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L’alternativa alla briscola al bar: RAGE – Wings of Rage

16 gennaio 2020

Essendo nato vecchio, come a volte mi hanno apostrofato certe brutte persone, uno dei crucci che ho sempre avuto riguardo l’intraprendere il mestiere di musicista è stato quello del progressivo ed inarrestabile avanzare dell’età anagrafica (oltre alla possibilità di entrate con almeno una parvenza, pure lontana, di stabilità), dubbi conclusisi con la ragionevole certezza che, se già sei poco convinto, poi le cose finisci che non le fai; infatti la vita mi ha definitivamente portato altrove, anche se per gli affari miei continuo a suonare roba, perché poi la passione è rimasta e rimarrà sempre. Però immaginate di essere uno di cinquantacinque anni che pratica il metallo in giro per il mondo da più di trent’anni e rotti, con enne cambi di formazione, che adesso suona con uno di circa quindici anni di meno (anzi, francamente credevo che Marcos Rodriguez ne avesse anche meno, invece ha la veneranda età di quarant’uno anni e manco un pelo bianco) ed un altro tizio greco alla batteria (dal nome impronunciabile) che pure avrà più o meno la stessa età dell’altro, con oltretutto la priorità di dover produrre un disco all’incirca ogni due anni, pena la riconversione con un qualche mini-job sottopagato alla tedesca oppure una confortevole sistemazione sotto un ponte. Ecco, ad uno così, a Peavy Wagner dico, vagli a parlare di passione.

È chiaro che se gli fanno un’intervista cosa cazzo risponderà mai, che è entusiasta, che l’ultimo disco è il migliore di questa formazione e che non vede l’ora di fare un cazzo di tour di enne mesi, ma la realtà probabilmente è cosa assai diversa. E non c’è niente di male, nel senso: è un mestiere che consapevolmente o anche no ti sei scelto, e quello devi fare, risposte da copione e tutto. Però non è un cazzo facile, specie se all’interno di tutto il processo devi inserire una certa dose di creatività, anche detta ispirazione, che non puoi necessariamente riprodurre per un qualche processo particolare. Quella c’è o non c’è. E direi proprio che in questo preciso momento storico, nella vita di Peavy Wagner, non c’è. Siamo alle solite: Wings Of Rage non è un brutto disco, è solo sciapo, insipido. Cioè, ci sono dei pezzi che sono effettivamente brutti, (per lo più concentrati nel trittico con l’orchestra della seconda metà del disco, Don’t Let Me Down e Shine a Light su tutti), ma anche delle canzoni che tutto sommato sono belline, tipo Tomorrow o Chasing The Twilight Zone o la stessa Wings of Rage. Però, per la puttana, se mi tiri fuori un rimaneggiamento alla cazzo di cane di Higher Than The Sky (HTTS 2.0) con la sette corde a me viene voglia di prenderti a testate sul naso, magari non a te che TVB, ma all’amico tuo nano, sicuramente tinto e narcotrafficante certo che sì. Che cazzo di porcheria, ti sei bevuto il cervello? Non rispondere. (Cesare Carrozzi)

2 commenti leave one →
  1. 16 gennaio 2020 15:52

    Maturo, empatico e un po’ malinconico, come l’età richiede, e con la sfuriata finale del fan deluso ma che non riesce a non provare affetto per il suo beniamino ormai appannato. Bravo, Carrozzi. E bravo anche a Peavey, che continua a crederci dopo tutti questi anni, anche se magari (probabilmente?) lo fa per mancanza di alternative.

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  2. weareblind permalink
    16 febbraio 2020 10:20

    A Milano però è stata una ottima serata live.

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