Avere vent’anni: DISSECTION – Reinkaos
Debutto assoluto per un gruppo di giovani e promettenti musicisti svedesi sulla cui reale identità permane ancora un alone di insondabile mistero. Si sa solo che all’epoca erano molto giovani, e questo giustifica lo stile in massima parte derivativo del disco, che si compone di undici tracce di death metal estremamente melodico sulla scia dei Dark Tranquillity più orecchiabili. Nonostante la giovane età, comunque, i musicisti coinvolti dimostrano di avere una buona tecnica, addirittura eccellente nel caso dell’ignoto chitarrista/cantante, che non solo sciorina riff su riff con inusuale naturalezza, ma possiede anche una superba capacità di intessere trame di chitarra solista che ha davvero poco da invidiare ai suoi colleghi della scena estrema non solo svedese, ma addirittura mondiale.
Il punto forte di Reinkaos sono infatti proprio le partiture di chitarra solista, che rivelano una creatività e un gusto melodico assolutamente fuori dal comune; e a dimostrazione di ciò basterebbe ascoltare la traccia omonima strumentale. Anche un pezzo come Chaosophia, pur essendo nient’altro che un intermezzo di quaranta secondi di chitarra acustica, lascia intravedere ciò che sarebbe potuto accadere in un ipotetico secondo disco, che purtroppo non è mai arrivato, dato che Reinkaos è infatti l’unico parto discografico della formazione. Gli intermezzi acustici fanno comunque parte della tradizione svedese, dagli In Flames agli Unanimated, ma mi sento di dire che le capacità mostrate da questo chitarrista, anche in pochissimi secondi, mettono in ombra moltissimi dei suoi blasonati compatrioti, se non proprio tutti addirittura. Il pezzo migliore è comunque la bellissima Starless Aeon, forse l’unica (insieme a Black Dragon) in cui lo stile della band assume forma compiuta.
C’è poi da fare tutto un discorso a parte per quanto riguarda i testi, che formano un concept ispirato alla dottrina del Tempio della Luce Nera, a cui aderiva il chitarrista. Si tratta di una specie di setta gnostica dai toni apocalittici secondo i cui insegnamenti il Cosmo, ovvero la realtà materiale, non è che un velo creato da un demiurgo malvagio (identificato col Dio biblico) per imprigionare il Caos, che al contrario sarebbe la vera essenza del mondo. Proprio il Caos, inteso come libertà assoluta e assenza di legami spaziotemporali, è ciò a cui si dovrebbe tendere, anche tramite rituali e liturgie specifiche. Nella cosmogonia di questa dottrina trovano spazio, come solitamente accade in casi del genere, varie divinità appartenenti ad antichi pantheon, soprattutto quello mesopotamico, indiano, egizio ed ebraico; nella sua simbologia occulta giocano infatti un ruolo centrale entità come Tiamat, Seth, Kali e ovviamente Satana, viste come incarnazioni del Caos e distruttrici cosmiche. La setta, inizialmente chiamata Ordine Luciferino Misantropico, storicamente si riduceva a tre membri: il suddetto chitarrista, un iraniano trapiantato in Svezia di nome Shahin Khoshnood e la fidanzata di quest’ultimo. Khoshnood, co-autore dei testi di questo disco, è anche l’autore del testo sacro della setta, un grimorio intitolato Liber Azerate.
Detta così, sembra null’altro che l’ennesima pittoresca ideologia gnostico-satanista con cui si baloccano confusi borghesi di età post-puberale che finiscono a suonare black metal per fare le facce cattive. La cosa assume invece un aspetto sinistro se si considera che il chitarrista e Khoshnood sono stati autori di un omicidio, e c’è chi sostiene che il crimine fosse parte di un rituale interno alla setta. Inoltre lo stesso chitarrista, pochi mesi dopo l’uscita di Reinkaos, morirà per un colpo di fucile alla testa; il corpo sarà ritrovato all’interno di un pentacolo, con intorno vari altri simboli occulti e una copia del suddetto Liber Azerate. Gli inquirenti parlarono subito di suicidio, e la versione ufficiale non è mai cambiata.
Quello che ci rimane è Reinkaos, un album che, considerata la giovanissima età e l’inesperienza della band, lasciava ben sperare. Certo, c’è molta ingenuità, ma chissà cos’altro avrebbe potuto lasciarci un musicista con una capacità tecnica e un’inventiva così straordinarie, se fosse sopravvissuto. (barg)



tz tz… ancora non ho avuto il coraggio di riascoltarlo
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All’epoca era politicamente impossibile parlarne bene. Ti scontravi contro un muro, contro il passaggio da black a melodeath.
Sempre trovato gradevole, Maha Kali versione album gran pezzo.
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Reinkaos è il terzo disco dei Dissection.
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si`, il recensore era sarcastico per evitare di far saltare sulla sedia tutti i fan trve ivol che hanno gridato allo scandalo all’epoca, permettendoci di concentrarci sulla musica (che non era affatto male)
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Devo ammettere che mi hai spiazzato, Bargò e trovo geniale il taglio di questo articolo. Complimenti a te.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un’intervista, molto recente, a Ole Öhman. Tra le tante cose interessanti ne dice una un po’ spiazzante, alla maniera del post in oggetto. In sostanza asserisce che i Dissection sono iniziati a diventare veramente famosi durante il tour “Rebirth” che precedeva la pubblicazione di Reinkaos, sino ad assurgere a uno status leggendario gradualmente, negli anni a seguire. E la loro fama non accenna a diminuire, anzi.
Credo che la cosa sia connessa a tre elementi: la sedimentazione del tempo intercorso tra i primi due capolavori e il ritorno; il suicidio di Nodtveidt e lo sdoganamento trasversale che Reinkaos ha consentito alla band.
Quando uscì mi prese un accidente, ho odiato profondamente sto disco al punto da arrivare a pensare che non fosse mai esistito. Non l’ho più ascoltato per lustri.
Poi ci sono tornato su qualche anno fa e mi sono detto: questo è un album di “blackened” heavy metal fondamentalmente. Ed è fatto anche alla grande, cazzo. Al netto dei difetti.
Insomma c’ho fatto pace e lo apprezzo moltissimo attualmente.
P.s. comunque i Dark Tranquillity no, dai. Manco gli In Flames. Per me il disco che gli si avvicina di più stilisticamente è In the Light of Darkness degli Unanimated.
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