Avere vent’anni: PLASMA POOL – Drowning

Se Attila Csihar oggi ha una carriera, se è ancora in giro invece che a Budapest chiuso in una stanza a drogarsi (o, ancora più realisticamente, morto), gran parte del merito va a Luigi Coppo; un nome che nella seconda metà degli anni novanta ho visto menzionato quasi ossessivamente, nelle pagine e nei flyer di infinite fanzine prima, sulle riviste specializzate pressoché a reti unificate poi, da inizio millennio invece la quiete assoluta. Luigi Coppo aveva un’etichetta e una rete di contatti e per un periodo di tempo è stato letteralmente l’archeologo di Attila Csihar, ripescando e portando alla luce, spesso per la prima volta in assoluto, pressoché ogni incisione a cui Attila avesse preso parte, un lavoro di recupero mastodontico quanto mai realmente riconosciuto e celebrato per il dono all’umanità che è stato. Dopo la ristampa in cd della discografia dei Tormentor – gruppo che, per rilevanza storica e portata delle intuizioni, equivale ai MayheM o alla prima fase dei Bathory – sgancia la bomba neuronale svelando al mondo fuori dall’Ungheria i Plasma Pool, trio mai andato oltre il demotape, di cui Attila era il vocalist; il genere, una forma primordiale di psytrance a bassissima fedeltà, per ovvi motivi imballabile in un qualsiasi contesto socialmente connotato.

Drowning , secondo e ultimo capitolo di una trilogia rimasta incompleta (il terzo Sinking, completato parallelamente a questo, non è mai uscito), viene indicato come disco “live” ma non si avverte un sussurro tra un pezzo e l’altro e il silenzio spettrale che divide le tracce, quando le tracce sono divise, rende ancora più surreale l’intera esperienza; le incisioni coprono un arco temporale tra il 1991 e il 1994 e fanno sembrare De Mysteriis DOM Sathanas, come qualsiasi altro disco in realtà, roba da favolette per bambini.

Chi ha scoperto Attila nei MayheM o, in tempi più recenti, nella cover band degli Earth primo periodo, non ha la minima idea di cosa sia stato capace di commettere prima dei MayheM e contemporaneamente agli Earth originali. Qui la sua voce, letteralmente, non sembra umana; il titolo del disco (Annegando) ne è la perfetta sintesi e la qualità di registrazione da cassetta in avanzato stato di decomposizione, considerato il contenuto, è un valore aggiunto. Intro e outro hanno lo stesso titolo – “Paura” – che considerato quel che succede nel mezzo è un po’ come definire Bill Cosby “un barista fuori dagli schemi”. In dodici stazioni un tour de force psichico da rendere inutile il ricorso a qualsiasi tipo di sostanza psicotropa vita natural durante: da Brainsucker, giro di tastiera da traccia house rivierasca alla vecchia, bleep da videogioco con le astronavi a preparare il campo alla prima di infinite aggressioni vocali direttamente dall’abisso del subconscio, alla successiva Sick of rain che nel crescendo allucinogeno di loop trance senza respiro e indescrivibili deliri laringali è il pezzo che torna su spontaneamente ogni volta che piove per più di mezza giornata, via via in fila tutte le altre – con la strumentale Satellite da spartiacque, undici minuti che sgretolano in miliardi di invisibili pezzettini il sistema nervoso più saldo e inscalfibile.

Drowning ancora oggi e per sempre un detonatore per scheletri del passato mai archiviati e condizioni mentali non proprio serenissime, equilibri psichici già in partenza fragili e chissà quali e quante altre scimmie sulla schiena con cui all’improvviso ci si ritrova a dover fare i conti. La voce della parte del cervello che non usiamo rimasta silente per anni o decenni o tutta la vita, che all’improvviso si risveglia e urla in faccia la crudele farsa che è l’esistenza. È come tornare all’improvviso dal coma, trovarsi nell’istante esatto in cui la botta sale male cristallizzato ed espanso nel tempo fino all’eternità e oltre, le sinapsi una dopo l’altra si sgretolano e lo scenario di colpo si trasforma nel finale di Requiem for a dream ma reale. È la prova vocale più sconvolgente di Attila e di quasi chiunque altro, l’effetto dell’allucinogeno più potente combinato allo psicofarmaco dagli effetti collaterali più violenti e sgradevoli. Il vero motivo per cui Albert Hofmann avrebbe meritato il Nobel per la medicina. Drowning è bellissimo, terrificante, istruttivo. (Matteo Cortesi)

3 commenti

  • Si si si!!! che figata di tracce che avevano i Plasma Pool, ce lo avevo su cassetta che salcazzo dove sarà andata a finire ora….Ascoltato in cuffia di notte era una esperienza quasi traumatica.
    Mi ricordo che sul Metal Shock c’era una recensione (di chi? Michieletto? Fuzz? boh…) che diceva più o meno “dovete premiare l’impegno di una band che si è drogata l’impossibile per creare un disco simile”.
    Onestamente questi si che erano dischi della madonna, mette una gran tristezza pensare che i ventenni di oggi considerino originali e innovativi quei ricchioni dei Rammstein e che poi non abbiamo mai sentito Plasma Pool, Skinny Puppy o Laibach.

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  • Conoscevo il mitico Luigi Coppo, e lo sentivo spesso al telefono. Una volta, dovendomi consegnare un cd, lo diede al padre, che doveva portare il cane dal veterinario vicino a casa mia. Il signore si fece accompagnare dal vigile del paese (il quale, a sua volta, era in giro per missioni e commissioni). Giunto a casa mia, il padre si lamentò con mia madre del figlio, che a quarant’anni stava ancora dietro a strani tipi di musica… Che fine hai fatto, Luigi? Sei sparito?

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  • consigli a tema per il sottofondo della cena di capodanno

    https://embodimentpromotionsrecords.bandcamp.com/releases

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