Avere vent’anni: DREAM THEATER – Octavarium
Alla fine rimane il miglior lavoro di John Petrucci e soci dal 2001 a oggi, sebbene somigli più a una compilation che un album con una sua coerenza interna.
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Alla fine rimane il miglior lavoro di John Petrucci e soci dal 2001 a oggi, sebbene somigli più a una compilation che un album con una sua coerenza interna.
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Dai Beach Boys all’infinito. Un ultimo saluto al più grande genio della storia del pop tra musica, cinema e memorie personali.
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Il collettivo anarco-punk (ma la definizione è riduttiva) olandese non è un gruppo ma l’incarnazione di un’utopia che resiste, tra tour nei deserti africani e collaborazioni impossibili.
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Un album poco celebrato e sottovalutato, schiacciato dai suoi predecessori e dalla reunion degli Iron Maiden, ma che è invecchiato benissimo anche grazie alla prova vocale dello stesso Bruce, mai più replicata.
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Un disco di transizione che segue una pesante crisi coniugale tra i due cofondatori e cerca, un po’ a tentoni, una nuova strada, con risultati alterni.
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