Un gradito ritorno: JUNIUS – Sotera
Quella del penultimo album dei Junius, ovvero Eternal Rituals for the Accretion of Light, è stata una delle prime recensioni che scrissi per questo prestigioso blog. I Junius erano un gruppetto di Boston che arrivava da un buon disco, Reports from the Threshold of Death (nonostante alla fine di pezzi vincenti avesse giusto i primi quattro sui dieci totali), e che era riuscito a fare da spalla a Katatonia e Alcest nel loro tour europeo di qualche anno prima e a farsi notare. In quell’album riusciva a sistemare alcune criticità, ma personalmente trovai comunque che ci fosse meno sentimento nelle canzoni e nessuna traccia riuscì a entrarmi in testa.
Sotera arriva quasi dieci anni dopo e la prima cosa che ci si potrebbe aspettare è un’interruzione del percorso di crescita della formazione. In realtà, per fortuna, ci si rende conto subito dai primi minuti che il gruppo guidato dal chitarrista e cantante Joseph E. Martinez è rimasto, nel bene e nel male, esattamente dove l’avevamo lasciato. Nel bene perché la proposta è subito riconoscibile e il disco parte alla grande con le prime due tracce, Disciple e The Oracle, abbastanza incisive. Nel male perché tutto sommato anche i difetti sembrano essere rimasti lì (come la voce del cantante che funziona ma che alla lunga stanca) e una proposta stilistica, un post-metal abbastanza canonico, che a tutti gli effetti sembra rimasta a dieci anni fa.
Di meglio rispetto al passato c’è sicuramente una costanza maggiore lungo l’arco dell’album (e/o un posizionamento migliore delle canzoni al suo interno): si trova qualche bel pezzo anche a metà, come Initiatrix, e verso la fine, Serpent, e in chiusura, Scythian. Le partiture ritmiche, così come le melodie, sono decisamente più variegate e si avvicinano alla dinamicità di alcuni mostri sacri del genere (come i Pelican, per esempio) ma anche di altre formazioni meno importanti ma comunque di culto (come i Latitudes).
In generale Sotera è un gradito ritorno, che sembra essere stato perfettamente imbalsamato ed estratto dalla formalina dopo dieci anni. I Junius sono riusciti a migliorarsi, anche se rimane comunque qualche loro tipica idiosincrasia. Certo, se non vi piace il post-metal qui non troverete molto di vostro interesse. Da parte mia, vedremo se queste canzoni riusciranno a entrarmi in testa come le prime quattro tracce di Reports from the Threshold of the Death. Per ora sembrerebbe di no. (Edoardo)
