Avere vent’anni: DREAM EVIL – Dragonslayer

Questa storia inizia grazie al leggendario Fredrik Nordstrom, fondatore degli Studio Fredman di Goteborg, produttore e pluristrumentista, che nella sua vita ha suonato con, tra gli altri, Dark Tranquillity, In Flames, Arch Enemy, Hammerfall, Opeth, Runemagick, Spiritual Beggars e Withering Surface, oltre ad aver prodotto una bella fetta di gruppi svedesi usciti negli ultimi 25 anni. Bene, un signore così impegnato ha senza dubbio bisogno di un po’ di riposo ogni tanto, e quale meta migliore della Grecia, coi suoi ritmi rallentati, l’odore di origano, i gatti randagi obesi, il mare ceruleo, il clima afoso e sonnacchioso, le montagne che torreggiano placide. Un bel cambio di atmosfera per uno che arriva dalla desolata Svezia, no? Ecco, proprio in vacanza in Grecia, precisamente nel 1999, Nordstrom incontra un chitarrista adolescente particolarmente dotato e propositivo che prende a parlargli di tutte le sue idee e dei progetti che gli piacerebbe poter mettere in piedi. Nordstrom intuisce in lui un prospetto promettente e lo prende sotto la sua ala. Ci aveva visto giusto, perché quel ragazzino era Kostantinos Karamitroudis, che col nome di Gus G sarebbe riuscito a scalare tutti i gradini dell’heavy metal fino ad arrivare, dieci anni più tardi, a sostituire Zakk Wylde al fianco di Ozzy Osbourne.

Con Nordstrom al suo fianco Gus G inizia a fondare vari progetti musicali, quasi tutti tendenti al power metal. Nel 2002 arriva il debutto dei Dream Evil, gruppo a cui parteciperà pure il produttore svedese nelle vesti di tastierista e chitarrista ritmico, anche dopo l’abbandono del compare ellenico.

E Dragonslayer fu un fulmine a ciel sereno. Non ricordo esattamente tutti i dischi usciti nell’anno 2002, ma in ogni caso fu uno dei dischi power migliori dell’anno. Riesce in qualche modo inspiegabile ad essere fresco nonostante si cimenti in un genere che all’epoca aveva già abbondantemente sparato tutte le cartucce che si potessero sparare. Purtroppo di dischi così non ne fanno più, mannaggia. Dovrebbe essere una specie di concept su alcuni tizi che vanno a uccidere un drago, ma – se non ricordo male – solo la scaletta dell’edizione giapponese segue cronologicamente gli eventi, mentre i pezzi dell’edizione occidentale sono piazzati alla rinfusa.

Dragonslayer parte col botto, con la chitarra di Gus G che apre Chasing the Dragon così, senza chiedere permesso, e poi prosegue con la spettacolare In Flames you Burn e il suo ritornellone da antologia. È sorprendentemente tutto bello e anche abbastanza variegato, considerando il genere: The Prophecy sembra uscita da Legacy of Kings degli Hammerfall, Heavy Metal in the Night è una bordata rockeggiante da stadio (la prima di una lunga serie nella discografia di Gus G), Heavy Metal Jesus è stradaiola e ottantiana, e così via. Su dieci pezzi effettivi l’unico bruttino è la ballata, in pratica. Ma soprattutto questo è il disco che contiene The Chosen Ones, stilisticamente non in linea con il resto della scaletta ma che da sola giustifica l’intera esistenza dei Dream Evil.

I ritmi sono per la maggior parte non troppo veloci, quindi non vi aspettate il classico disco power metal di vent’anni fa con la doppia cassa a frullatore e il cantante castrato: a risaltare sono soprattutto gli strumenti, con l’ovvia prevalenza data alla chitarra solista, comunque mai invadente. Un plauso va elevato anche a Niklas Isfeldt, cantante uscito fuori dal nulla, che impreziosisce l’album col suo timbro caldo e personale. Dragonslayer avrebbe meritato di più, ma purtroppo ha avuto la sfortuna di uscire in coda a un’ubriacatura power che aveva esaurito la pazienza del pubblico. E poi oh, The Chosen Ones, stiamo scherzando. Da riscoprire assolutamente, non solo per gli amanti di power metal. Grazie per il tuo fiuto, Fredrik, e grazie anche alla Grecia, apice assoluto della civiltà occidentale e fucina inesauribile di talenti veri. (barg)

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