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Once upon a time in Norway #7

8 ottobre 2015
oncenorway

Foto di Anna Ødegaard

Questa rubrica è stata in letargo per un po’ di tempo (in Norvegia non succede granché, dicono in molti), ma un paio di settimane fa mi è capitata un’esperienza che mi pare degna di nota e che desidero condividere con voi. In seguito all’imborghesimento della vita accademica, recentemente mi sono trovato a un festival degli orti urbani di Oslo. Tutto molto carino, c’è da dire: larga area verde a disposizione della cittadinanza, ingresso a offerta libera, famigliuole sdraiate in terra con tovaglia da picnic a quadri, spremute di cavolo rapa, gente che suona il banjo, bimbi che fanno le capriole nei prati e non ultimo un ricco programma di concerti.

A chiudere la serata hanno chiamato i Tusmørke, band di cui avevo spesso sentito parlare ma mai avvicinato direttamente. Saliti sul palco al crepuscolo (”tusmørke”, appunto), i nostri sembrano il gruppo perfetto per l’occasione: flauti, glockenspiel, moog si aggiungono agli strumenti elettrici a ricreare atmosfere campestri di stampo prettamente fricchettone. Quando il cantante spiega che la speculazione edilizia oscura il panorama della Gamle Aker Kirke (la chiesa più antica di Oslo) dal suo balcone, le barbe degli hipster presenti annuiscono convinte.

Ci si accorge però presto che qualcosa non quadra. Tra un firulì e un firulà, la verve del gruppo oscilla pericolosamente tra spensieratezza hippie e qualcosa di decisamente più oscuro. Quando parte il coretto di Offerpresten, chiaramente ispirato a Come to the Sabbath, si capisce finalmente che i Tusmørke sono gli ultimi discendenti di quel satanismo campestre che fa capo agli insuperati Black Widow. Per darvi un’idea, ci troviamo a metà tra i fricchettonissimi Circulus e quegli onesti mestieranti dei Blood Ceremony.

L’evento assume quindi proporzioni ben diverse e più sulfuree della banale chiusura di un festival degli orti urbani. Come vedete nel videoclip della già citata Offerpresten, l’agenda dei Tusmørke è sì orientata verso una rivolta contro il mondo moderno, ma in buona sostanza in onore del dimonio. Si tratta, come si evince dalla foto, di teach children to worship Satan. E la chiusura del concerto, con esecuzione a colpi di daga (!) di uno spaventapasseri vestito da agente immobiliare, esprime perfettamente quella sintesi di lotta di classe&occulto che non si vedeva dai tempi di Antonius Rex e Morte al potere.

Andateveli a cercare questi Tusmørke – hanno all’attivo già due album e un paio di split e su Spotify c’è tutto. Intanto io me li vado a rivedere tra non molto, in compagnia dei 1349 e di un professore di storia medievale (!!), in occasione di una tournée celebrativa dei 666 anni dall’arrivo della peste nera in Norvegia (1349+666=2015 – e sì, in Norvegia arriva tutto con un anno di ritardo, anche la peste). Chiudiamo con il pezzo che più gira nel mio lettore negli ultimi giorni. Alé!

One Comment leave one →
  1. dreymar permalink
    17 ottobre 2015 08:25

    Hi! I think you should appreciate the difference between ‘satanic’ and ‘satanism’! We never taught any children to worship anything, you know. That boy is a cool little dude who really liked our show.

    Also, the song wasn’t Offerpresten but Reptilhjernen Vet – “The Reptile Brain Knows”. So the murder was psychologically symbolic: We may overcome the things we dislike in our minds (if we fight really hard for it!) but we can’t rule our inner self with violence.

    “Class” struggle was definitely a part of the performance itself (not the song). But in Norway the struggle is more between hard capitalism and social values.

    Thanks for the article! See you in Bergen!

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