In the Vanishing Echoes of Goodbye, i LABYRINTH non hanno più niente da dimostrare
Una formazione che rende al meglio, un approccio più ragionato e la stabilità mentale dei cinquant’anni. Ascoltarli è sempre un piacere.
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Una formazione che rende al meglio, un approccio più ragionato e la stabilità mentale dei cinquant’anni. Ascoltarli è sempre un piacere.
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Il nuovo album del gruppo guidato da Jesper Strömblad e Mikael Stanne è come il bicchiere d’acqua che ti danno al ristorante. Rinfresca, disseta, il che non è poco, ma nessuno va al ristorante per bere acqua.
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Questa notevole band ellenica, tra i Kamelot meno power e i Dream Theater più faciloni, è riuscita a convincere persino l’arcigno Carrozzi.
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Nonostante i cambi di formazione e i casini assortiti, Peavy Wagner aveva continuato a scrivere grandi dischi. E questo live con Smolski e Terrana ce lo ricorda.
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Uno sconosciuto e già presuntuoso ventenne svedese manda a una rivista per chitarristi un demo su cassetta dove frulla Blackmore e Bach a velocità insensate. Il resto è storia.
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