La mensa di Odino #1

Odino pazientemente seduto a tavola

Cominciamo questa nuova serie di multirecensioni (dopo quella di Ciccio Russo, che ovviamente viaggia su binari diversi per quanto riguarda i generi trattati) con i THE ABSENCE, curioso complessino di Tampa che suona esattamente come i gruppi di death melodico svedese anni ’90, con giusto qualche influsso thrash. Enemy Unbound è il loro terzo disco (dopo From Your Grave e Riders Of The Plague) ma purtroppo io li scopro solo adesso; ed è un peccato, perchè, per quanto siano derivativi, poco originali e addirittura anacronistici, sono come aria fresca per chi è legato a vecchie epoche e vecchi suoni. I The Absence riportano alla mente dischi come Ancient God of Evil degli Unanimated, Penetrations From The Lost World dei Dimension Zero, The Mind’s I dei Dark Tranquillity, i primissimi Soilwork e Arch Enemy, gli Eucharist; qui il tempo si è fermato a quando la chitarra di Jesper Strömblad cesellava i primi capolavori degli In Flames, e la definizione di death melodico rappresentava davvero qualcosa di compiuto. Il disco cala di tensione durante i momenti più thrash, ma i nostalgici di un certo tipo di suono, da tempo scomparso, sapranno accontentarsi: Enemy Unbound è una madeleine di certi pomeriggi invernali in cui Hedon e Stand Ablaze erano il sottofondo migliore per chiudere gli occhi e farsi trasportare con la musica.

Si devia il tiro con gli ALLEGAEON, una specie di tritacarne in cui vengono macinati e rielaborati death americano e svedese, death tecnico stile Human, death/thrash europeo e deathcore americano. Statunitensi, al debutto, gli Allegaeon possono vantare un buon bagaglio tecnico, e forti di questo hanno sviluppato uno stile che ricorda mille cose ma che al contempo vede nella rielaborazione di queste una propria caratteristica. Fragments Of Form And Function si muove però su coordinate troppo moderne per non sembrare alle volte, un semplice collage: le ritmiche spesso robotiche e marziali, unite ad una produzione troppo asciutta, tradiscono la giovane età della band e la sua voglia a volte spasmodica di mettere insieme tante cose diverse. Troppo confusionari oggi, domani chissà.

Si va molto meglio con gli ISTAPP di Jonas Renvaktar (Spawn of Possession), anche loro debuttanti. Svedesi, con Blekinge omaggiano il vecchio black melodico della loro terra (da Dissection, Naglfar, Lord Belial in giù) con parecchie influenze norvegesi specie nei ritornelli, spesso accostabili ai primi dischi di Borknagar ed Vintersorg. Non viking metal comunque; diciamo più un black svedese più melodico del solito, con voce pulita e riffoni epici qua e là. Sono divertenti perchè nelle interviste ripescano il vecchio personaggio del blackster misantropo e stupramadonne, dicono di vivere nei boschi in mezzo alla neve e di passare tutto il tempo ad elogiare gli dei pagani ma in realtà poi fanno musica piuttosto facilona e canticchiabile. Carini comunque i primi pezzi,  specie l’opener Vinterriket, la marziale Koldens Union e la borknagariana I Vantan Pa Den Absoluta Nollpunkten.

Concludiamo indegnamente con Crime Always Pays degli SWASHBUCKLE. Gli Swashbuckle sono simpatici, fanno casino, bevono molto, si vestono come dei pirati e portano i pappagalli finti sul palco. Tutto molto divertente, davvero, ma non sono proprio buoni. Non ci arrivano proprio, non è colpa loro. C’è chi è nato per suonare e c’è chi è nato per zappare. Sono sicuro che la caciara che tirano su sarà da loro giustificata con l’attitudine piratesca, il rum, il grog, la benda sull’occhio e la gamba di legno, ok, ma davvero non si può sentire sta cosa. Sembrano i DRI con la lobotomia, o al limite i Tankard sotto anfetamine. Sarebbero degli ottimi compagni di bevute, e li vedrei benissimo nel prossimo seguito di Road Trip, ma musicalmente non valgono neanche i soldi per la connessione. Passeggiata in bocca ai pescecani per loro, con tutta la simpatia del mondo. (Roberto ‘Trainspotting’ Bargone)

The Absence – Enemy Unbound (Metal Blade)

Allegaeon – Fragments Of Form And Function (Metal Blade)

Istapp – Blekinge (Metal Blade)

Swashbuckle – Crime Always Pays (Nuclear Blast)

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