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Il gruppo perde i membri ma non il vizio: OBSCURA – Diluvium

13 agosto 2018

Mi sono sempre chiesto perché gli Obscura facessero un così vasto utilizzo del vocoder. Alla fine per i Cynic poteva avere senso data la sua originalità; anche in Cosmogenesis lo potevo apprezzare perché faceva diventare quell’album come il punto d’incontro perfetto tra Cynic e Necrophagist (dai quali veniva metà formazione degli Obscura del 2009). Ma mò basta veramente però!

Non so voi, ma a me il vocoder negli Obscura mi aveva già stancato da Omnivium. Fondamentalmente perché, finita l’emulazione dei due grupponi citati sopra e considerati i bei growl e scream rispettivamente di Steffen Kummerer e V. Santura, non aveva più senso di essere usato. Tutto questo per dire che appena partito il “ritornello” della prima traccia di Diluvium, Clandestine Stars, mi sono incazzato. Poi in realtà l’album procede decisamente meglio, anche se rimane impressionante come i tedeschi, nonostante tutti gli avvicendamenti nella formazione, rimangano sostanzialmente fedeli alla linea. Klausenitzer, il sostituto di Thesseling, sembra imitare il bassista olandese nonostante abbia sul curriculum esperienze con Alkaloid e Noneuclid (i secondi non sono così male come i primi); e il nuovo chitarrista Trujillo (già!) fa più o meno la stessa cosa con quello vecchio, Christian Münzner, imitando il suo neoclassicismo pomposo (se vi volete bene non ascoltate i suoi album solisti). Una cosa che invece è sicuramente migliore rispetto agli album passati è che le loro influenze dal death metal classico più in stile Morbid Angel non sono state condensate in una sola canzone dell’album a mo’ di omaggio (qualcuno ha detto Ocean Gateways di Omnivium?); bensì sono state sparse più equamente su tutta la lunghezza dell’album e mischiate con le influenze death melodiche svedesi e con quelle più tendenti al death tecnico/prog di Atheist e Cynic. Degli ottimi esempi possono essere Mortification of the Vulgar Sun, The Conjuration o An Epilogue to Infinity

Diciamo che gli Obscura non sono mai stati dei maestri di originalità neanche nelle cose più banali, a partire dal nome preso dall’album dei Gorguts e passando per il logo ispirato a quello degli Obituary (sulla musica abbiamo già detto). Escludendo Retribution che pescava a piene mani dalla discografia dei soli Death, nei dischi successivi hanno forse trovato la loro cifra nell’unione degli stili dei gruppi che più piacciono loro. Tra l’altro, come spiegato da Kummerer anche nell’intervista concessa a Ciccio, Diluvium è l’ultimo capitolo di una tetralogia, un super mega concept cosmico iniziato con Cosmogenesis e proseguito con Omnivium e Akròasis. Ora che sono terminati il progetto di medio periodo e il contratto con la Relapse Records, chissà cosa riserverà il futuro al gruppo bavarese, che nel frattempo è uscito dall’underground ed è diventato oggetto di culto (nonché feticcio) di frotte di ragazzini metallari. Forse per ampliare il loro pubblico ricominceranno con un concept sulle varie fasi di lavorazione della marijuana. (Edoardo Giardina)

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  1. 13 agosto 2018 16:00

    Per me, è il migliore dai tempi di Cosmogenesis..
    Magari ha una produzione un po’ troppo leccata ma, mi pare che abbiano trovato il giusto bilanciamento tra tecnica e melodia. Insomma, il tutto è stato diluito abbastanza bene..cosa che non riscontravo né su Omnivium (troppo progressive) che su Akróasis (forzatamente cattivo)! Probabilmente il buon Steffen si sarà ammorbidito o, magari, gli altri fanno proprio tutto ciò che gli viene detto. Però, trovo che le parti qui risultano più amalgamate di prima..cosa che, alla lunga, aumentano la fruizione degli ascolti multipli!
    Penso che il vocoder (che a me non dispiace affatto..) si noti troppo perché, quella che manca è proprio la voce brutal.
    Pezzo preferito > “The Seventh Aeon”
    P.S.: Voi non vedete una certa somiglianza tra quello che viene fuori dallo “squarcio” e il fiore di una certa sostanza..?!

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