Avere vent’anni: AUDIOSLAVE – Out of Exile
Come quando incontri un vecchio amico che ha cambiato compagnie, ma la cosa sembra farlo stare bene. Criticarlo sarebbe da infami, specie se i risultati sono dischi come questo.
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Come quando incontri un vecchio amico che ha cambiato compagnie, ma la cosa sembra farlo stare bene. Criticarlo sarebbe da infami, specie se i risultati sono dischi come questo.
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Dopo un capolavoro impossibile da eguagliare, i francesi provarono a rimescolare le carte ed esasperarono la loro anima più cervellotica, ormai un marchio di fabbrica.
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Doveva essere il loro disco barricadero, quello della ritrovata dignità, del ritorno in pompa magna di Wes Borland. E invece andò talmente male che il secondo capitolo manco uscì.
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Uno dei dischi simbolo dell’allora ancora informe e isolata scena thrash tedesca, un manifesto di stile crudo e maligno che definì le regole e l’estetica di un genere.
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Un classico intramontabile di puro heavy metal anni ’80, che fissa le coordinate di un suono che sarebbe poi diventato ancora più complesso ed elegante.
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