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Un nuovo pezzo di Ihsahn: il ritorno delle trombe pazze

14 ottobre 2013
la_repubblica_delle_trombe_01

Un giovane fan moldavo

After mi fece impazzire, lo ascoltavo pure di notte, con sommo raccapriccio del mio coinquilino, che era costretto a sorbirsi tutto il giorno quelle che Nunzio definì – in un momento di straordinaria lucidità linguistica – trombe pazze. Da quel giorno in poi non sono più riuscito ad ascoltare un disco di Ihsahn senza che mi venisse in mente la faccia di Nunzio che continua a ripetere trombe pazze.  Non vi sarà difficile immaginare che questa cosa non è il massimo, visto che i contenuti dei dischi dell’ex ugola degli Emperor vertono solitamente su complicati concept nietzschiani. Laddove After rappresentava il  punto di arrivo del lungo cammino solista di un Ihsahn che, dopo aver scritto le pagine più belle del black metal scandinavo, tornava reduce dalle sperimentazioni con i Peccatum, e da due dischi solisti di tutto rispetto, il successivo Eremita non mi esaltò allo stesso modo. L’album era pieno di ospiti celebri, a partire dall’odiato Devin Townsend, passando per gente che ha militato negli Shining norvegesi, in un marasma collettivo in cui non si capiva più chi suonasse cosa. Le trombe pazze avevano decisamente preso il sopravvento; non mi era piaciuto.

Ad un solo anno di distanza, la creatività di Vegard Tveitan sembra non volersi arrestare, e rieccoci qui a parlare della seconda anticipazione (il mese scorso è stata la volta di Hiber) estratta dal prossimo Das Seelenbrechen, la cui uscita è prevista per il 21 ottobre. Checché ne dica Ihsahn, che ha sottolineato la necessità di cambiare i parametri creativi, era difficilissimo, se non impossibile, spingersi oltre quanto aveva già detto con il trittico di inizio carriera (e qui il teorema degli Ulver ritorna più infallibile che mai)Serve a poco il tono intellettualoide del titolo, derivato dall’ennesima citazione nietzschiana (aridaje), e servono ancora meno i quantomai azzardati paragoni con Diamanda Galas, Scott Walker e nientepopodimeno che John Zorn, oramai utilizzato come aggettivo per definire qualsiasi disco contenga una strombettata. Il pezzo non è neanche male, non ci sono le trombe pazze, ma c’è una chiara intenzione di voler interrompere un discorso e di iniziarne uno nuovo, più semplice, più attento al recupero della forma-canzone. Attendiamo impazienti il ritorno del figliol prodigo.

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