Avere vent’anni: OPETH – Ghost Reveries
Una cruciale opera di transizione per un gruppo che all’epoca viveva un equilibrio instabile, nonostante una fama ormai consolidata.
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Una cruciale opera di transizione per un gruppo che all’epoca viveva un equilibrio instabile, nonostante una fama ormai consolidata.
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Dopo tre pessime trasposizioni del quartetto di supereroi, questo parrebbe essere un nuovo inizio per l’universo Marvel, estremamente classico, forse fin troppo lineare, ma riuscito e divertente.
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Avevamo pensato che The Beggar fosse già stato il disco dell’addio. Gira, per limiti di età, ha comunque dichiarato conclusa la fase “massimalista” del gruppo con questa nuova ascesa sonora verso il nulla.
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Il primo disco in 24 anni della band di Sheffield è anche, a sorpresa, uno dei capitoli migliori della loro discografia, se non uno dei migliori reunion album della storia del rock britannico.
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Un disco cupo, poco coeso, che vira su un prog freddo e moderno. E composto e registrato da Renkse alle spalle di Blackheim. A tratti sembrano i Leprous. Difficile essere oggettivi ma ci proviamo.
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