Gli Einherjer hanno battuto il Brasile
Non so se avete visto la partita tra Norvegia e Brasile ieri sera. Non seguo granché il calcio e come a molti altri questo mondiale mi sta scivolando addosso come una doccia tiepida con 40 gradi all’ombra. Eh ma perché non c’è l’Italia gne gne gne, come afferma il New York Times. Sì, come no. Come sicuramente tanti di voi, ogni tanto qualcosa guardo quando non mi ci addormento davanti, nella speranza di avere una qualche scossa dal torpore indotto dall’afa e dalle fatiche quotidiane. Proviamo col Brasile, magari qualche numero, qualche tiro teso, una veronica. Niente, zero, nazionale irriconoscibile, spersa, sbagliano tutto, sbagliano passaggi, sbagliano conclusioni, sbagliano un rigore. Nel frattempo i norvegesi, che più in la di cosi non sono mai andati, sono ben piazzati, un pochino più solidi. Niente per cui stracciarsi le vesti, presenza fisica, gioco lineare, qualche tentativo, un brivido tagliato dalla bandierina del guardalinee e un vichingo con gli occhi a fessuretta e una riga sopraorbitale dritta che sembra tirata con la squadretta.

Ed è proprio l’osso frontale di Haaland che al settantanovesimo smuove un pochino l’aria, facendo letteralmente volare via il difensore che cerca di ostacolarlo. Notevole anche il quasi autogol che la difesa norvegese piazza al proprio portiere per stoppare l’attaccante involato verso la propria porta, pericolosissima traiettoria a campana che viene respinta con due dita dall’estremo difensore, che a momenti si sfracella la tempia contro il palo. Poi vabbè, un altro gol del suddetto vichingo con tanto di tunnel al difensore e un rigore, finalmente a segno, concesso al novantasettesimo al Brasile e segnato da Neymar, che buca il balletto ridicolo del portiere, sicuramente stanco e scarico di adrenalina, gol che dovrebbe mitigare un’umiliazione cocente e invece non fa che ribadire lo sgomento.

Dunque superiorità manifesta dei Norvegesi? Un Hoot se lo meritano di sicuro, il loro lavoro lo hanno fatto e hanno pure fatto saltare la principessa di Norvegia. Cosi come se lo meritano gli Einherjer con il nuovo Lifeblood, con cui sapranno sicuramente strapparvi un paio di vogate come è d’uso oggi nella curva nordica. Magari per mancata concorrenza, magari perché certe volte è sufficiente tenere la barra dritta e vogare. Non sarà la battaglia col finale spettacolare che si vorrebbe, ma alla fine una vittoria è pur sempre una vittoria. (Maurizio Diaz)
