Skip to content

BRUTAL TRUTH – End Time (Relapse)

30 settembre 2011

Piccola premessa: questa rece scotta come l’inferno. Non so neanche se in effetti sia una stroncatura.

Cominciamo così: molti lo fanno, lo faccio pure io: scrivo un “coccodrillo” per il nuovo Brutal Truth, perlomeno fungerà da intro.

«Tornano dopo il loro atteso come-back discografico del 2009 i Brutal Truth, feroce band leader del grindcore capitanata dall’ugola al vetriolo di Kevin Sharp e dal simpatico e sfasciatissimo Dan Lilker, già presente in acts come i primi Anthrax e Nuclear Assault. La loro abilità e tecnica sopraffina ha consentito al quartetto (riformatosi oggidì con Erik Burke alla chitarra) di spaziare nel genere grindcore partendo da solide basi vicine ai Napalm Death di “Harmony Corruption” (molto affini al loro debutto su Earache “Extreme Conditions Demand Extreme Responses”) per giungere alla disorganizzata (e filoindustriale) formula sperimentata prima nel seminale “Need to control” e poi nel definitivo sfasciacarrozze “Sounds of the Animal Kingdom”, col quale inauguravano una stagione di rumorismo grind presto interrotta dal loro split.»

Ecco fatto. La verità è che partivo piuttosto prevenuto non già al primo ascolto del disco, quanto alla prima occhiata alla copertina.

La mia personale vicenda di metallaro mi vede protagonista di un evento che tempo addietro suggellò il mio incontro con i BT e che ebbi la nerdissima premura di scrivere proprio in questo blog, non ricordo come commento a chissà quale articolo.

All’epoca del fattaccio leggevo ancora il cartaceo di MS e quell’anno  i BT appena riformatisi suonavano ad un festival assieme a Meshuggah ed Entombed. La prima linea di MS si occupava di commercializzare e sponsorizzare l’evento bandendo un concorso per i lettori. Io, da nerd compiuto (Rat Man, grindcore e Lucio Fulci) ritaglio il coupon e invio. Passa un po’ di tempo e ricevo una telefonata da un tizio dalla voce calda e dall’accento inconfondibilmente lazziale. Avevo vinto il biglietto. O meglio, andavo al festival, ingresso con carta d’identità dalla cassa accrediti e giù di metal pesante. Io che i BT già li conoscevo ma che avevo ricevuto pochi battesimi di fuoco in fatto di concerti Hc e grindcore, non stavo più nella pelle. 

Morale della favola: una serie di concordanze karmiche una più sfortunata dell’altra mi porta a rinunciare al festival e a passare quella dannata estate in balia dell’accidia che si genera quando credi che con nonscialanza puoi passare dai Carcass agli Smiths senza accusare il benché minimo segno di schizofrenia.

Come premessa all’ingresso nel mondo lisergico e storto dei BT direi che non c’è male anzi, ci siamo proprio.

Ritornando alla copertina: non mi piace. Non credo sia un pessimo biglietto da visita ma quando già un gruppo si riforma e tira fuori un disco ottimo ma tutto sommato di routine come “Evolution Through Revolution” non puoi aspettarti un altro disco dello stesso tenore, non devi, non dai BT. La mia impressione era esattamente quella: copertina fanfarona, disco della madonna ma per nulla paragonabile alle cose fatte in passato, un ennesimo compitino. E le cose non sono cambiate quando il gruppo ha postato la traccia “End Time” sulla propria pagina facebook ufficiale come anteprima del disco. Un pezzo nella media di quelli rilasciati per il loro come back, forse più tendente alla disorganizzazione irrazionale della forma canzone media nel genere (cosa nella quale i BT sono maestri assoluti) ma nulla più.

I soliti stilemi, insomma: basso DRUMMDRUMMMDRUMMMM, chitarra dissonante che non sai da dove pigliare il riff, voce sfatta e urlatissima (la gran voce di Kevin Sharp che finalmente risponde al bisogno di caos, altro che tecniche di growling basso, alto e antani, come aveva già dimostrato nei durissimi Venomous Concept) e soprattutto quella dannata batteria che sembra sia sempre  fuori tempo. Anzi, menzione d’onore per Hoak, forse autore del miglior drumming mai eseguito in un disco dei BT.

Il pezzo non mi aveva preso del tutto, però. Anzi, rincaro la dose, ero quasi convinto che il disco sarebbe stato una mezza delusione tanto per la comune aria di consenso generalizzato e indulgenza che aveva già circondato la reunion dei BT (e che puzzava già tantissimo) quanto per l’effettivo risultato che, sia chiaro, valutato il solo pezzo in anteprima, dà sul serio l’impressione di essere di fronte ad una band che dischi così li registra in mezzo pomeriggio, tra una canna e una passeggiata con la prole nel parco.

fattanza bucolica

Ora che l’ascolto completo del disco in streaming mi permette di dire con molta franchezza che la title track “End Time” è solo un pezzo mediocre nell’economia generale dell’album, posso avere più chiara la prospettiva del tutto.

Laddove il precedente lavoro era caratterizzato da una produzione più confusionaria ma sferragliante (il finto-sporco che fa arricciare il naso ai puristi delle produzioni lo-fi) ora un suono più chiaro aiuta a comprendere il lavoro dei singoli strumenti, per quanto possa servire (ritorno alla questione del folle lavoro di batteria) ma purtroppo questo disco non ce l’ha una “Sugardaddy” o una “Get a therapist…” (figuriamoci una “Choice of a new generation”) e il tutto sa troppo di routine, nonostante ben 23 tracce di pura energia.

Potevano fare di più, potevano realmente provare quella deriva rumoristica che hanno sempre sperimentato e relegato nelle prove parallele agli studio-album. Non dico un disco di sole “Collateral Damage” ma qualcosa che unisse fisiologicamente la disintegrazione psicofisica che portano avanti a partire circa da “Need to Control” con un progetto più realisticamente adatto ai tempi. Dopo un disco pure esaltante ma abbastanza ossequioso sia dei propri personalissimi canoni (invero un poco timoroso), sia delle più reazionarie aspettative dei fan come fu “Evolution…”, insomma, potevano pure evitare di compiacere gli stessi fan.

fattanza urbana

Che poi, a volere essere del tutto onesti, bisogna pur ammettere che la band non ha mai fatto due dischi uguali (forse questo principio viene meno solo in questa occasione) e che, vuoi per il cambio di chitarrista, vuoi per l’esperienza maturata, nessuno si aspettava la veste inedita – si fa per dire – della band sfoggiata un album fa. Ma si fa comunque fatica ad accettare che la ferocia dei BT sia solo un ironico divertissement per padri di famiglia anche se, ad onor del vero, non mancano nel nuovo disco momenti di totale vertigine noise, facciano fede la traccia posta in apertura o quel macello di 15 minuti posto in chiusura. Troppo poco per un gruppo come i BT. Forse l’unica cosa che li mantiene stabili e altissimi nel comune gradimento è la loro personale identità di genere, e con questo intendo la loro capacità di rendere così fisica ed estenuante una prova musicale che solitamente nel metal estremo si accompagna o a rese sonore troppo pulite per essere realistiche o ad un eccesso di tecnica che crea un improbabile distacco da ciò che si sta suonando (e il brutal death è pieno di esempi del tipo).

Almeno da questo punto di vista i BT hanno ancora tanto da insegnare.

Abbonàtovi anche se credo che, messa così, preferirò la spigolosità di “Evolution Through Revolution” ancora per un po’.

Disco in streaming QUI. Presto uno split con i pessimi Agathocles.

P.S.: come se non bastasse il disco precedente aveva una fighissima cover dei Minutemen posta quasi in chiusura (“Bob Dylan wrote propaganda song” presa direttamente dal loro secondo disco “What Makes a Man Start Fires?”, una delle migliori cover mai eseguite dalla band, dritta in posizione vertice nella classifica “migliori cover mai eseguite dai BT più inscimmiati” assieme forse a quelle di Pink Floyd e Butthole Surfers. Anche qui delusione, purtroppo. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: