Avere vent’anni: MUSE – Absolution
Quando i Muse erano talmente grandi da riuscire a fare breccia persino nell’arido cuore dell’arcigno Carrozzi.
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Quando i Muse erano talmente grandi da riuscire a fare breccia persino nell’arido cuore dell’arcigno Carrozzi.
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È tutto perfetto: casting, prove attoriali, la scelta del bianco e nero per alcune sequenze, la sceneggiatura giocata su piani temporali diversi, ormai marchio di fabbrica di Nolan. Un successo meritato ma che non era affatto scontato.
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“Perhaps”, il nuovo pezzo di Axl e soci, ricorda i tempi di Use Your Ilusion e in qualche modo è riuscito a far breccia nel burbero cuore di Carrozzi.
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Il peggior disco del periodo con Angela Gossow alla voce. L’amalgama della band stava già andando a farsi benedire e quella che era sembrata una buona trovata commerciale si sarebbe presto ritorta loro contro come un boomerang di sterco.
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Carrozzi persiste nella visione dei film di supereroi: questa volta, date le sconfortanti premesse, non gli è andata malissimo. La nuova pellicola DC per un’ora regge e diverte, e il tono leggero non infastidisce. Poi crolla tutto.
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