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Avere vent’anni: THERION – Deggial

29 gennaio 2020

Trainspotting: Dopo un inizio più tradizionalmente estremo e la svolta, come chiamarla?, operistica di Theli e Vovin, i Therion avevano in mano un mostro multiforme di cui bisognava trovare la quadratura. Inizialmente pensarono che la giusta strada fosse riprendere le caratteristiche più occulte e cupe di quei dischi citati: diedero quindi la stura a un periodo pessimo della storia della band in cui spicca per l’appunto il presente Deggial, un’oretta scarsa di trapanamento di palle che in certi momenti sembra fatto apposta per farti incazzare. Qui si salva poca roba, di cui citerei giusto l’opener Seven Secrets of the Sphinx e la penultima Flesh of the Gods con Hansi Kursch alla voce. Deggial è tutto qui; e aggiungerei come nota di colore il digipack in velluto nero che faceva simpatia. Fortunatamente Christofer Johnsson a un certo punto si rese conto che questo sentiero non lo stava portando da nessuna parte e quindi scelse di ritornare indietro e imboccare una nuova strada evolutiva: quella metallara e allegrotta che ci ha regalato il bellissimo Lemuria e il buon Sirius B. Poi si sono persi di nuovo, ma questa è una storia già sviscerata.

Marco Belardi: I Therion sono stati un gruppo piuttosto prolifico fino a pochi anni fa, e con ciò mi riferisco a Gothic KabbalahSitra Ahra. In seguito nella testa di Christofer Johnsson sarebbe scattata quella molla che ti porta a non osservare più la situazione in maniera lucida, il che ti consentirebbe di trarne ancora dei buoni risultati. O perlomeno di salvare la faccia.

Tuttavia ho acquistato solo alcuni album dei Therion, questo perché non mi sono mai considerato un loro sfacciato supporter: sullo scaffale trovarono posto Lepaca KliffothTheli e certamente altri due o tre titoli. Tenevo tutto in ordine rigorosamente alfabetico, niente suddivisione per generi dato che nel metal, a un certo punto degli anni Novanta, organizzare uno scaffale per generi sarebbe equivalso a suicidarsi o finire per prendere parecchi ansiolitici. Lo Xanax in risposta al vampiric black o alla fusione tra il black scandinavo e le frange più melodiche del death metal? No, grazie. Ordine alfabetico. Il bordo della custodia di Deggial attirava sempre la mia attenzione, era uno di quei dieci o quindici titoli che sapevo benissimo dove fossero riposti, e potevo arrivarci anche ad occhi chiusi nonostante non lo riascoltassi mai. Era come una sfida tra me e lui, mi dicevo prima o poi ti ridò una possibilità” e a furia di dirglielo sono arrivato alla soglia dei quaranta e non ho più quel compact disc. La mia riluttanza a ritornare su Deggial nasce dalla concreta possibilità, poi annullata dall’ascolto, che quest’ultimo divenisse il mio album preferito della band svedese: suonava come io volevo che suonasse, c’era un bel pezzo heavy metal con Hansi Kursch alla voce, e inoltre chitarra ed orchestrazioni, e soprattutto cori, mi parevano meglio bilanciati che in Vovin (punto di altissima ispirazione per i Therion, ma che a conti fatti non riascolto mai per quel che si erano decisi d’imbastire). Il problema di Deggial erano i pezzi, la maggior parte dei quali si collocava talmente tanto nell’ordinario da stordirmi. Non una The Rise of Sodom and Gomorrah, non una In the Desert of Set, non più nulla di ciò a cui ci avevano abituato. Pur dotato di un finale di scaletta di buon livello, con dentro perfino Carl Orff (Carmina Burana), Deggial lo rimetto su oggi e mi dice le medesime cose di allora. E fra le righe leggo di stargli nuovamente alla larga.

3 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    29 gennaio 2020 10:46

    Il disco ha una sua atmosfera e brani come Via Nocturna o Ship Of Luna sono molto belli, però è chiaro che stiamo su un livello decisamente inferiore rispetto a Vovin. Personalmente, quello che non piace del disco, è il fatto di basare tutte le vocals sui cori, che alla lunga sfracellano gli zebedei…

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  2. Mirko permalink
    29 gennaio 2020 19:06

    Mai sopportati, con tutti sti pizzi e merletti, Cabala, culti farlocchi, cori, frociate varie….

    Piace a 1 persona

  3. Bacc0 permalink
    29 gennaio 2020 21:41

    Per me è semplicemente la brutta copia di vovin, il classico disco di una band che ha ormai superato l’apice della propria carriera e non più nulla da dire. O forse mi fece questo effetto perché ormai, a vent’anni, la fissa del gothic mi era passata e sta roba cominciava a sfracellarmi lievemente le palle, boh.

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