo come i più cattivi e, allo stesso tempo, i più melodici/amati dalle ragazze. Il risultato: un caos piatto e involuto. E infatti quattro dischi e poi CIAONE, chi l’ha più visti. Quattro dischi e forse due pezzi degni di nota (di cui uno è una cover), ma non stanno in questo Drudenhaus, quindi non capisco nemmeno perché sono qui a scrivere. Vaffanculo, è ora di cena, devo andare a mangiare la pasta asciutta. Au revoir!

Trainspotting: Per qualche tempo, dopo averli scoperti proprio con l’uscita di Drudenhaus, gli Anorexia Nervosa diventarono uno dei miei gruppi feticcio; erano anni in cui tendevo ad annoiare mortalmente i miei malcapitati interlocutori magnificando codesto gruppo francese e prospettando per loro un radioso futuro perché, nella mia testa, questi spaccavano talmente tanto che a un certo punto tutti se ne sarebbero accorti. Su quest’ultimo punto mi sbagliavo, ma sul resto no: anche a risentirlo oggi, Drudenhaus scorre che è un piacere, senza sembrare datato o ingenuo, il che non era scontato, dato che in fondo gli Anorexia Nervosa erano una versione più blackettona dei Cradle of Filth (non ascoltate il sodale Traversa qui sopra che parla dei Dimmu Borgir, che non c’entrano nulla o quasi) e giocavano esattamente sugli stessi temi, tra goticume, doppi sensi sessuali, pallide vergini in sinistri castelli, pizzi, merletti, bestemmie e canini sporgenti. Cose che vent’anni fa sembravano incredibilmente meno improbabili di adesso, soprattutto se ci aggiungiamo le tastiere neoclassiche, la grandeur transalpina, le venticinque lingue di cui si compongono i testi e una batteria sparata a quattromila mentre sopra un francese bestemmia urlando. Stranamente tutto ciò funziona alla perfezione. Merito forse anche della produzione Osmose, che dà quella patina di adorabile grezzume senza la quale, molto probabilmente, tutta quest’impalcatura di bizzarrie tenuta insieme con lo sputo sarebbe crollata miseramente.

Comunque dai, non erano chiaramente la nuova promessa del metal però non si capisce come mai non riscossero un pochino di successo in più. Non dico molto, ma un pochino. Forse erano fuori tempo massimo di un paio d’anni, con le tematiche vampiriche (che inondarono il mercato in un periodo brevissimo ma fittissimo, come abbiamo già testimonato), oppure semplicemente hanno dovuto soccombere alla regola inderogabile secondo cui qualsiasi gruppo si ispirasse ai Cradle of Filth poi fosse destinato all’oblio, ma non gli mancava davvero niente per raggiungere quantomeno quei quindici minuti di gloria che a un certo punto venivano garantiti a chiunque, manco fossero un reddito di cittadinanza del metallo. Il tastierista poi faceva un gran lavoro con gli arrangiamenti ed è veramente meschino che tutto ciò non gli sia stato riconosciuto. È un mondo difficile. Non ho mai visto gli Anorexia Nervosa dal vivo né ricordo un concerto o un festival in cui fossero presenti; certo avranno suonato in giro, ma è curioso che io non li ricordi in alcuna scaletta, anche considerato che negli anni sono stato costretto ad assistere ai peggio concerti dei peggio gruppi.

Il pezzo migliore rimane sempre Enter the Church of Fornication, una specie di ottovolante del black metal sinfonico con moccoli declamati in ben tre lingue, ma il disco nella sua interezza non soffre di particolari cedimenti e anzi custodisce anche adorabili chicche come il cacofonico assolo slayeriano buttato lì a cazzo di cane nel pezzo sobriamente intitolato Dirge Requiem for my Sister Whore, e così via. Potrei parlarne per ore, ma penso di aver già annoiato troppa gente con gli Anorexia Nervosa, in passato.

2 commenti

  • Un applauso per il tag “it’s not literally a cradle of filth”, tanta stima.

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  • Li ascolto ancor oggi 🙃 con piacere. Ho tutto ciò che hanno realizzato su cd 💿 (demo compresi presenti sul raro box “suicide is sexy”). Il qui presente “DRUDENHAUS” e il successivo “new obscurantis order” ( molto bombastico come suoni) sono gli album migliori.

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