Pratica guida per orientarsi nella discografia dei VINTERRIKET

Cogliamo l’occasione dell’anniversario di due EP usciti in formato sette pollici vent’anni fa per fare un excursus sulla carriera di Christoph Ziegler aka Vinterriket, ragazzo tedesco successivamente traslocato in Svizzera, uno dei pochi personaggi che, nel proprio gruppo solista, utilizza il moniker personale anche come nome del progetto. Accade di rado: di solito il gruppo ha un nome e chi lo ha creato usa pseudonimi fantasiosi che possono anche variare di album in album, e il motivo perché ciò avvenga è abbastanza misterioso.

Dopo aver iniziato la carriera un paio di anni prima con una demo (Christoph asserisce che il vero anno di nascita dei Vinterriket sia il 1998 ma fino al 2000 non uscì nulla, cosa che sembra incredibile e tra poco vi spiego il perché), il 2001 fu un anno di assestamento nel quale pubblicò “solo” due EP, uno split, un promo e una demo. Nel 2002 ci fu l’esplosione con ben 14 (quattordici) titoli usciti nell’anno solare, tra i quali questi due EP di luglio, Herbstnebel e lo split senza titolo con i Northaunt (gruppo questo abbastanza simile al lato più industrial di Vinterriket, nemmeno preso in considerazione su Metal Archives), usciti entrambi per Neodawn productions in edizione limitata e numerata di 500 copie.

Si noti che la Neodawn productions – ormai defunta – era l’etichetta personale di Ziegler che in sostanza si autoproduceva tutta la musica occupandosi anche della commercializzazione: era una label prezzemolo, qualunque rivista comprassi o qualunque ordine facessi all’estero venivi inondato di volantini delle sue produzioni (praticamente solo dei Vinterriket, quindi, anche se di “famoso” ha prodotto anche i Necroplasma) o ti sorbivi pubblicità a tutta pagina. Inoltre se lo contattavi per comprare i suoi prodotti rispondeva in cinque minuti scarsi, offriva wholesale, prezzi vantaggiosi, bundle di titoli, teneva da parte la merce per quelli che considerava i clienti migliori così da risparmiare sulle spese postali e soprattutto evitare di perdersi qualche pezzo, visto che sovente i titoli erano limitati a pochi/pochissimi esemplari che andavano esauriti in breve tempo. Insomma uno che sapeva come vendere i suoi dischi.

Possedere l’intera discografia dei Vinterriket penso sia impossibile, dato che si parla di oltre settanta titoli usciti prevalentemente nel decennio 2000-2010 (ecco perché dico che se avesse iniziato a scrivere musica nel 1998 l’avrebbe pubblicata al volo… dopodiché si è dato una calmata, appena sei dischi da allora a oggi), senza contare che spesso si finirebbe per acquistare due (o più) volte gli stessi pezzi: ad esempio Nachtfrost 2002 e Das Winterreich, entrambi black metal grezzo tipico del suo modo d’intendere il genere, compaiono sia nello split con i nostrani A Forest (uscito in cassetta poco tempo dopo i due EP sopracitati) sia nello split CD con gli interessanti olandesi Orodruin. Al contempo esistono uno svariato numero di compilation contenenti più volte pezzi già editi in versione originale o riarrangiata.

I Vinterriket sono stati un cult band, non so se lo siano ancora, ma sono stati tra i primi ad unire al black metal rozzo, minimale dunque assai oscuro e perverso sonorità tipiche della dark ambient (non del dungeon synth, occhio), mediante l’utilizzo di sintetizzatori in grado di spaziare dalla musica d’atmosfera alla space music fino alla non-musica, lunghi momenti di soli effetti, rumori, suoni criptici sovente indistinguibili. Tale è il brano nello split con i Northaunt. Invece i due pezzi di Herbstnebel sono più inquadrabili nel filone black metal.

Tutta la musica che Ziegler ha composto in questi venti e più anni di onorata militanza tiene il piede in due scarpe, a volte prevalentemente black metal, in altre occasioni proprio al di fuori dal metal senza che si sia mai potuto avere l’impressione che prediligesse l’una all’altra. Quando ci fu l’esplosione di gruppi come Paysage D’Hyver, Darkspace o anche ColdWorld pure i Vinterriket guadagnarono notevole fama tra i seguaci di questo tipo di black metal, poi a mano a mano che l’interesse è scemato anche loro sono stati ammantati da un significativo strato di oblio. Reggere la cresta dell’onda per vent’anni e più non è semplice, non penso nemmeno sia possibile, la maggior parte della sua produzione post-2010 ha avuto una scarsa risonanza tanto che oramai sono diventati un progetto di nicchia per pochi affezionati. Resta il fatto che il loro posticino nella storia del black metal se lo sono guadagnato e nessuno potrà mai portarglielo via. (Griffar)

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