Avere vent’anni: NUCLEAR WINTER – Pain, Slavery and Desertion

Ovvero come scrivere di un determinato disco per finire a parlare di tutt’altro. Pain, Slavery and Desertion è l’esordio del gruppo black metal australiano Nuclear Winter: il nome presupporrebbe uno stretto legame con il caro, vecchio e confortevole thrash tedesco, in quanto altro non è che il titolo di una canzone dei Sodom – ovviamente eccezionale, è il pezzo di apertura di Persecution Mania, informazione utile ai più giovani – invece nisba, di thrash nelle loro composizioni non c’è nulla. L’album (che fisicamente esiste solo in CD e cassetta, in vinile ancora nessuno ha pensato di ristamparlo) consta di quindici (!) brani tutti piuttosto brevi, circa quarantacinque minuti di black metal classico, quasi standardizzato se osiamo utilizzare un neologismo così pacchiano. Però rende l’idea: i Nuclear Winter australiani in questo loro debutto suonano un discreto black metal che un po’ anticipa quanto suonato dai DarkThrone negli ultimi anni. Aspettiamoci dunque un black scarno, ridotto all’osso sia per quanto riguarda la struttura della canzone sia per quella di ogni singolo riff: semplice, con poche note ripetute il tanto che basta affinché il brano abbia una durata tale da non sembrare una presa per il culo.

Fonte d’ispirazione primaria è il proto-black di metà/fine anni ’80, inutile che ripeta per la centesima volta i nomi ché tanto oramai li conoscono anche i sassi. Questo sono i Nuclear winter australiani: onesti mestieranti, privi del blasone in grado di fargli vendere paccate di copie e pertanto destinati ad un ruolo marginale… Certo che se si fossero chiamati DarkThrone il discorso sarebbe diverso: vivrebbero di rendita tirando fuori il solito album sciatto ogni due anni o poco meno, giusto in tempo per pagare i contributi, l’IMU, l’IRPEF, le rate della villa in Costa Azzurra, il bollo auto e tutti ‘sti gran cazzi. Non è nemmeno escluso che i maestri si siano ispirati agli alunni (la matrice DarkThrone è palese in ogni pezzo), fino a esaltare la loro indole hardcore punk in una seconda fase di carriera adorata dalla maggior parte del pubblico e trascurata dai vecchi come me che pensano che, dopo Plaguewielder, tutto ciò che abbiano scritto Fenriz e Nocturno Culto sia trascurabile. Oh, questione di gusti.

Il disco dei Nuclear Winter australiani (quelli cattivi)

Avete notato che continuo a specificare “Nuclear Winter australiani”, vero? Arrivo al perché: Pain, Slavery and Desertion lo comprai per sbaglio. Proprio così, per sbaglio. In contemporanea a questo disco in negozio ne arrivò un altro, lo split CD Thy Repentance/Nuclear Winter dal non indifferente titolo Control Shot or Halls of the Red / Ode to War (Apotheosis of Hate) e io, nella mia stratificata ingenuità, pensai che fossero lo stesso gruppo. Allora Metal Archives non era il prodigio che è oggi, quindi se uscivano due dischi di band omonime eri portato a pensare che si parlasse dello stesso progetto. Manco per idea. Gli altri Nuclear Winter erano russi, e suonavano un black metal cupo, glaciale, non distantissimo dal depressive. Dei due pezzi del suddetto split, In the Glare of Nuclear Sun è una catastrofe da quasi 24 minuti che consiglio a chiunque di ascoltare almeno una volta nella vita, se no mi sa che vi state perdendo qualcosa d’importante, così come la mooolto più breve (poco meno di otto minuti) …as the Silvery Tumuli over the Universal Tomb. Entrambi i pezzi contengono influenze ambient, tragicità, decadenza, orrore e miseria tipiche del black metal stagnante nelle gelide steppe orientali di Ekaterinburg, ed è qualitativamente parlando enormemente superiore alle brevi composizioni assai simili l’un l’altra dei ragazzi australiani con i quali hanno avuto il (dis)piacere di condividere il nome nel corso della loro vita attiva di musicisti.

Lo split dei Nuclear Winter russi (quelli buoni)

Ovviamente fui deluso dal disco dei Nuclear Winter down under, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso vista l’eccellenza dei loro omonimi russi. È come quando apri una bottiglia di vino di un produttore che già conosci, sai che i suoi vini sono eccellenti e ti trovi a degustare della sciacquetta perché la bottiglia aperta contiene un prodotto contraffatto… Una mazzata. Però sono cose che non dimentichi e che ti portano a essere prevenuto anche nei confronti della bottiglia migliore che quel produttore ti possa vendere. Siamo esseri umani, viviamo d’istinto e di esperienze: se ne abbiamo una negativa ce la ricordiamo sinché viviamo, siamo molto più propensi a scordare quelle piacevoli. Chissà come mai. Ragionandoci sopra non è nemmeno colpa loro (dei Nuclear Winter australiani, intendo), dato che allo stato attuale si contano almeno dieci gruppi che in qualche momento nel tempo si sono appellati Nuclear Winter.

Dovendo scegliere tra i due neo-ventenni non avrei dubbi: meglio lo split Nuclear Winter/Thy Repentance a Pain Slavery and Desertion, a meno che non andiate pazzi per i nuovi dischi dei DarkThrone, cosa che a quanto pare succede molto più spesso di quanto io riesca a comprendere. È comunque giusto comunicarvi che gli australiani hanno pubblicato un secondo album nel 2017 intitolato Mortem et Interitum, assai simile al disco qui in oggetto, che si trova facilmente a prezzi modici. Anche il debutto non ha prezzi proibitivi, casomai voleste accrescere la vostra collezione di dischi fisici. Gli altri Nuclear Winter, quelli con i controcoglioni, hanno fatto uscire solo due album: lo split sopracitato ed un altro split con i Soulcide, risalente al 2003, prima di dirigersi al cimitero delle occasioni perdute. Un vero peccato. Quei tizi avevano del talento considerevole in mano. Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. (Griffar)

One comment

  • A proposito di omonimia e simili: quando avevo 18 anni ed ero invasato per il metal teutonico, per il mio compleanno alcuni amici mi regalarono un disco dei Rage against the machine, convinti che il gruppo fossero i Rage e il titolo dell’album “Against the machine”. Spiegalo tu a sti cannaioli cocainomani la delusione cocente che si prova nel momento in cui scarti il pacchetto…

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