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RAM // Vulture // Indian Nightmare @Zaścianek, Cracovia – 17/09/2019

19 settembre 2019

Arrivo con un mal di testa che picchia sul serio, dopo una delle tante giornate di merda al lavoro di questo periodo post-estivo. Ad accogliermi ci sono gli Indian Nightmare sul palco, teteschi di Berlino, i quali stanno suonando a volumi talmente esagerati che devo ordinare la prima birra a gesti, visto che la barista non mi capisce manco quando le strillo nell’orecchio.

I giovani sul palco (secondo me non più che venticinquenni) sono vestiti da indiani d’America post-atomici in versione zombi, con tanto di trucco in faccia e permanenti in stile Tigertailz o Wrathchild (andateveli a vedere, se non li conoscete). Mi viene pure il dubbio che il cantante indossi una parrucca, tanto mi sembrano scolpite col calcestruzzo le chiome che fa sventolare all’aria. Una sorta di mix tra Joey Belladonna degli anni d’oro e Sigourney Weaver in Ghostbusters. Però menano, e non vanno troppo per il sottile: speed metal a rotta di collo con urla lancinanti e ritmi serratissimi. Carini e molto pertinenti come sottofondo per una gara di rutti da birra Okocim, unica offerta alcolica del locale, che altro non è che una bettola per studenti buia e scalcagnata. Tra un rutto e l’altro mi avvicino al banchetto dei Vulture, dietro il quale c’è un tetesco che si dimostra ben felice di vendermi tutta la discografia della band, che consiste di due full e un EP, venduti a prezzo irrisorio persino su vinile. Ottimo acquisto.

Capture

Prima di venire a questa serata mi son risentito i dischi dei nostri amici panzer, e confermo che l’ultimo Ghastly Waves & Battered Graves è davvero un ottimo album di puro speed/thrash, uno dei migliori usciti quest’anno di sicuro, se non il migliore nel genere. Mentre si apprestano ad entrare in scena, ognuno di spalle e con uno smanicato con la toppa della band, penso che non sarebbe male se facessero pezzi come Victim to the Blade, o Electric Ecstasy, dal precendente The Guillotine, roba veramente in acciaio inox con bei riff efficaci e melodie taglienti come un coltello Shogun. E guardacaso, direte voi, questi sono proprio i due pezzi d’apertura. Noto che, a differenza del precedente gruppo, l’atmosfera si riscalda di brutto e la gente inizia a girare sotto il palco a mo’ di vortice, colpendo tutti coloro che capitano a tiro. Io temo seriamente per un ragazzo cieco che si è piazzato accanto a me, pericolosamente vicino al “ground zero”. Fortunatamente non succede nulla, ma mi accorgo che, invecchiando, il mio cuore d’acciaio comincia a sentire più empatia verso i più deboli.

Il chitarrista dei Vulture, poi, ha pure i baffetti, cosa che andava tantissimo tra i gruppi crucchi degli anni Ottanta e che personalmente non vedevo dai tempi delle foto sui dischi dei Paradox e roba cosi’.

I Paradox, maestri di stile

Comunque sia, un’ora di implacabile metallo in stile Destruction con forti accenti di Exodus qua e là (il cantante sembra davvero il compianto Paul Baloff a volte) scorre via come la fredda birra Okocim. E ci scappa pure una cover di Piece by Piece, invero molto ben eseguita. Stavolta però, contrariamente ad un’epica serata in cui portai la fidanzata a vedere i Belzebong nello stesso locale, non ci scappa la rissa. Il ricordo degli schizzi di sangue sulle pareti è stato sufficiente a convincerla a non presenziare mai più a questo tipo di eventi, complici volumi impensabili a cui la band di Kielce è solita esibirsi.

La colazione (o cena) dei campioni

Ma tornando a noi, mi guardo attorno e vedo quasi solo ragazzi in età da studenti, e mi viene da pensare a quanto mi scassi il cazzo l’idea di tornare l’indomani a parlare con ingegneri ed esperti di firewall per tutta la giornata. Beati loro che non avranno un cazzo da fare. C’e’ pure una tipa con la maglietta dei Virtue, e davvero vorrei congratularmi con lei per la scelta astrusa, ma non voglio dare l’impressione di essere un Pietro Pacciani, o piu’ semplicemente il serial killer locale catturato due anni fa e di cui e’ iniziato il processo proprio questa settimana. Credo che là dentro siamo probabilmente in due a conoscere i Virtue. Però c’è pure un ragazzino con la toppa degli svedesi Universe, sottovalutatissimo gruppo di una scena che oltre ai primi, fenomenali Europe, comprendeva anche Madison, Universe, Heavy Load e Proud, per dirne alcuni, i quali però non riuscirono mai a guadagnare lo status di Joey Tempest and co. Comunque mi commuove vedere tanta dedizione da parte dei giovanissimi.

Finita l’esibizione dei Vulture (suoni così così, come per gli Indian Nightmare), attendiamo i RAM, i quali, avendo più esperienza ed essendo i principali promotori della tournee, dedicata alla promozione del loro ultimo The Throne Within, si arrogano a buon diritto la posizione di headliner. Eppure è chiaro fin da subito che gli avventori sono principalemente là per l’esuberanza dei Vulture, e infatti dopo mezzo set il pubblico si assottiglia. Gli svedesi suonano un buon classicissimo heavy metal in stile priestiano, con tutti gli “inni” o presunti tali da sfoggiare in sede live. Vedo infatti che diversi ragazzini tra il pubblico addirittura decantano a memoria i testi di alcune canzoni.

Poco più di un’ora, compreso l’encore, di incontaminato heavy metal che più classico non si può, eppure manca qualcosa. La freddezza dell’esecuzione denota una certa familiarità con il palco, ma il coinvolgimento non è lo stesso dei Vulture, a cui va il premio di band della serata, e probabilmente anche un posto nella playlist del sottoscritto a fine anno. E guarda un po’: i volumi esagerati e tutto questo heavy metal, alla fine, mi hanno perfino fatto passare il mal di testa. O sarà stata la birra Okocim? (Piero Tola)

One Comment leave one →
  1. Hieiolo permalink
    19 settembre 2019 17:39

    @Piero Tola : la song Victims to the blade mi pare fosse la titletrack di un EP. Non era inclusa in The guillotine ( salvo ristampe che includevano l’ep come bonus ).
    Gran gruppo comunque

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