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FUROR GALLICO // ULVEDHARR @Legend Club, Milano, 02.02.2019

3 febbraio 2019

Pur avendo vissuto a poco più di venti minuti dal Legend Club per i primi diciannove anni della mia vita, non ci avevo ancora mai visto un concerto. Ci ero capitato abbastanza di recente col Barg per vedere qualche gruppo estremamente underground, ma era finita che alla sala concerti neanche ci siamo arrivati e siamo rimasti nella saletta accanto a bere whisky (lui) e birra (io).

Questa volta invece ci sono andato con un altro amico, e quando arriviamo gli Ulvedharr hanno appena iniziato a suonare. Per evitare eccessive tentazioni alcoliche mi fiondo direttamente nella sala concerti, dove però vedo pochissimo per via del fumo che arriva dal palco – vi assicuro che fuori non c’era nebbia e che non poteva essere colpa della Padania. Procedo a tentoni verso il bancone, e poi verso la mia postazione. Faccio davvero fatica a vedere il palco per via del fumo e delle luci sparate in faccia al pubblico, ma bisogna dire che mi è capitato poche volte di poter ascoltare così bene la musica in un locale. Gli Ulvedharr propongono un death/thrash molto diretto e hanno “solo” quattro membri nel gruppo, ma anche i Furor Gallico con il doppio dei membri e degli strumenti mi daranno la stessa piacevole impressione. A dispetto del nome, il gruppo di spalla non viene da Bergen, Norvegia, ma da vicino Bèrghem. Le valli bergamasche da cui provengono non hanno impedito loro di incentrare le tematiche dei primi due album sulla mitologia norrena, e di pubblicarne un terzo che virasse sui romani e sui condottieri che sono riusciti ad impensierirli, come Brenno e Attila – probabilmente più consoni al tipo di proposta musicale. La loro prestazione è solida, e il pubblico caloroso e numeroso. 

Tempo di risistemare il palco e arriva il momento dei Furor Gallico. Smessi i kilt in sede live e freschi del nuovo album Dusk of the Ages, i brianzoli giocano quasi in casa e, anche se sembrava impossibile, riescono a riempire ancora di più la piccola sala del Legend di fan giovanissimi e affiatati – mi è addirittura sembrato di notare tra il pubblico qualche ragazzina col war paint in faccia che cantava i singoli del nuovo album. Costituivano comunque un piacevole ossimoro con alcuni energumeni bergamaschi comparsi ad un certo punto davanti al palco a ravvivare un po’ la situazione, lamentandosi ad alta voce che a Milano ci siano “solo fighette che non pogano neanche”. Ad un certo punto hanno anche preso le suddette ragazzine e hanno fatto fare loro un po’ di crowdsurfing – una di queste ha pure tirato fuori una bandiera sarda e l’ha sventolata in trance, sospesa sopra la folla.

Il fumo nel frattempo si è diradato un po’ e le luci non sono più state sparate negli occhi di noi ignari spettatori. Come già accennato, l’equalizzazione è rimasta ottima durante tutto il concerto permettendoci di sentire ottimamente anche i Furor gallico e tutti i loro strumenti (tra cui arpa celtica, bouzouki e flauto). Anche la seconda voce femminile (novità di Dusk of the Ages) si è sposata bene con quella maschile (molto migliorata) di Pagan; e insieme sono riuscite a non cadere nel tranello stereotipato della “bella e la bestia”, tipico soprattutto dei gruppi gothic metal con cantanti di entrambi i sessi. Nel complesso quello dei Furor Gallico è stato un buon concerto, pulito, gradevole e divertente, che mi ha fatto rivedere gruppi e persone che avevo quasi dimenticato negli anni di vita romana. (Edoardo Giardina)

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