Category Archives: Avere vent’anni

Avere vent’anni: MOONSPELL – Sin/Pecado

Questo disco è un capolavoro. Se non siete d’accordo con me siete pregati di andarvene silenziosamente affanculo, compreso il Messicano che, ne sono sicuro, mi sta leggendo con quel suo solito sorrisino stampato in faccia. È talmente un capolavoro che, nonostante l’abbia sentito almeno tremila volte dalla data dell’uscita, ho provato a riascoltarlo cercando di essere il più possibile spietato

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Avere vent’anni: SPIRITUAL BEGGARS – Mantra III

La cosa che più mi fa incazzare degli Spiritual Beggars, è che non hanno mai inciso il loro album definitivo nel periodo in cui ancora suonavano stoner. Mantra III è stato una bella testimonianza della loro crescita, e non a caso è uscito proprio quando Michael Amott si stava divertendo da matti (gli anni dell’ ottimo Stigmata, per intenderci), condividendo con gli ex-compagni

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Avere vent’anni: YNGWIE J. MALMSTEEN – Concerto Suite for Electric Guitar and Orchestra

Concerto Suite for Electric Guitar and Orchestra è, di gran lunga, il disco più immaturo e pacchiano che abbia mai tirato fuori Malmsteen. Ricordo che a vent’anni mi piacque abbastanza (tanto che presi anche il successivo dvd registrato dal vivo con la New Japan Philarmonic Orchestra) ma mai quanto i dischi di Yngwie propriamente elettrici, che ovviamente sono su tutt’altro

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Avere vent’anni: FALKENBACH – …magni blandinn ok megintíri…

…en their medh riki fara… terminava sulle note della divina …into the Ardent Awaited Land… che rappresentava un po’ una manifestazione di intenti rispetto al dove e al come si sarebbe mosso il suono e lo stile di Falkenbach negli anni a venire. Infatti …magni blandinn ok megintíri… riprende precisamente da quell’incedere cadenzato ed epico così tipicamente falkenbachiano (se vogliamo bathoriano) segnando

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Avere vent’anni: dicembre 1997

DIE APOKALYPTISCHEN REITER – Soft and Stronger Marco Belardi: I primi tre album del gruppo tedesco sono fondamentali per comprenderne la rapida evoluzione: qua erano ancora estremamente in debito col black sinfonico, con trame di tastiera che mi ricordavano molto il debut degli ottimi – ma non altrettanto longevi – …and Oceans. Se la prima The Hit ci mostrava ampi accenni dell’estro

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