MIDNIGHT ETERNAL, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la merda

Per motivi didattici (vedi Sanremetal) mi capita spesso di imbattermi in gruppi power bruttini, banali, scontati, stupidini, per certi versi insopportabili, sostanzialmente inutili, ma sono comunque rari i casi in cui queste caratteristiche, tutte insieme appassionatamente, sono portate al superlativo assoluto.

Mi è capitato, ad esempio, con gli Amaranthe (già ampiamente stroncati dal buon Trainspotting); ideale anello di congiunzione tra il melodic power europeo e Rihanna, più tossici di un bagno nell’inchiostro dell’Uniposca, più dannosi a livello cerebrale di un cocktail di droghe sintetiche mentre guardate La Pupa e il Secchione. Ma mi è capitato anche un’altra volta, di recente, anzi, solo pochi giorni fa, e i protagonisti questa volta sono stati i newyorkesi Midnight Eternal.

Un EP e un debut album eponimi (si chiamano entrambi Midnight Eternal, non sto scherzando) all’attivo tra il 2015 e il 2016, poi il cambio di nome (pare si facciano chiamare Everdawn ultimamente, ma persino Metal Archives non ne ha più notizie) e la conseguente fine. Una produzione molto stitica ma che è bastata e avanzata per dirci molto su di loro; e a tal proposito vorrei prendere in esame il videoclip di Signs of Fire, visto che è anche il loro primo “contenuto” in cui mi sono imbattuto.

Giunonica cantante con la novantatreesima di reggiseno, una specie di teatro darkeggiante a far da location, chitarre taglienti come un cuscino, tastierista che è andato a lezioni di scuola guida da Tuomas Holopainen, e fin qui tutto da copione ma… poi iniziano a cantare.

A differenza di molte sue colleghe, la nostra prosperosa frontwoman (Raine Hilai) non ha una tipica voce power femminile, alta e imperiosa, perfettamente sostituibile con altre mille uguali, no, nel suo timbro c’è qualcosa di nasale e stridulo che mi ha fatto pensare più a Paperino, ma con meno sputazzi. Diciamo un Paperino meno sputazzante misto a… contadinotta del basso Lazio che ti vende le caciotte alla Fiera del Gusto. Ecco, ora ci siamo. Potete dire quello che volete, ma una voce così è decisamente insostituibile, nel bene o nel male, e questo le fa onore.

Il ritornello, neanche a dirvelo, è la più classica lagna scopiazzata dalla sigla di qualche anime giapponese di serie B, solo con ancor meno pudore del solito e con Paperino alla voce, quindi in un’inedita collaborazione antistorica tra America e Giappone.

Che vi devo dire: da una parte siamo fortunati che i suddetti si siano fermati a un disco solo, ma dall’altra non posso nascondervi che io questa gente la stimo, anzi, l’adoro. Adoro il loro coraggio, il loro essere così (inconsapevolmente o meno) parodistici, il loro fregarsene di piacere o non piacere alla maggior parte delle persone sane di mente. Non siamo capaci? Possiedo una voce che si sposa meglio coi nomi dei comuni della Ciociaria piuttosto che con testi che parlano di ombre, fuoco e ghiaccio? Chissenefotte, suoniamo e basta, e affanculo il mondo!

Mezzanotte Eterna + Paperino, e la mia autostima sale un pochino. (Gabriele Traversa)

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